1- IN UN VECCHIO PALCO DELLA SCALA, IL DIVINO QUIRINO CONTI STRABUZZA GLI OCCHI DAVANTI AL SOLITO SPETTACOLO D’ANNATA, TALE E QUALE, PSEUDO-PROVOCATORIO, CON UN BERLUSCONISSIMO NUDO DI FICA IN SCENA, PRESENZIATO DA UN VASTISSIMO GERONTOCOMIO DI LOBBY BEN CONGEGNATE TRA LORO, TUTTO UN SOLLUCHERO DI APPREZZAMENTI PILOTATI DA QUELL’ABITUALE, INDEFESSO E ISTITUZIONALIZZATO PLOTONE DI ANZIANI-MODERNISSIMI DI SEMPRE. CHE, TERRORIZZATI ALL’IDEA DI PERDERE ANCHE SOLO UN MILLIMETRO DEL PROPRIO VANTAGGIOSISSIMO PRESENZIALISMO, SONO PRONTI A GIURARE CHE LA VECCHIA ‘’MERDE D’ARTISTE’’ È ANCORA MOLTO MA MOLTO MEGLIO E DI PIÙ DI QUALUNQUE ALTRA COSA AL MONDO: PUR DI ESSERCI, O DI ILLUDERSI DI ESSERE ANCORA IN VITA 2- BENVENUTI AL SOTTO-SCALA, CENTRO ANZIANI DEL TEATRO COOPERATIVA DI NIGUARDA, NELL’ESTREMO BORDO NORD DI MILANO. SEDUTI DAVANTI AL TIVUCOLOR A GODERSI ANCHE LORO LA GRANDE LIRICA DI MOZART. QUI, LA “SOBRIA ELEGANZA” DEI PASSERA E DELLE FORNERO NON E’ STATA SCOPERTA SOLO DA QUINDICI GIORNI MA DA UNA VITA...

Foto di Umberto Pizzi alla prima della Scala

1- IN UN VECCHIO PALCO DELLA SCALA

Quirino Conti per Dagospia

 

Valentino Bompiani raccontava di aver pubblicato il Mein Kampf su insistente richiesta di un professore ebreo: bisognava infatti conoscerlo quel libro, era indispensabile si venisse a sapere di cosa erano fatte quelle pagine.

Egualmente, una serata come quella di ieri alla Scala meriterebbe d’essere conosciuta da tutti; anzi, approfondita e studiata. Specialmente nelle reazioni di un osservatorio di anno in anno identico, immutabile e sovrapponibile.

E mentre sul palco si continuava con il solito spettacolo d’annata, tale e quale, pseudo-provocatorio – in sottoveste e soprabito – e di lettura – Dio ci scampi la scena! –, come nel buon vecchio teatro ideologico anni sessanta, dalla platea era tutto un solluchero di apprezzamenti: pilotati da quell’abituale, indefesso e istituzionalizzato plotone di anziani-modernissimi di sempre.

CORRADO PASSERA SUPERSTAR CON MOGLI

Che, terrorizzati all’idea di perdere anche solo un millimetro del proprio vantaggiosissimo presenzialismo, sono pronti a giurare che la vecchia Merde d’artiste è ancora molto ma molto meglio e di più di qualunque altra cosa al mondo: pur di esserci, o di illudersi di esserci.

Perché questo è il tempo: un vastissimo gerontocomio di lobby ben congegnate tra loro; che dopo aver circuito una platea di semigiovani inermi e senza alcun potere con un’approvazione forzata e senza via d’uscita a 10 euro a poltrona, non intende altra verità che quella con la quale si rimpannuccia al caldo dei propri vantaggi consolidati. ECO-PIZZI ALLA SCALACORRADO PASSERA SUPERSTAR CON MOGLI

 

E guai a non essere d’accordo: si è subito tra “i soliti”. Poiché non c’è scampo a questo ennesimo entusiasmo. Per chi – un don Giovanni simile a un piccione ripieno – sul finale, dal palco, se la ride fumando: ma non tanto per quei comprimari condannati dalla regia a sprofondare tutti nella fossa, quanto piuttosto per una città e un pubblico che sembrano non voler intendere che quella modernità, quella e null’altro: anche se vecchia di almeno cent’anni, con le sue trite trovate e i suoi Leporelli in salopette. NAPOLITANO PISAPIA PISAPIA E COMPAGNA

 

Continuando a invadere, comme d’habitude, platea e palchi fino al palco reale, e a provocare un corpo che da tempo è già bello e mummificato. E meno male che si era collegati con due carceri…: chissà la soddisfazione di quei reclusi alla vista del fiocco immacolato di Formigoni. E nel sentirsi così di tendenza per un allestimento tanto simile ai loro fondali abituali.

2- BENVENUTI NEL SOTTO-SCALA DEL CENTRO ANZIANI DI NIGUARDA CONTESTAZIONE ALLA SCALACONTESTAZIONE ALLA SCALA

Francesco Bonazzi per il Secolo XIX

La più omaggiata, quando entra al braccio della Teresina Pelz avvolta in un lungo cappotto blu sormontato da una piccola spilla argentata a forma di quadrifoglio, è nettamente la signora Olga. Alta, bel portamento, scarpe comode, occhialini d'oro e acconciatura candida, la signora Olga alla prima del "Don Giovanni" ha piazzato ben 28 melomani del Centro anziani di via Grivola. Quindici al maxi-schermo del centro commerciale Affori e tredici qui, al Teatro della Cooperativa di Niguarda.

Lei e la Teresina hanno un diavolo per capello per via della manovra del governo Monti sulle pensioni, ma hanno sfidato il cielo color del muco, e il ventiquattresimo giorno consecutivo di sforamento dei limiti per le polveri sottili, al solo scopo di godersi anche loro la grande lirica nell'estremo bordo Nord di Milano. Ancora mezzo chilometro di nebbia e ci sarebbe Bresso e poi, volendo, anche Cormano e Cusano Milanino. Ma questa sera il non-luogo è giù in centro alla Scala, per i 189 esponenti del famoso ceto medio che hanno occupato ogni singola poltroncina di questo teatro di periferia.

Il non-luogo di via Manzoni appare in diretta via satellite alle sei precise della sera, quando nella sala dove di solito impazza il teatro impegnato di Renato Sarti si spengono le luci. Sul palcoscenico la professoressa di flauto del Franco Vittadini di di Pavia, Paola Fre, ha appena finito di spiegare a una platea attentissima Mozart e i suoi rapporti con Milano, quando deve lasciare il posto alla diretta tv.

Sul maxi-schermo scorrono le prime attese immagini di Rai5 e l'intera sala scoppia a ridere. Falso allarme: l'opera non era ancora cominciata. E' solo la pubblicità di una nota marca di orologi di lusso che finisce per "x" e sponsorizza la prima della Scala in questa nuova era della Sobrietà di governo. Segue lo spot di una berlina tedesca da 50 mila euro, almeno.

Dietro, in sala macchine, una mano bolscevica toglie immediatamente il volume agli spot. Qui, dove a occhio attenzione ai consumi, laboriosità e basso profilo non sono stati scoperti solo da quindici giorni, non è detto che tutti si facciano impressionare da quella prima che domani verrà propagandata come un esempio di "sobria eleganza".

Il volume torna al momento dell'inno nazionale, con tanto di inquadratura della televisione di Stato sul palco reale che quest'anno, a fianco di Giorgio e Clio Napolitano, ospita un po' a sorpresa Mario Monti e consorte."Peccato non vedere Berlusca, più signorina da nominare, al Don Giovanni", fa notare la signora Tiziana.

Alla Cooperativa di Niguarda, tutti impassibili di fronte a inno e autorità varie, di Loggia e di Loggione. Si alza in piedi per l'inno solo il settantenne Giovanni Poletti, che qui è noto come "il presidente". "Io sono fedele nei secoli come l'arma dei carabinieri", spiegava poco prima nel foyer, davanti alla macchinetta spara-bibite: "Pci, viaggi in Russia, poi Bolognina, Pds e anche ‘sto partito qui e ora la manovra lacrime e sangue".

Poletti è il presidente della Cooperativa Abitare, ex "Edificatrice Niguarda", con i suoi 8.300 soci, 2.700 appartamenti e 70 milioni di prestiti dei soci. "Lo sa che le banche sono talmente a corto di liquidità che se gli do' cinque milioni me ne prestano dieci?", dice tutto fiero, dopo averci fatto notare che qui la Cooperativa assiste anche 480 anziani e gestisce quattro centri culturali oltre al teatro. Ma l'Ici e la Chiesa? "Lasciamo perdere", dice Poletti.

Chi non lascia perdere sono le cinque signore che commentano l'innalzamento dell'età per andare in pensione. I mariti "sono a casa a vedere la Champions", quella strana coppa con le orecchie che secondo alcuni somiglierebbe al ministro Franco Giarda, ma loro, tra primo e secondo atto, si prendono in giro l'un l'altra su chi tra vent'anni si romperà per prima il femore sul luogo di lavoro.

Teresina Pelz, del Centro anziani, è "contenta che non ci sia più Berlusconi al governo", ma deve sentirsi un po' come la Donna Elvira abbandonata da don Giovanni: "Sono arrivata da Trento a Milano a 15 anni e ho lavorato in nero come cameriera per sette anni; così sono andata in pensione con soli 37 anni di contributi". E quanto prende? "Milleduecento e trentadue: hanno fregato anche me con il blocco della contingenza, ma io mi chiedo se i miei figli ce l'avranno una pensione". Vicino a lei, la signora Olga non vuol parlare di politica e confessa che, anche se melomane, non è mai stata alla Scala: "Sono andata a teatro solo a vedere Nureyev".

Nell'intervallo, il commerciante in pensione Alberto Frignani racconta che è venuto qui "da Milano perché ho gli amici di Monza e volevo vedere la prima con loro". Si professa elettore del centrosinistra e fa esercizio di realismo: "Lo so che non c'è la patrimoniale, ma Berlusconi non gliela faceva fare. Quando poi vinciamo le elezioni, se mai...". Vicino, tre ragazze con la passione di Mozart si scambiano mandarini e mangiano cibo portato da casa. La più esperta spiega che "nel Settecento, era normale portarsi da mangiare a teatro". Alla fine, Monti o non Monti, vanno via tutto contenti.

 

 

 

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