LA FINANZA È UN’INVENZIONE ITALIANA (POI CE L’HANNO SCIPPATA) – IL GIORNALISTA ALESSANDRO MARZO MAGNO: “INIZIALMENTE ERA LEGATA AI PAPI, CHE AVEVANO BISOGNO DI BANCHIERI CAPACI DI VALUTARE E DI CONVERTIRE IN DENARO LE DECIME: C'ERA DI TUTTO, DALLE ZANNE DI NARVALO DALL'ISLANDA ALL'INCENSO DELLA PENISOLA ARABICA. I PRIMI BANCHIERI NASCONO A ROMA, MA POI LE ISTITUZIONI FINANZIARIE TROVANO SVILUPPO IN TOSCANA” – IL MICROCREDITO DEI “LOMBARDI” (A CUI SONO ANCORA DEDICATE STRADE IN TUTTO IL MONDO), I GENOVESI CHE CREANO LA PRIMA “CRIPTOVALUTA” E LA FINE DEL DOMINIO ITALICO: “HA PERSO TERRENO QUANDO L'ECONOMIA MONDIALE SI È SPOSTATA DAL MEDITERRANEO AGLI OCEANI. E COSÌ LA FINANZA È ARRIVATA NELLE FIANDRE, E DA LÌ POI A LONDRA…”
LE CRIPTOVALUTE? LE HANNO INVENTATE I GENOVESI NEL SEICENTO – LO SCUDO DI MARCO, DETTO ANCHE SCUDO DI FIERA, ERA UNA MONETA DI CONTO, CIOÈ VIRTUALE, BASATA SULLE PIÙ PRESTIGIOSE DIVISE AUREE REALI E GARANTITA DALLA COMUNITÀ DEGLI UTENTI, OVVERO I MERCANTI CHE SI RITROVAVANO NELLE FIERE RIUNITE OGNI TRE MESI A PIACENZA. DUE CARATTERISTICHE CHE CONTRADDISTINGUONO ANCHE IL BITCOIN E SIMILI – LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN OGGI GARANTISCE LE TRANSAZIONI? ALLORA ERANO I MERCANTI A FARLO, TRAMITE UN GRUPPO DI “SAPIENTI” LA CUI COMPETENZA ERA ACCETTATA DA TUTTI GLI ALTRI
ALESSANDRO MARZO MAGNO - LINVENZIONE DEI SOLDI
ALESSANDRO MARZO MAGNO - LE CRIPTOVALUTE LE ABBIAMO INVENTATE NOI
Estratto dell’articolo di Rosaria Amato per “il Venerdì di Repubblica”
Si chiamava "scudo di marco" o anche "scudo di fiera", era uno strumento di pagamento inventato dai genovesi per le fiere. Una valuta privata, «garantita dalla comunità degli utenti, ovvero dai mercanti».
In altre parole, una criptovaluta, forse la prima della storia, spiega Alessandro Marzo Magno, giornalista e scrittore veneziano, nella nuova edizione del saggio L'invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano (Laterza).
[…] Come ha scoperto che noi italiani, oltre ad aver inventato già nel Medioevo la finanza, le banche e le assicurazioni, siamo persino arrivati prima di Satoshi Nakamoto, ritenuto il padre del bitcoin?
«L'idea è nata da una chiacchierata con Luciano Pezzolo, uno storico dell'economia, che mi ha spiegato il funzionamento dello scudo di marco, una valuta virtuale privata che è regolata da una comunità, l'equivalente della blockchain.
Ragionandoci sopra, le similitudini con il bitcoin sono tante, naturalmente quello che cambia è la tecnologia. E poi mi ha aiutato mio figlio, che quando ho pubblicato la prima edizione era un ragazzino di quindici anni e adesso invece lavora nella finanza a Londra».
A proposito di Londra, perché, se abbiamo inventato tutto noi, persino le criptovalute, abbiamo poi perso il nostro primato e la finanza si è trasferita nel Regno Unito?
«Perché l'Italia, che all'epoca del Rinascimento era l'ombelico del mondo per le arti, la letteratura e la stessa finanza, una realtà di cui noi stessi non sempre ci rendiamo conto, ha perso piano piano terreno quando l'economia mondiale si è spostata dal Mediterraneo agli oceani. E così la finanza è arrivata nelle Fiandre, e da lì poi a Londra».
Tutta colpa di Cristoforo Colombo e della scoperta dell'America…
«In realtà, in un primo momento la scoperta dell'America ha valorizzato Genova. I genovesi, sconfitti dai veneziani, erano diventati i banchieri dei re di Spagna, e questo li ha favoriti, per un certo periodo: si diceva che tutto l'argento americano passasse per Genova».
L'argento, che per un certo periodo storico, come lei racconta, valeva ben più dell'oro.
«Il valore che attribuiamo ai metalli preziosi è tutto simbolico. È vero che l'oro è più raro dell'argento, ma il rapporto tra i due metalli è variato nel corso della storia. Anche in Cina l'argento era considerato più prezioso».
Dalle sue pagine emerge almeno un'altra invenzione finanziaria italiana: quella del microcredito, i piccoli prestiti che le abbazie facevano ai contadini "non bancabili". Molto tempo dopo l'economista Muhammad Yunus ha avuto il Nobel per aver inventato questo sistema, a vantaggio soprattutto delle imprenditrici donne.
«Non c'erano solo le abbazie: anche il prestito su pegno è una forma di microcredito, e lo hanno inventato gli italiani, i cosiddetti "lombardi", che in realtà erano piacentini o piemontesi, e prestavano piccole somme ai contadini e agli artigiani.
Ritratto di Cristoforo Colombo
In pegno ricevevano oggetti di non grande valore, per esempio la biancheria di casa. I grandi banchieri, come i toscani, i genovesi e i veneziani, prestavano molto a pochi. I lombardi prestavano poco a molti».
E infatti dei lombardi si conserva ancora il ricordo nei nomi delle strade nelle grandi capitali.
«Rue des Lombards a Parigi, Lombard Street a Londra».
C'è una Lombard Street anche a San Francisco. Ma perché la finanza è nata proprio in Italia?
«Inizialmente la finanza era legata ai papi, che avevano bisogno di banchieri capaci di valutare e di convertire in denaro le decime: c'era di tutto, dalle zanne di narvalo che arrivavano dall'Islanda all'incenso della penisola arabica, inviato dai cristiani copti.
Infatti i primi banchieri nascono a Roma, ma poi le istituzioni finanziarie trovano un maggiore sviluppo in Toscana».
Nel suo libro vengono descritte scene molto truculente, punizioni terribili per i truffatori: persone costrette a camminare per le città con le mani mozzate appese al collo, prima di essere giustiziate.
«Non era ancora nato Cesare Beccaria, c'era un tasso di violenza per noi inimmaginabile, le esecuzioni venivano spettacolarizzate. Aspetto, questo, che si è mantenuto fino a cento anni fa: è passato da poco l'anniversario delle esecuzioni di Cesare Battisti e Fabio Filzi a Trento.
Gli austriaci avevano persino stampato cartoline con il boia che sorrideva dietro ai loro cadaveri. E del resto anche oggi non c'è gente che usa espressioni del tipo "meritano la pena di morte", oppure "bisogna rinchiuderli e buttar via la chiave"? Io non ci vedo molta differenza».
A proposito di corsi e ricorsi storici, lei descrive un colossale fallimento bancario a Venezia che assomiglia molto al crac delle banche venete di qualche anno fa, con i correntisti di peso che riescono a recuperare i loro depositi, mentre tutti gli altri vengono travolti dal disastro.
«L'aspetto sorprendente dello studio della storia della finanza è infatti che è tutto già visto, dalle crisi finanziarie alle bolle, alle truffe». […]
BANCHIERI MEDIOEVO
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