checco zalone da fazio

ZALONE FA PAURA ALLA SINISTRA (DA SALOTTO) - MANCUSO: “SERVIVA CHECCO PER SVELARE IL SEGRETO DI FABIO FAZIO E PER CONSEGNARE AGLI ANNALI L’IMITAZIONE DI GRAMELLINI" - AL PRODUTTORE VALSECCHI, CHE HA APPENA PUBBLICATO DA MONDADORI, SPARA LA MEJO BATTUTA: "MA TU, IL TUO LIBRO, L'HAI MAI LETTO?"

Mariarosa Mancuso per “Il Foglio”

checco zalone da fazio  checco zalone da fazio

 

Serviva Checco Zalone per svelare il segreto di Fabio Fazio (ditelo voi agli scrittori che cercano invano di sedersi sulla poltroncina, l' unica che fa vendere i libri, noi non abbiamo cuore). L' ospite viene invitato per far crescere l' audience: così funziona "Che tempo che fa", e così funzionano i consimili programmi di interviste.

 

Brevettati, per giunta, come format. Non servono per far conoscere qualcosa che il conduttore ritiene meritevole, come in "diamo una chance a questo libro o a questo film, me lo posso permettere, il mio pubblico mi segue". Servono perché l' ospite faccia alzare l' audience portando il suo, di pubblico. E se voi non l' avete, il pubblico - come del resto si conviene a uno scrittore - siete fuori dal giro.
 

quo vado spot tv ufficiali del nuovo film di checco zalonequo vado spot tv ufficiali del nuovo film di checco zalone

"Quanti milioni fai d' ascolto? Quattro? E io te ne porto altri quattro", calcola Checco Zalone. Fazio non può che abbozzare. Abbozzerà per l' intero siparietto, indeciso su che faccia fare. E' chiaro che siamo fuori target, rispetto alla classica platea di indignados e al fan club di Luciana Littizzetto, e anzi il pubblico già si sta chiedendo se non ha sbagliato canale o programma.

 

Fino a qualche minuto prima la categoria "spettatori dei film di Checco Zalone" era il peggio del peggio, nella scala dell' accettabilità culturale. E ora eccolo lì, stessa poltroncina dove si era seduto Varoufakis.
 

"quo vado?", zalone 4

Ha voglia il ministro Dario Franceschini a dire che la sinistra non deve aver paura di Checco Zalone. La fifa resta (e la condivide pure Franceschini, che celebrò gli incassi di "Sole a catinelle" - una mano santa per il cinema italiano - ma negò al comico e al suo regista Gennaro Nunziante il salotto buono dei David di Donatello: se incassa non è arte, lo sanno anche i bambini).

 

Fabio Fazio abbozza e riabbozza, poi arriva il brivido vero. Il nostro molla la poltroncina, chiede uno sgabello e imita Massimo Gramellini, con traduzione simultanea per gli spettatori di Mediaset ("letizia" tradotto con "figa" resterà negli annali). Massimo Gramellini, ovverosia il conduttore aggiunto, o il primo tra gli ospiti, fate voi. Non Fabio Fazio il conduttore capo: e anche da quelle parti deve pur essere giunta voce che l' imitazione è l' omaggio supremo.
 

Prima di andare da Fabio Fazio, Luca Medici in arte Checco Zalone si aggira in un albergo all' estrema periferia milanese, del tipo che uno guarda l' edificio e pensa: bel posto per una convention di venditori di aspirapolvere. Scopriamo che l' hotel si trova vicinissimo allo studio di registrazione, sospiro di sollievo. Dichiarò una volta il produttore Pietro Valsecchi che il nostro - pur avendo raggiunto "l' acne del successo" - rimane un ragazzo semplice e non pretende l' autista.
 

Però un motel con vista sulla tangenziale sembrava troppo anche per tanta modestia.
Parte, dal cellulare, "La prima Repubblica non si scorda mai", ispirata da "Un albero di trenta piani" di Adriano Celentano (era il 1972, già sfornava album intitolati "I mali del secolo", nel brano si parlava di smog come in questi giorni a Milano, forse possiamo dormire sonni tranquilli).

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Al Molleggiato è stata inviata per approvazione: "Gli ho scritto una mail, ancora non mi ha risposto", racconta Zalone, "ma forse Celentano neanche le sa aprire, le mail".
 

O forse è troppo occupato a sistemare il mondo, che in 40 anni non sembra essere peggiorato granché, per godersi il paradiso pensionistico -sociale inchiodato da Zalone alle proprie responsabilità: "I quarantenni pensionati danzavano, i sordomuti cantavano", in un mondo meraviglioso con "i cosmetici mutuabili, le verande condonabili, i castelli a equo canone", e invece del precariato "il concorso per allievo maresciallo, seimila posti a Mazara Del Vallo".

 

Coretti e recitativo, perfetti. 50 secondi della canzone saranno in "Quo vado?", uscita il primo gennaio: "Bastano, di più ammazzano il film", garantisce Zalone (e peggio per noi che volevamo imparare a memoria tutte le parole).
 

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"Celentano è il mio mito, da quando avevo sette anni. Stavo ore allo specchio cercando di imitarlo e non ci sono ancora riuscito del tutto, qualcosa mi sfugge. Mi piace anche quando spara cazzate, se ami qualcuno gli perdoni anche i difetti. Mi hanno detto che abita in una villa superprotetta, solo pochi eletti sono invitati a casa sua". (La presente, si intuisce, vale anche come domanda per coronare un sogno infantile).
 

"Mi è venuta l' idea durante una cena, c' era Stefano Bollani di cui sono fan accanito, avevo solo il ritornello e gliel' ho fatto sentire. Tutta ancora no, temo il suo giudizio molto più di quello di Celentano".
 

"Quo vado?" - il punto di domanda c' è - segna la fine dei titoli da previsioni del tempo: "Cado dalle nubi", "Che bella giornata", appunto "Sole a catinelle". "Restavano la nebbia e la giornata uggiosa, bisognava cambiare. Un titolo corto, anche se già il gommista sotto casa mi ha chiesto 'Che vuol dire?', quindi mi sono un po' agitato... però suona bene".
 

checco zalone da massimo giletti  1checco zalone da massimo giletti 1

Per la prima volta un film fuori dall' Italia?
"Esperienza bellissima, il solo fatto di non vedere la solita masseria pugliese di tutte le commedie mi rincuora. Per gli americani l' Italia è il rustico in Toscana, per gli italiani la masseria nel Salento".
 

(Si avvicina intanto un cameriere, e spiega che lui la musica - uno di quei motivetti da hall alberghiera che urtano i nervi e rendono inascoltabile la registrazione - non la può abbassare. Bisogna andare in un altro locale e questo lo può fare solo il suo collega che tra poco arriverà: la Prima Repubblica non si scorda mai, e forse non è neppure finita del tutto, finirà prima l' intervista).
 

 

Su al nord, a Bergen, Norvegia. "Uno dice il luogo comune, era peggio. Non un clacson in un mese e mezzo, non una macchina sopra i sessanta all' ora, le facce non erano malinconiche, proprio tristi.

 

checco zalonechecco zalone

Abbiamo girato una scena rubata, senza avvisare, ero fermo al semaforo, si è formata la coda fino a Oslo, non si è sentito un clacson in 4 ore. Bestemmiavano i tecnici, ai 90 euro per pizza e birra, abbiamo rischiato la sommossa".

 

Dal venditore di aspirapolvere all' impiegato con il posto fisso: "Sì, è un prequel. La massima ambizione per i miei era il posto sicuro, una passione più forte dell' amore. Il protagonista un po' mi spaventa, rimane arido per quasi tutto il film, al settantesimo minuto arriva il colpo di scena... un gesto che non si aspetta nessuno, e sono sicuro che a non tutti piacerà" (mentre cerchiamo di evitare lo spoiler, Zalone tra i cattivi che storceranno il naso piazza con sicurezza il Foglio e il Fatto quotidiano).
Insiste: "Un gesto di grande umanità, addirittura qualcuno si è commosso... mi spaventa tantissimo, ma secondo me fa incassare tanto".

 

"quo vado?", zalone renzi lt

Gli incassi, appunto, vale ancora la condanna "Se facciamo trenta milioni parleranno di insuccesso?". "Vale, stavolta sarà un insuccesso se ne facciamo cinquanta" ("Sole a catinelle" ne ha incassati quasi 52). "Non sono preoccupato per il film, che ormai è finito, e se piace piace e se è una cagata, vabbè, è una cagata". L' ansia è da promozione: "Ma come, non ti fai vedere mai, e ora che esce il tuo film vai dappertutto? Se io fossi il pubblico mi terrei sul cazzo".

 

Fa eccezione Maria De Filippi, da cui è andato fuori promozione, con un magnifico Jep Gambardella: "Le dovevo un favore, dovevo andare a 'Italia' s Got Talent' ma quel giorno non me la sentivo, quindi l' ho chiamata. Silenzio all' altra parte, poi 'quando ti passa la depressione vieni' (imita la voce). E poi mi ha pagato, pure bene".
La signorilità non è da tutti, Zalone ricorda certi conduttori - non ne faremo il nome, e garantiamo che non si tratta di Fabio Fazio - come un incubo: "Ci siamo visti prima della trasmissione, per la scaletta, ha parlato solo di sé e di quel che ha fatto e delle sue trasmissioni".

"quo vado?", zalone 4

 

Tra un film e l' altro? "E' la cosa più bella di chi fa questo mestiere con successo, l' ozio proprio... per un anno e mezzo, stai a casa, ti fai crescere la barba, neanche in palestra sono riuscito ad andare".

 

C' è una figlia da far giocare: "La bambina comincia a capire, la prima volta era stranita guardando la mia immagine in tv, adesso non gliene frega un cazzo".

 

La celebrità ha i suoi svantaggi: "Doveva essere il video più importante della mia vita, mia figlia appena nata, ma non ce l' ho. Avevo dato il telefonino all' infermiera, per farmi riprendere quando la lavavo... ha ripreso solo le mie lacrime e mai la bambina" (e mentre racconta, un' altra lacrima sta per scendere dagli occhi del raggiante papà).

 

Poi però il momento di lavorare con Gennaro Nunziante, co -sceneggiatore e regista, arriva: "Io e Gennaro ce ne andiamo da Bari, checché lui ne dica dobbiamo stare lontani dalle famiglie. Quindici giorni di depressione in cui ci siamo guardati in faccia, senza nessuna idea.

 

Poi abbiamo visto in televisione un ricercatore che sparava agli orsi - non è uno scherzo, è un centro di ricerca internazionale al Polo nord, gli orsi sono più degli scienziati di Adriano Sofri - e abbiamo immaginato un impiegato in mobilità a cui tocca l' incombenza. Prima di arrivare lì lo mandano - mi mandano, nel film lavoro all' ufficio Caccia e Pesca, esiste davvero, ora si arrabbieranno - in Val di Susa a consegnare i decreti di esproprio.

 

Poi a Lampedusa, poi a Nuoro dove mi fanno il mobbing. Per uno così l' idea di essere pagato per non fare niente è un premio, quindi chiamo il sindacalista e dico che mi stanno facendo questo trattamento di favore... una cosa bellissima".

 

Tutto scritto o si improvvisa? "Quando si va sul set il trenta per cento cambia. Improvvisi la battuta - e sono quelle che fanno più ridere - ma devi avere una struttura solida, capire da dove parti e dove vuoi arrivare. Qui avevamo l' idea di uno disposto a passare sul cadavere della madre pur di non mollare il posto fisso.

 

Qualcuno ci leggerà una satira sull' incapacità di cambiare... qualche mio amico intellettuale (che ha smesso dopo questa affermazione di essere mio amico) ha parlato di Gattopardo... gli ho detto di stare zitto altrimenti lo denuncio, con 'sta roba non si incassa".

 

checco zalone da massimo giletti  4checco zalone da massimo giletti 4

I critici che diranno? "I critici mi auguro per loro che qualcuno li legga. Non per demoralizzarvi, ma la rete confonde tutto, intelligenti e cretini, per il pubblico non c' è differenza".

 

La correttezza politica ostacola il lavoro, come lamentano i comici americani? "La risposta sta nella risata, se fa ridere non urta le coscienze. Però la rete ha alzato l' asticella, la scorrettezza ormai diventa di maniera e perde forza".

 

Modelli? "Ho visto Louis C. K., è bravissimo e fa cose devastanti con una nonchalance che in Italia non sarebbe possibile. E Sacha Baron Cohen - l' ultimo film, "Il dittatore", era film meno ardito, ma bellissimo - la mia preferita è quando scopre la masturbazione... una scena straordinaria".

 

checco zalone da faziochecco zalone da fazio

Sesso nel suo film? "Niente, siamo già circondati. Però c' è Eleonora Giovanardi, bellissima, e Sonia Bergamasco, bravissima a fare la stronza odiosa - la spietata dottoressa Sironi, che arriva con un assegno di Tfr sempre più alto. Per due minuti ho voluto Lino Banfi, altro mio idolo che fa da angelo custode a Checco. 'L' allenatore nel pallone' ha formato le menti migliori di questo paese...".

 

Squillo di cellulare. "Scusa, c' è il produttore Valsecchi, devo rispondere". E infatti risponde, con cazzeggio: "Sto facendo un' intervista, vuoi rispondere tu? Anzi no, ti faccio una domanda io: 'Cosa ti aspetti da questo film?
Perché per te non è importante guadagnare ma tieni di più ai contenuti? Ti rendi conto che un film deve anche incassare...'".

 

GENNARO NUNZIANTE E CHECCO ZALONEGENNARO NUNZIANTE E CHECCO ZALONE

E avanti con la perfetta imitazione del produttore che strapazza il regista colpevole di non pensare abbastanza al pubblico. Un attimo dopo torna Checco Zalone, spiega perché di "Quo vado?" non ha voluto fare i trailer: "Finisce che uno ci mette le battute migliori, e poi quando lo spettatore le risente al cinema sono già consumate".

 

CHECCO ZALONE VAROUFAKISCHECCO ZALONE VAROUFAKIS

Sempre così affiatati? "Ma no litighiamo tantissimo, dicendo cose terribili come 'non ti voglio vedere mai più'... tu lavori, lui arriva, e ti distrugge tutto con una pausa, neanche con una parola". Sempre al cellulare, Checco Zalone aveva chiesto - con riferimento a "Prima famiglia", il romanzo che Pietro Valsecchi ha appena pubblicato da Mondadori, e in stile Fabio Fazio: "Ma tu, il tuo libro, l' hai mai letto?".

 

Chiamandoci fuori - nei rapporti tra attori e produttori meglio non mettere il dito - registriamo una modesta proposta: "Valsecchi ha una casa così grande che è difficile parlarsi, dovrebbe mettere Skype per far chiacchierare gli ospiti a cena".

 

CHECCO ZALONE IN VERSIONE JEP GAMBARDELLA DA MARIA DE FILIPPI CHECCO ZALONE IN VERSIONE JEP GAMBARDELLA DA MARIA DE FILIPPI

 

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