CORAGGIO, FATTI AMMAZZARE! - IL RACCONTO DI UNO DEI KILLER DEL 18ENNE DI SAN GIOVANNI A TEDUCCIO AMANTE DELLA MOGLIE DEL BOSS (ERA AMICO DEL FIGLIO E VIVEVA A CASA SUA). LA VITTIMA NON MORI’ AL PRIMO COLPO: “MA CHE HAI FATTO, MI HAI SPARATO NELL’OCCHIO?”. POI I SELFIE DEGLI ASSASSINI

Irene De Arcangelis per “la Repubblica

Signora - omicidio camorra napoliSignora - omicidio camorra napoli

 

È l’amico d’infanzia del figlio del boss, vive a casa sua. Diventa l’amante della moglie del boss. Quest’ultimo è in carcere, così è il figlio — ventunenne reggente del clan — a dover lavare l’offesa fatta al padre. Ammazza l’ex compagno di giochi e lo fa seppellire ai suoi due complici.

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA  NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

Questo il retroscena dell’omicidio di Vincenzo Amendola, diciottenne di San Giovanni a Teduccio (degradata periferia a Est di Napoli) scomparso di casa lo scorso 5 febbraio. Colpevole di aver avvicinato una donna “proibita”, la sua storia è poi diventata famosa perché, quando grazie al pentimento di uno dei suoi assassini, quindici giorni dopo la scomparsa il suo corpo viene ritrovato dalle forze dell’ordine in un terreno abbandonato, gli studenti del quartiere all’uscita di scuola scattano decine di selfie accanto al cadavere del ragazzo per poi inondare i social network.

 

LA CAMORRA NON PERDONA jpegLA CAMORRA NON PERDONA jpeg

Un altro selfie, si scopre ora, lo fanno due dei tre killer con il telefonino della vittima in mano subito dopo l’omicidio per poi postarlo sul profilo Facebook. Cinismo che sconvolge quanto il movente del delitto e il contesto criminale in cui è avvenuto. A raccontarlo, dopo essere scappato da Napoli per due settimane, è uno dei tre sicari pure amico della vittima nonché autore del secondo selfie.

 

Fuggito per paura di essere ucciso dal figlio del boss, sceglie poi di tornare e raccontare tutto agli investigatori. Ieri è stato convalidato dal gip il suo fermo per omicidio e occultamento di cadavere con l’aggravante del metodo mafioso. Camorra, per difendere l’onore di un boss screditato nel quartiere perché la vittima «si vantava della relazione sentimentale con sua moglie» e «ne parlava troppo».

 

BACIO DI CAMORRA ALLA FESTA DEI GIGLI A BARRA BACIO DI CAMORRA ALLA FESTA DEI GIGLI A BARRA

Racconta il delitto nei dettagli Gaetano Nunziato, ora in carcere dopo essersi costituito perché, per i familiari, doveva scegliere «tra il carcere e la vita ». Nunziato si sentiva perseguitato dal figlio del boss e dal suo braccio destro ora spariti nel nulla e ricercati da polizia e carabinieri. Era spaventato, sicuro di fare la stessa fine di Amendola. Così si costituisce, racconta tutto ai magistrati dell’Antimafia, a cominciare dalla sua affiliazione al clan Formicola su richiesta dell’amico di infanzia.

 

fotochoc camorra in vetrinafotochoc camorra in vetrina

E ricostruisce la sera del 5 febbraio, quando il reggente del clan e il suo braccio destro gli fecero portare Amendola sul terreno abbandonato. Racconta Nunziato: «Durante il tragitto Amendola piangeva dicendo: “Se mi dovete picchiare picchiatemi adesso”. E il braccio destro del boss gli chiedeva provocatoriamente: “Perché piangi? Forse hai fatto qualcosa?”.

 

Amendola rispondeva in lacrime di non sapere cosa aveva fatto. Raggiungemmo a piedi via Salvatore Aprea dove, su di un piano rialzato, si trova un appezzamento di terreno abbandonato. Io mi mantenevo più indietro degli altri in quanto non potevo escludere che proprio io potessi essere l’oggetto dell’azione punitiva».

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Davanti al pm il racconto di Nunziato arriva ai tragici secondi della morte di Amendola: «Il figlio del boss, con una mossa fulminea, prese Amendola per la giacca e lo tirò a sé. Armò il carrello dell’arma e la puntò al capo di Amendola tentando di esplodere un primo colpo che però andò a vuoto in quanto l’arma si inceppò. Amendola, in lacrime, implorava il figlio del boss di fermarsi chiedendogli cosa volesse fare.

 

CAMORRA jpegCAMORRA jpeg

E lui, dopo averla riarmata, puntò nuovamente l’arma alla testa di Amendola che nel frattempo si dimenava, riuscendo stavolta ad esplodere al suo indirizzo un primo colpo che lo centrò al volto, credo ad uno dei due zigomi. Una volta colpito Amendola cadde al suolo, ma si rialzò immediatamente e, sempre piangendo, si avvicinò nuovamente al figlio del boss dicendogli: “Ma che hai fatto? Mi hai sparato nell’occhio?”.

 

Lui, senza dire nulla, esplose un secondo colpo a bruciapelo, all’indirizzo dell’Amendola, colpendolo mortalmente alla tempia sinistra. Amendola rovinò quindi al suolo con un forte rantolo e capii che era deceduto. Il figlio del boss, per assicurarsene, provò a calciarlo con un piede così da assicurarsi che era morto.

 

CAMORRA AL BACIO D AGNESE E AMATO CAMORRA AL BACIO D AGNESE E AMATO

Quindi si rivolse a noi dicendo: “È morto, è morto” e incitandoci a prendere il cadavere e trascinarlo in una grossa buca scavata, credo preventivamente per tale destinazione, nel punto in cui ci trovavamo ». Amendola viene sepolto, Nunziato si allontana da San Giovanni a Teduccio. I due killer lo cercano e parlano al telefono. Durante una conversazione il figlio del boss rimprovera la madre amante della vittima: «Mamma, poca confidenza…».

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