badinter

SE A NOI TOCCA LA BOLDRINI, IN FRANCIA SI GODONO ELISABETH BADINTER - FEMMINISTA IRRIVERENTE E MAI BIGOTTA, INTELLETTUALE ICONOCLASTA, LA MILIARDARIA BADINTER È LA "REAZIONARIA" PIÙ INFLUENTE DI FRANCIA – CON UN’IDEA DI LAICITA’ CHE SCONVOLGE I BENPENSANTI

Giulio Meotti per “il Foglio”

 

elisabeth badinter elisabeth badinter

Intimidisce per la sua severità e rigore, mentre le sue idee anticonformiste e la sua forza di combattimento inducono all' ammirazione amici e nemici. Con le sue idee, i suoi libri, i suoi interventi pubblici, Elisabeth Badinter ha generato una faglia all' interno del femminismo francese, tanto da spingere di recente Christine Delphy, fondatrice nel 1981 assieme a Simone de Beauvoir della rivista Nouvelles Questions féministes, a tacciarla di "islamofobia". Altri giornali della gauche l' hanno eletta "réac", reazionaria, più importante di Francia. Elisabeth Badinter è diventata la portabandiera più intransigente della laicità, ma declinata diversamente dalla sinistra benpensante.

 

elisabeth badinter   9elisabeth badinter 9

Figlia ed erede di Marcel Bleustein Blanchet, l' inventore della moderna pubblicità in Francia, moglie di un politico che a sinistra ha segnato il suo tempo, Elisabeth Badinter è un' intellettuale senza concessioni, che vive come una nonna e una studiosa austera.

Quando si oppose alla criminalizzazione dei clienti delle prostitute, molte colleghe di università e di vita mondana e pubblica si scandalizzarono nel vedere questa celebre femminista bat tersi per gli uomini.

 

Di carattere sfuggente, umile e discreta, Elisabeth si trasforma in una pasionaria quando comincia le sue lotte. Diventa aggressiva, spietata, convinta che i giovani francesi stiano minando il principio universalista sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell' Uomo. Lei crede che, in nome della "differenza", le donne siano vittime di finzioni socio -biologiche che le riducono allo status di femmine dei mammiferi, programmate per le "pretese superiori" dell' utero e della mammella.

 

elisabeth badinter  elisabeth badinter

Badinter ha scritto cinque bestseller ammonitori e contundenti a proposito delle donne e dei loro uomini. Il suo primo volume, "L' Amour en plus", è stato pubblicato nel 1980, quando aveva trentacinque anni. E fu un successo clamoroso. Badinter vi respinse il mito dell' istinto materno come costrutto culturale. L' altro libro, "Le conflit: la femme et la mère", è una dissezione graffiante di quello che lei considera come un "culto della maternità" in occidente.

 

I suoi cospiratori includono fanatici dell' ecologia ("niente pannolini usa e getta"), discepoli del gruppo americano La Leche League e ostetriche untuosamente autoritarie ("niente sigarette e champagne in allattamento"). Poi, in un libro intitolato "Fausse route", Badinter si è scagliata contro quello che ha definito "femminismo da vittimismo", ammantato sia come "abbraccio di genere" (oggi di moda) sia come "richiesta di risarcimento legislativo". Accompagnato da un grande successo di vendite in Francia e stroncato dalle più coriacee femministe, il libro sin dalle prime pagine è molto chiaro: "Essere un uomo implica un lavoro, uno sforzo che sembra non essere richiesto alla donna".

elisabeth badinter   7elisabeth badinter 7

 

Badinter si trasforma in "femminista compassionevole, tenera come una nurse" al capezzale del maschio ammalato, dolente, sopraffatto, sperduto. Le femministe americane, e le loro discepole francesi, secondo Badinter, pretendono di sostituire il principio liberale e democratico della rappresentanza individuale con la "rappresentanza per gruppi" e invocano parlamenti e assemblee legislative in cui le donne siano esattamente la metà.

 

Si tratta, sottolinea Badinter, di una rivendicazione che ha "conseguenze mortali per la nostra Repubblica laica e universalista". Se si concede alle don ne il diritto a una rappresentanza speciale come gruppo, tutti gli altri gruppi etnici, razziali, religiosi, e gli omosessuali avanzeranno anch' essi la medesima richiesta e questo sarebbe la morte della Repubblica e dell' unità nazionale francese. E così è stato.

elisabeth badinter   8elisabeth badinter 8

 

"C' è una profonda differenza tra me e la maggior parte delle femministe", ha detto Badinter. "Non mi sono mai vista come vittima o sentita soffocata, né ho mai visto tutti gli uomini come oppressori". Come se non bastasse, Elisabeth Badinter è anche andata in missione in territorio nemico e in una conferenza a Princeton ha detto che le donne americane soffrono di "un' ossessio ne nevrotica per la pulizia", hanno paura del sesso orale e aspirano all' androginia; le francesi, per contrasto, accettano in maniera sana i loro odori corporei, provano un piacere intenso in tutte le forme di relazioni sessuale e gioiscono a mettere in mostra la loro differenza fisica rispetto agli uomini.

 

elisabeth badinter   5elisabeth badinter 5

Elisabeth Badinter, che si definisce "féministe universaliste" contro le derive relativiste del suo movimento, è venerata dai suoi seguaci e insultata dai suoi critici per lo stesso motivo. E' il personaggio pubblico più sfuggente in Francia. I lettori francesi la ricordano come la ragazza dagli occhi celesti, capelli biondo -cenere pettinati all' indietro, un leggero tocco di trucco, una bellezza discreta ed elegante, e tutti quei maglioni in serie e dello stesso colore, grigio, blu, nero... Una sorta di uniforme.

 

I socialisti francesi la ammirano come la moglie di Robert Badinter, che, come ministro della Giustizia di François Mitterrand, ha abolito la pe na di morte e ha iniziato la modernizzazione del Codice di Napoleone. Il mondo degli affari la conosce come la figlia astuta di Marcel Bleustein-Blanchet, imprenditore leggendario, nato da una famiglia russa di immigrati ebrei, che ha fondato la pubblicità del gigante Publicis, un impero di quattro miliardi di dollari, che comprende la terza più grande agenzia pubblicitaria del mondo.

 

elisabeth badinter   4elisabeth badinter 4

Gli storici francesi la conoscono come l' umile e celebre collega che all' università arriva con una vecchia Renault. Badinter ha insegnato Filosofia per ventotto anni presso l' Ecole Polytechnique di Parigi, la prima delle grandes écoles francesi. Gli amici la co noscono come una cuoca terribile, una collezionista di piccoli elefanti indiani d' avorio, e una nonna "infatuata" dei suoi nipoti. Una donna capace di gesti incredibili. Come quando difese Dominique Strauss -Kahn dalle colleghe femministe, accusate di "sfruttare un eventuale ingiustizia al fine di far avanzare la loro causa".

 

Badinter è nata a Parigi, verso la fine dell' Occupazione, con il cognome Vaillant sul certificato di nascita. La madre, Sophie Vaillant, era la nipote di Edouard Vaillant, un eroe e un ministro della Comune di Parigi, e il nome era chiaramente più sicuro da usare nella Parigi occupata di Bleustein -Blanchet. Si convertì al giudaismo quando sposò Bleustein-Blanchet, nel 1940, e fuggì con lui a Aix-les-Bains, in zona franca, non appena cadde Parigi.

 

elisabeth badinter   10elisabeth badinter 10

Una infanzia dorata, quella di Badinter, trascorsa all' École Alsacienne, una fortezza di laicità repubblicana, e la più prestigiosa scuola privata a Parigi. Da piccola, Elisabeth frequentava a casa la Francia che contava del Dopoguerra: Pierre Mèndes France, Edgar Faure, Michel e Monique Bolloré, Pierre e Hélène Lazareff, Jacques Chaban-Delmas, i vicini Dassault, François Mitterrand, Raymond Aron, Françoise Giroud.

 

I Badinter sono senza dubbio una delle coppie di potere di Parigi, ma sarebbe difficile trovarli a Davos, a Cannes per il festival del cinema, o rilassarsi a casa col gossip di Paris Match. L' unico gioiello che Badinter indossa è una catena d' oro sottile, "l' unica cosa che rimane del padre di Robert, che è stato arrestato da Klaus Barbie, a Lione, ed è morto in Polonia, presso il campo di sterminio di Sobibor".

 

elisabeth badinter   elisabeth badinter

Badinter ha legato il suo nome alla battaglia più difficile della laicità francese: la proibizione del velo islamico a scuola. Nel 1989 pubblicò sul Nouvel Observateur la lettera aperta "Prof., non capitolare!", in cui si chiedeva di vietare il velo islamico a scuola, cofirmata da Alain Finkielkraut, Elisabeth de Fontenay e Catherine Kintzler.

Françoise Gaspard ricorda una telefonata, inquello stesso 1989, in cui la Badinter le chiedeva di firmare una dichiarazione per la messa al bando del velo. "Quando ho detto di no, riattaccò e non mi parlò più", ha detto Gaspard.

 

Da allora, Badinter non ha mai perdonato la sinistra di aver tradito la laicità in merito all' islam. "Al di fuori di Marine Le Pen, nessuno difende la laicità", ha detto di recente la femminista. Frase per cui è stata a lungo esecrata in pubblico, quasi avesse approvato quei razzisti del Front national.

 

elisabeth badinter   6elisabeth badinter 6

Badinter ha testimoniato presso l' Assemblea nazionale e, successivamente, presso il Senato a favore della legge che ha vietato il burqa sui luoghi di lavoro. Ha esortato pubblicamente il suo passaggio, e firmato una lettera aperta alle donne musulmane: "Siamo così spregevoli e impure ai vostri occhi da rifiutare ogni contatto, ogni connessione con noi, fino al sorriso?". Una posizione che ha inimicato ulteriormente Badinter agli occhi delle femministe.

 

Come l' americana Judith Butler, a Berkeley, per la quale "un velo può significare la fede, può significare appartenenza a un gruppo, può significare, forse, la negoziazione di una donna tra spazio pubblico e privato".

 

Badinter è senza dubbio una delle donne più privilegiate del paese e questo, forse, le ha permesso di non lisciare mai il pelo. Come quando ha sollevato l' allarme sul grande genocidio culturale in corso in Cina e Tibet: "la guerra contro l' utero". Come quando fu la sola intellettuale femminista a criticare la legge moralista contro la prostituzione votata dall' Assemblée nationale.

 

elisabeth e robert badinter elisabeth e robert badinter

Come quando è andata in tribunale come perito a difendere il settimanale satirico Charlie Hebdo, e si era parlato di lei anche come possibile editrice del giornale delle vignette su Maometto. Per la Badinter, la Francia non sarà mai più la stessa dopo il 7 gennaio. Ne è convinta "come intellettuale, perché hanno attaccato la libertà di espressione; come ebrea, perché hanno ucciso quattro persone soltanto perché erano ebrei; come donna, perché il modello delle relazioni di genere imposto dagli islamisti mi fa orrore". Così parla l' ultima grande laica di Francia.

 

elisabeth badinter elisabeth badinter

 

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?