1. IMU ABOLITA? BANANA IN PARADISO! CON LA DECISIONE DI IERI (IN REALTÀ L’ENNESIMO RINVIO) IL GOVERNINO NAPO-LETTA SPIANA LA STRADA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL CAV 2. FALCHI E COLOMBE? MACCHÉ! E' IL VECCHIO GIOCO DEL BASTONE E DELLA CAROTA. ANZI, IL GIOCO DEL “POLIZIOTTO BUONO” (QUAGLIARIELLO)/“POLIZIOTTO CATTIVO” (SANTADECHÉ). E LETTA PUR DI RESTARE A PALAZZO CHIGI È PRONTO A CONCEDERE TUTTO 3. GIÀ PRONTA LA GIOSTRA DEL RINVIO IN GIUNTA PER RITARDARE IL VOTO SU BERLUSCONI. IL LETTIANO FIORONI: “NON CAMBIA MOLTO DECIDERE IL 9 SETTEMBRE O PIÙ IN LÀ” 4. RENZIANI IN TRINCEA: “LARGHE INTESE ETERNE? ALLORA ENRICO LETTA PENSA ALLA FUSIONE PD-PDL: DOPO QUATTRO ANNI DI GOVERNO CON BRUNETTA E ALFANO, IL PD NON C’È PIÙ”

1. CON LA VITTORIA SULL'IMU, LETTA SPIANA LA STRADA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL CAVALIERE
Francesco Bei per "La Repubblica"


Era tutto pronto. Angelino Alfano l'aveva confermato in maniera accorata a Enrico Letta: «Se non c'è un segnale definitivo sull'Imu questi non li tengo più, costringeranno Berlusconi a rompere». Ma il piano dei falchi Pdl per far saltare il governo Letta questa settimana, se non avesse ottemperato «alla lettera» al diktat sull'Imu, è stato sventato. Lo rivela, finito il consiglio dei ministri, un ministro del Pdl: «Ci avevano già provato il giorno della manifestazione sotto casa di Berlusconi, ma stavolta era diverso. L'insidia era più concreta, il rischio enorme. Ma per il momento li abbiamo sconfitti».

Una minaccia ben presente al premier che, aprendo la discussione di ieri al primo piano di Palazzo Chigi, ha avvertito tutu i ministri della reale posta in gioco: «Penso sia inutile che vi dica dell'importanza di questo provvedimento dal punto di vista politico e non solo tecnico».

Sabato scorso ad Arcore, al summit terminato con la vittoria dei falchi, lo stesso Berlusconi era sembrato infatti avallare la linea dura. Quella che avrebbe dovuto portare oggi stesso alle dimissioni dei ministri Pdl. Poi la svolta. Maturata tra lunedì e martedì.

Raccontano che il lunedì nero di Mediaset, con la perdita del 6% del valore in Borsa, abbia giocato un ruolo decisivo per indurre il Cavaliere a tirare il freno. Poi il pressing dei figli, ma soprattutto dei manager della galassia Biscione.

Uno fra tutti: Bruno Ermolli, consigliere di amministrazione di Mediaset, Mediobanca e Mondadori, uomo fidatissimo e ascoltato da Berlusconi. Che lo avrebbe scongiurato più di tutti di lasciar perdere lo scontro e la tentazione di far cadere il governo. Pena il rischio della distruzione dell'Impero.

Anche i sondaggi piovuti sul suo tavolo lunedì dimostravano che una crisi in questo momento non sarebbe compresa dall'elettorato berlusconiano, all'80% contrario a nuove elezioni. Con una netta risalita di Enrico Letta, arrivato ad appena un punto e mezzo di distacco dalla popolarità di "super-Matteo" Renzi. Dunque calma e gesso, ha ordinato il Cavaliere.

Tanto che lo stesso Brunetta, fino a ieri fautore della linea dura, nelle ultime 48 ore si è dato da fare più di tutti per raggiungere un'intesa lavorando fianco a fianco con il sottosegretario Pd all'Economia, Pierpaolo Baretta. E oggi addirittura rilancia sulle parole del premier: «Sono d'accordo con lui, le larghe intese cambiano l'Italia. Spero che il governo duri tutta la legislatura, fino al 2018».

Naturale che oggi i falchi mastichino amaro, dopo aver visto allontanarsi le elezioni a data indefinita e con Letta che non vede più alcuna «scadenza» al suo governo. In un partito spaccato a metà, nel giorno in cui le colombe celebrano la loro vittoria, gli "hardliners" rivendicano tuttavia di aver portato a casa il risultato: «Saccomanni fino a sabato diceva che non c'erano coperture-rimarca Daniela Santanché - e se non avessimo alzato la voce col cavolo che il Pd avrebbe ceduto».

Daniele Capezzone resta col fucile puntato e «la lente di ingrandimento» per capire quali coperture siano state trovate. In ogni caso una minaccia molto pesante grave ancora sul governo, il voto sulla decadenza del Cavaliere dal Senato. Capezzone ci tiene a metterlo in chiaro: «Molto bene sull'lmu. Ma questo è un altro binario rispetto alla difesa dei diritti di Berlusconi. Non è un lasciapassare per il Anche la "Pitonessa" avverte che «l'Imu va bene, ma la democrazia è più importante».

Lo stesso Berlusconi, pur avendo lasciato fare agli avvocati sulla questione della decadenza (su consiglio di Ghedini ha anche evitato finora di firmare i referendum sulla giustizia), resta scettico: «Mi sono morso la lingua e non ho presentato una memoria scritta, altrimenti avrei dovuto dire quello che penso veramente di questa magistratura». Il Cavaliere teme comunque che le mezze aperture arrivate da una parte del Pd «siano tutta una presa in giro» e che alla fine la sua decadenza arriverà comunque.

Se i duri del Pdl ieri sono rimasti scornati dall'accordo nel governo sull'lmu, anche nell'ala dei renziani la proiezione di Letta così in avanti ha suscitato malumori e irritazione. «Non possiamo mica istituzionalizzare le larghe intese con il Pdl-argomenta un uomo del sindaco di Firenze-, a meno che Letta non pensi a una fusione dei due partiti. Che ne resterebbe del Pd dopo quattro anni passati a governare con Alfano e Brunetta?». Il 30 agosto Renzi lo dirà alla festa dell'Unità di Forlì. Lo stesso giorno in cui Letta parlerà alla festa di Genova.


2. L'ALLEANZA TRA COLOMBE PDL E PD PER SALVARE SILVIO (E IL GOVERNO)
Tommaso Labate per "Il Corriere della Sera"


Adesso i primi a tirare il fiato sono proprio i ministri del Pdl. Quelle «colombe» che neanche una settimana fa sembravano essere state scavalcate dai «falchi». Perché alle 9 di ieri sera, quando abbandonano sorridenti Palazzo Chigi mentre Enrico Letta celebra un ritrovato patto di governo («Dopo oggi non c'è più scadenza»), qualcuno della delegazione pidiellina dell'esecutivo tira le somme della giornata «decisiva» appena trascorsa. E fa il punto su quelle che verranno.

A cominciare da un primo risultato, che pare ormai messo in cassaforte: «Il 9 settembre, nella giunta per le elezioni del Senato, a questo punto non succederà nulla. E neanche il 10 e l'11...». Il varco aperto da Luciano Violante con l'intervista al Corriere sta producendo i suoi effetti. Non a caso i difensori di Silvio Berlusconi, che nei giorni a cavallo di Ferragosto sembrava deciso a non presentare alcuna memoria difensiva a Palazzo Madama, hanno preso la tesi del «rinvio alla Consulta» della legge Severino e l'hanno fatta propria.

«Dal punto di vista giuridico», ha detto infatti l'avvocato Franco Coppi al sito Affaritaliani, «il parere di Violante è ineccepibile». Come è quasi acclarato, aggiunge, che il 9 settembre in Senato non succederà nulla. Quanto alla richiesta di grazia, che è l'unica strada percorribile secondo dei paletti già fissati (li ha ricordati Giorgio Napolitano prima di Ferragosto), nessuna chiusura a priori.

«Per il momento non è stata presentata. D presidente della Repubblica deciderebbe solo a seguito di presentazione della stessa...». Un modo come un altro per lanciare irn messaggio di distensione anche verso il Colle. Un modo come un altro per dimostrare che il Cavaliere riconosce che l'unica strada verso la clemenza passa attraverso un suo intervento diretto, o quello dei familiari.

Se l'assillo di Berlusconi è diventato rinviare il più possibile la decadenza in giunta, i «governistì» del Pdl sono convinti di riuscire a portarlo a casa. Ufficialmente, il Pd rimane per la linea dell'intransigenza. Non a caso, persino nelle conversazioni riservate, Guglielmo Epifani continua a sostenere che «la proposta di Violante ci ha provocato più noie che altro».

Ma è un fatto che, anche dentro il Pd, ci sono prime file disposte a sottoscrivere il ragionamento dell'ex presidente della Camera. Come Beppe Fioroni, uno degli esponenti del partito che adesso è più vicino a Enrico Letta. «Proprio pei evitare al Pd di apparire prevenuto, se il Pdl ha motivi seri e fondati si approfondisca pure la questione Berlusconi», ha detto l'ex ministro della Pubblica Istruzione in un'intervista rilasciata ieri al quotidiano Formiche.net.

«Non cambierebbe molto decidere il 9 settembre o più in là. Per questo - ha aggiunto - valuto le parole di Violante come un'opinione seria». Le «colombe» del Pdl celebrano la sconfitta dei «falchi». E nel Pd, nonostante la fermezza, si valuta la melina in giunta. Anche perché-come fanno notare nel triangolo tra Palazzo Chigi, Palazzo Madama e il Nazareno - «rinviare oltre la finestra elettorale del 15 ottobre, per esempio, vorrebbe dire togliere una volta per tutte ai falchi di entrambi i partiti la possibilità di agitare lo spettro delle elezioni anticipate».

E consegnare al governo Letta un futuro sicuro, almeno fino a dopo il semestre della presidenza del Consiglio Ue che termina il 31 dicembre 2014. Ecco perché, adesso, i governisti del Pd guardano con sospetto alle mosse di Massimo D'Alema e Matteo Renzi.

«Con l'interdizione di Berlusconi la questione si risolve», ha detto il primo. Il secondo, che secondo molti deputati a lui vicini avrebbe già deciso di non ricandidarsi a Firenze, parlerà venerdì e probabilmente ribadirà la linea dura già espressa settimane fa: («Il Pd deve votare la decadenza») magari insistendo sulla rapidità dei tempi. Il tutto mentre un assist al governo arriva da Oltretevere. «Il voto a breve sarebbe depressivo», ha sottolineato ieri il presidente dei Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. Un assist non da poco.

 

ANGELINO ALFANO berlusconi alfano berlusconi alfano berlusconi e alfano BRUNO ERMOLLI RENZI E LETTA BY BENNY LETTA-RENZIdaniela santanche DANIELE CAPEZZONE - copyright PizziBRUNETTA MARONI ALFANO SCHIFANI FRANCO COPPI GUGLIELMO EPIFANI GIUSEPPE FIORONI Bagnasco Angelo

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