1- ROVINOSA CADUTA DEL MINISTRO VITTORIO GRILLI CHE SI FA RACCOMANDARE DAL BANCHIERE DELLA BPM MASSIMO PONZELLINI (INDAGATO E INTERCETTATO) PER DIVENTARE GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA E CHE SENTENDO ODORE DI BRUCIATO BUTTA FUOR NEL POMERIGGIO DI IERI LA DIRETTIVA SUI MANAGER INDAGATI (ORSI E MANCINI) 2- L’INTERESSE DI PONZELLINI AD ATTIVARE LA SUA RETE DI AMICIZIE (DA ALFANO A BERSANI) PER SPINGERE GRILLI AL VERTICE DI BANCA D’ITALIA ERA PER ATTENUARE I CONTROLLI SULLA BANCA BPM, DA MESI AL CENTRO DI VERIFICHE DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA 3- PER GRILLI E’ LA SECONDA TEGOLA DOPO IL FANTOMATIO CONTRATTO DA CENTOMILA EURO CHE AVREBBE OTTENUTO DA FINMECCANICA PER SALVARE LE FINANZE DELL’EX MOGLIE LISA

1- MA IL GRILLI COSÌ VICINO A PONZELLINI È LO STESSO CHE SPINGE PER I CDA PULITI?
http://www.linkiesta.it/
- Solo una curiosità: ma il ministro Grilli che spinge, giustamente, per la pulizia dei membri dei cda delle società pubbliche, è lo stesso che si faceva aiutare dall'indagato Massimo Ponzellini per arrivare alla poltrona di Governatore della Banca d'Italia, come racconta Repubblica?

2- L'APPOGGIO DI PONZELLINI A GRILLI PER TENTARE LA SCALATA A BANKITALIA
LE TELEFONATE RISERVATE LEGATE ALL'INCHIESTA SUI FIDI FACILI IN BPM
walter galbiati per Repubblica

Tra Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, e Massimo Ponzellini, ancora agli arresti domiciliari con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita e alla corruzione privata, oggi non sembrano esserci particolari legami. Eppure i due erano in strettissima relazione poco più di un anno fa quando il primo cercava di diventare governatore della Banca d'Italia proprio grazie alla fitta rete di relazioni dell'allora presidente della Popolare di Milano (Bpm).

I due si parlavano molto al telefono e in tono confidenziale. L'attuale ministro dell'Economia non sapeva che Ponzellini era intercettato e indagato nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti facili della Bpm e le sue telefonate non sono nemmeno oggetto di accertamenti da parte della procura perché non costituiscono reato. Tuttavia rendono l'idea del clima politico nel quale si sono svolte le difficili trattative per la scelta del nuovo governatore.

Grilli nelle conversazioni chiama Ponzellini semplicemente 'Max' o "Massi" e chiede conto delle riunioni governative per la scelta del vertice di Via Nazionale. Il contenuto degli incontri viene svelato attraverso i contatti romani del braccio destro del banchiere in Bpm, Antonio Cannalire, anche lui agli arresti con le stesse accuse. La forza del duo Ponzellini-Cannalire era nell'avere una banca dove, secondo la procura, si concedevano prestiti e fidi a politici e ad amici dei politici.

Il 29 luglio 2011 è un giorno importante perché l'allora governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, si reca dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per parlare del suo successore. Ponzellini chiede a Cannalire di verificare la notizia con Valentino (probabilmente Valentini, del Pdl). Cannalire richiama Ponzellini e lo informa, «C'è già stato (l'incontro n.dr.) a metà mattinata ed erano presenti Alfano, Bonaiuti e Letta insieme al presidente», Berlusconi.

È Cannalire a spiegare al telefono come si è svolta la riunione: «L'oggetto è stato il posizionamento per la nomina di Draghi, prima l'azione del governo per
supportarlo alla nomina della Bce e dopo hanno parlato del risvolto della finanziaria, impressioni e suggerimenti, e infine del successore. Hanno parlato della necessità, della formalità, del distacco del governo su Bankitalia, all'ipotesi del governo di continuare sul
candidato Grilli».

Ponzellini però vuole sapere di più: «E lui (Draghi ndr) come ha reagito?». Cannalire è preciso: «È stato molto freddo distaccato... lui si sarebbe tenuto terzo per l'indipendenza dell'Ente che non venisse vista come un suo intervento per crearsi un successore». L'interesse di Ponzellini è che Grilli arrivi al vertice di Banca d'Italia per attenuare i controlli sull'istituto milanese, la Bpm, da mesi al centro di verifiche dell'organismo di Vigilanza.

L'ispezione alla Bpm si è conclusa a marzo 2011 in modo disastroso, imponendo
rettifiche sia dal punto di vista patrimoniale che in ambito di governance. Ponzellini e il direttore generale Enzo Chiesa sono da mesi sulla graticola e ogni appoggio per loro potrebbe essere rilevante. Dal canto suo, Grilli, candidato alla poltrona di governatore,
in concorrenza con Fabrizio Saccomanni e Lorenzo Bini Smaghi, attiva la sua rete di amicizie per ottenere la carica.

Sempre il 29 luglio Grilli telefona a Ponzellini: «Eccomi Max, ti avevo chiamato prima perché mi hanno detto da Milano che circola di nuovo questa cavolo di voce che se vado io, la Banca d'Italia si tranquillizza tutto con la Popolare di Milano, questa diventa...cioè continua a circolare sta voce per poi ovviamente colpire me». Ponzellini: «Eh, certo, io da quella volta che è uscito quell'articolo lì, mi sono mascherato sempre, ho parlato solo con te, non ho parlato».

Grilli chiede «massima prudenza e ovviamente tu smentisci tutto, cerca di capire chi la mette in giro». Ponzellini vuole anche fare di più: «Tendo anche a non venire a Roma... sai uno che mi vede a Roma, spesso da te e dice ecco allora Ponzellini è molto amico, capisci d'altra parte». E Grilli capisce: «Certo, certo».

Ma a Grilli, candidato di Tremonti e Bossi, serve un altro favore. Ponzellini gli spiega che il suo nome nella riunione è stato fatto da Alfano. Ora il problema è ottenere l'appoggio, o quanto meno la non avversione, del centro sinistra. Grilli: «Lui dovrà fare un giro di telefonate lui, me lo ha detto Berlusconi al Quirinale, ha detto di fare un giro di telefonate con l'opposizione per fargli presente e informarli delle indicazioni che il governo vuole prendere».

Il problema è uno: «Chi - dice Grilli - può parlare con Bersani, io non so come far arrivare il messaggio a Bersani». E suggerisce quanto vorrebbe sentirsi dire: «Non pretendiamo che dica fantastico è il miglior candidato, uno può dire però è un'ottima persona, capiamo...una roba del genere». Ponzellini lo tranquillizza: «Su Bersani, noi chiamiamo. In banca abbiamo tanti dei suoi».

La telefonata se c'è stata o no, non è dato saperlo. Di certo non ha permesso a Grilli di diventare governatore, incarico poi assunto da Ignazio Visco. In autunno però Grilli entra nel governo Monti, come spiega Ponzellini in una telefonata del 29 novembre a un'amica: «Chiara - si legge nel brogliaccio della Gdf - gli chiede di Grilli e Ponzellini le dice che l'hanno fatto viceministro».

3- "VIA I CORROTTI DALLE AZIENDE PUBBLICHE"
Alberto D'Argenio per La Repubblica

Derivate del Batmangate, in scia allo scandalo del Pdl Lazio si muove anche il Tesoro. Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli scrive al suo direttore generale, Vincenzo La Via, e al Ragioniere dello Stato, Vittorio Canzio, chiedendo di mettere alla porta i manager pubblici corrotti e di attivarsi per il risarcimento causato dalle ruberie.

«La mia lettera non si riferisce a nessuno in particolare e a tutti in generale », risponde il ministro a margine di un incontro Aspen a Berlino a chi chiedeva se a spingerlo fossero state le vicende che hanno coinvolto Finmeccanica.

I bene informati, piuttosto, rimandano all'inchiesta romana sulla maxi-tangente per l'acquisto di 40 autobus destinati ai trasporti della capitale. E notano con soddisfazione come il sindaco Alemanno dopo la direttiva del Tesoro si sia affrettato ad avviare una verifica sulle società romane. Un passo necessario, indicano ancora fonti governative, visto che proprio ieri l'indagato per la vicenda dell'Ente Eur, l'amministratore delegato Riccardo Mancini, ha bissato il suo incarico con la nomina nella nuova società Eur Congressi Roma. E mentre la società madre è controllata al 90% dal Tesoro, stigmatizzano dal governo, la seconda è del Comune.

Che il caso Lazio allarmi i tecnici guidati da Monti non è un mistero. A maggior ragione con il dilagare degli scandali, con la Finanza che si muove in Piemonte e in Emilia Romagna. In seguito ai quali il ministro Riccardi parla apertamente di «grande preoccupazione nel governo». Monti aveva iniziato a seguire la vicenda dei rimborsi regionali prima di volare a New York, da dove ha continuato a monitorarla.

Rientrato ieri mattina a Roma ha trovato uno scandalo che dal Lazio si sta spandendo a macchia d'olio nelle altre regioni. Per questo ha imposto un'accelerazione al dossier, preoccupato non solo dalle ruberie, ma anche da un crollo della politica che lascerebbe un pericoloso vuoto nel Paese. Insieme alla Severino, a Catricalà, Giarda, Patroni Griffi, Bondi e Amato sta studiando il da farsi.

La linea di Palazzo Chigi è quella di non farsi prendere dalla fretta e di non procedere con provvedimenti d'urgenza, ma di scrivere una riforma organica e definitiva sulle Regioni. Tanto che dallo staff del premier dicono che «difficilmente faremo un decreto, più probabile un provvedimento organico».

Anche se alla fine l'incombere delle notizie di attualità potrebbe far cambiare i piani del governo, con alcuni ministri che premono per «dare un segnale subito», al momento si pensa dunque di accorpare quel decreto con i tagli dei consiglieri e dei loro emolumenti chiesto per la settimana prossima dai governatori ad una riforma più ampia del Titolo V della Costituzione che ridisegni poteri e competenze delle Regioni. Il tutto da fare il più presto possibile, compatibilmente con la complessità e la portata del tema.

Intanto continua a far discutere il caso Lazio, con il ministro Fornero che dice: «È difficile credere che i consiglieri regionali dell'opposizione non sapessero, non partecipassero. È chiaro poi che ci sono anche Regioni che si comportano bene, ma la crisi della politica è anche una crisi di valori». Fatto sta che al momento l'iniziativa di Grilli è l'unica mossa concreta presa dal governo dopo gli scandali degli ultimi giorni.

Se non indica singoli casi, il responsabile di Via XX Settembre lascia trasparire l'idea che i manager coinvolti in vicende giudiziarie facciano da soli un passo indietro. In caso contrario chiede che «gli organi societari effettuino i dovuti approfondimenti, con il coinvolgimento delle strutture di audit interno e degli organismi di vigilanza».

Una volta verificato l'illecito, aggiunge, se il manager non si dimette da solo o il Cda non gli toglie le deleghe, ci penserà l'assemblea dei soci a dare il benservito all'amministratore. Ma non basta. «Del pari - conclude la missiva - andrà verificata l'eventuale sussistenza dei presupposti per promuovere da parte degli azionisti l'azione sociale di responsabilità».

 

 

ENZO CHIESA E MASSIMO PONZELLINIVITTORIO GRILLI MONTI GRILLI raf111 mass ponzellini lisa grilliFABRIZIO SACCOMANNI MARIO DRAGHI VITTORIO GRILLIDraghi e Grilliponzellini onassisMASSIMO PONZELLINI kiss090 gerardo bragiotti mo massimo ponzelliniVELTRONI PONZELLINI8m110 marisela mass ponzellini danzePONZELLINI LATELLA DURSOMassimo Ponzellini e Chicco Testa - Copyright Pizzi

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...