terroristi in fuga

IL BORSINO DEI TERRORISTI - DOVE SONO I LATITANTI ALL'ESTERO? SONO IN 33, DEI QUALI 28 ROSSI. LA FRANCIA, GRAZIE ALLA DOTTRINA MITTERRAND, È LA CULLA (O L'OSPIZIO) DI MOLTI, DA PIETROSTEFANI A SIMONETTA GIORGIERI E CARLA VENDETTI, CONDANNATE ALL'ERGASTOLO. IL CASO DI MARINA PETRELLA, CON SARKOZY CHE NEGÒ L'ESTRADIZIONE PER MOTIVI UMANITARI. MA FU LA MOGLIE CARLA BRUNI UNA DELLE 'PROTETTRICI' DI CESARE BATTISTI - I ''NERI'' IN FUGA SONO…

 

MARINA PETRELLA

Fausto Biloslavo per www.ilgiornale.it

 

I terroristi italiani ancora latitanti in un sicuro rifugio all'estero sono 33, dei quali 28 rossi (e 15 delle Brigate rosse), ancora in vita e individuati.

 

 

Uno dei casi più eclatanti riguarda Alessio Casimirri condannato in contumacia a 6 ergastoli per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Il brigatista ha aperto un ristorante in Nicaragua e si è fatto pure fotografare con enormi pescioni catturati grazie alla sua passione per le immersioni. Come Battisti ai tempi del presidente Lula in Brasile sarà difficile convincere l'ex guerrigliero marxista Daniel Ortega, che guida il paese con il pugno di ferro, a rimandarci il terrorista italiano.

 

alessio casimirri in copertina su la prensa

La Francia è sicuramente il paese più ospitale per i latitanti degli anni di piombo, dove aveva trovato scampo alla cattura pure Battisti. Grazie alla dottrina Mitterrand, dal nome del presidente francese che aprì le porte ai terroristi se rinunciavano alla lotta armata.

 

A Parigi vive da tempo Giorgio Pietrostefani, dirigente di Lotta continua condannato a 22 anni di carcere assieme ad Adriano Sofri per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Si è sempre proclamato innocente e la pena andrà in prescrizione nel 2027. I cugini d'Oltralpe ospitano le ex brigatiste Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti condannate all'ergastolo nel processo Moro ter.

 

Alessio Casimirri

Le due terroriste sono state chiamate in causa anche per i delitti D'Antona e Biagi. In Francia avrebbe trovato rifugio Sergio Tornaghi, milanese della brigata Walter Alasia condannato all'ergastolo per partecipazione a banda armata. Nel nord del Paese sarebbe riparato pure Giovanni Alimonti, leader delle Br-Pcc condannato a 22 anni al processo Moro ter.

 

Il caso più controverso riguarda Marina Petrella condannata all'ergastolo per omicidio. L'ex presidente Sarkozy ha negato l'estradizione per motivi umanitari. Sua moglie, Carla Bruni, è sempre stata sospettata di essere coinvolta nelle coperture che hanno garantito a Battisti di lasciare la Francia per il Brasile senza scontare un solo giorno di cella in Italia.

sarkozy carla bruni

 

In Europa hanno trovato rifugio anche terroristi neri come Vittorio Spadavecchia, che ha fatto parte dei Nuclei armati rivoluzionari ed era fuggito dopo l'assalto alla sede dell'Olp di Roma. Un altro brigatista, Mauro Lojacono, coinvolto nell'agguato di via Fani, fuggì prima in Algeria, poi in Brasile e alla fine in Svizzera. Non sarebbe estradabile perchè ha la cittadinanza elvetica.

 

Alcuni latitanti sono stati dichiarati morti presunti, come Franco Coda, uno dei fondatori di Prima Linea, che ha ucciso l'agente di polizia Fausto Dionisi. In realtà potrebbe essere ancora vivo dopo aver fatto perdere le sue tracce fra Brasile, Venezuela e Cuba.

 

Pure il terrorista rosso Maurizio Baldasseroni è fuggito in sud America senza dare più sue notizie. Nel 2013 il nipote che voleva vendere un appartamento a Milano intestato pure allo zio latitante aveva fatto domanda di morte presunta, che per il momento è stata respinta.

Vittorio Spadavecchia

 

Altri terroristi avrebbero trovato rifugio in Libia ai tempi di Gheddafi, Angola e Argentina, ma quasi tutti hanno sempre mantenuto un basso profilo al contrario di Battisti. Ieri il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dal palco della Scuola di formazione politica della Lega a Milano ha dichiarato: «Ci sono altre decine di assassini a piede libero in Europa e nel mondo. Utilizzeremo tutte le energie possibili per riportarli nelle carceri italiane».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. ORA ESTRADATE ALESSIO CASIMIRRI PER LA VERITÀ SU ALDO MORO. LA RICHIESTA DI GIUSEPPE FIORONI AI MINISTRI

Maria Antonietta Calabrò per www.huffingtonpost.it

 

il ristorante gastronomia el buzo di alessio casimirri a managua

Ora "estradare" Alessio Casimirri. Questa mattina, nelle stesse ore in cui a Ciampino sbarcava Cesare Battisti dalla Bolivia, il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani (fino al marzo 2018) Giuseppe Fioroni ha formulato al Governo la richiesta di riportare in Italia il terrorista, per arrivare alla verità sul sequestro e sull'omicidio di Aldo Moro.

 

Fioroni ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al vicepresidente e Ministro dell'Interno Matteo Salvini, al vicepresidente Luigi Di Maio, ai ministri degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Giustizia Alfonso Bonafede per sollecitare la consegna alla giustizia italiana di Casimirri che non solo è l'unico latitante del sequestro Moro che non ha fatto un solo giorno di carcere e che è stato condannato in maniera definitiva a sei ergastoli, anche per altri gravi atti di terrorismo tra cui l'assassinio del giudice Tartaglione. È anche un responsabile e un testimone diretto del delitto delle Brigate Rosse che ha cambiato il corso della storia italiana.

 

BRIGATE ROSSE ALESSIO CASIMIRRI

Casimirri, romano, 1951, nome di battaglia "Camillo", è il figlio di Luciano, ex numero due dell'ufficio stampa dell'Osservatore Romano e della sala stampa Vaticana, sotto tre Pontefici( Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI), e di Maria Ermanzia Labella, una cittadina dello Stato Pontificio. Alessio faceva parte del gruppo di fuoco dell'agguato di via Fani del 16 marzo 1978, costato la vita ai cinque agenti della scorta di Moro, sequestrato e ritrovato cadavere 55 giorni dopo nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani.

 

Nella voce "Cristiani d'Italia" dell'Enciclopedia Treccani lo storico Miguel Gotor (che è stato anche componente della Commissione presieduta da Fioroni) ipotizza che le "protezioni" italiane in favore di Casimirri (Gotor scrive di un "salvacondotto") siano avvenute anche a causa dell'esistenza della "trattativa vaticana" per salvare Moro e "degli imbarazzanti segreti di cui comunque era venuto a conoscenza (durante il caso Moro, ndr) e in forza dei suoi rapporti privilegiati con le più alte sfere del Vaticano" dell'epoca.

 

Scrive Fioroni:

 

Alessio Casimirri ieri

"Nell'esprimere un sincero apprezzamento per i grandi sforzi posti in essere per porre termine alla latitanza di Cesare Battisti e per il successo recentemente conseguito, che chiude una pagina offensiva per le vittime del terrorismo e per lo Stato italiano, desidero richiamare la Loro attenzione su un'altra vicenda di non minore gravità, che ho avuto modo di affrontare in quanto Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro".

 

Dopo aver riepilogato tutti i termini della vicenda, Fioroni aggiunge:

 

"Torno dunque a sollecitare il più grande impegno al fine di sollevare con la massima forza, sia nell'ambito dei rapporti con il Nicaragua sia in ambito multilaterale, la questione della estradizione di Casimirri e al fine di svolgere tutte le attività di polizia eventualmente necessarie ad ottenere la cattura del latitante"... "La questione riveste infatti una straordinaria importanza, non solo per una doverosa esigenza di certezza della pena, ma anche per chiarire gli aspetti ancora oscuri del sequestro Moro e del terrorismo italiano"...

 

"Alla luce di quanto a suo tempo accertato dalla Commissione la vicenda della fuga e della latitanza di Casimirri non sembra riconducibile solo alle protezioni che gli sono state accordate dal governo sandinista. Si evidenzia infatti la costante e ripetuta protezione nel nostro Paese, di cui Casimirri poté godere in molte fasi della sua vita, con modalità e intensità diverse ed in molteplici ambiti. Protezioni che possono essere fondate su elementi familistici, ma non escludono, alla luce dei comportamenti posti in essere da soggetti diversi, elementi di collaborazione, più o meno ufficiale, con strutture dello Stato".

giuseppe fioroni

 

Già nell'ottobre 2017, il presidente della Commissione Moro2, al termine dei lavori dell'organismo parlamentare aveva inviato una lettera all'allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri dell'epoca (Minniti, Orlando e Alfano) nella quale chiedeva al Governo di ottenere risultati dalle autorità di Managua per l'estradizione di Casimirri. Lo scioglimento delle Camere e la formazione del nuovo governo, hanno "fermato" la procedura.

 

Va ricordato che solo su proposta della Commissione Moro2 per la prima volta in modo formalmente corretto, e quindi efficace, è stata chiesta dal governo italiano la consegna del latitante. Negli anni passati ci sono stati due tentativi. Uno che non è andato a buon fine e l'altro che non è stato nemmeno avviato.

 

Casimirri da quando a metà degli anni Ottanta si è trasferito in Nicaragua ha ottenuto la "protezione " dei governi sandinisti ed in particolare dall'attuale presidente, Daniel Ortega, di cui, secondo le cronache locali, avrebbe salvato la vita al figlio, scampato ad un agguato. Ha ottenuto la cittadinanza nicaraguense, ma essa sarebbe, secondo l'opposizione ai sandinisti, "illecita ed illegale". I legami con il regime sono stretti. La figlia di Casimirri, Valeria, sarebbe alla testa della Gioventù sandinista nelle manifestazioni di piazza contro l'opposizione.

aldo moro

 

Nei tumulti che hanno insanguinato il paese centroamericano ad opera delle milizie sandiniste, a partire dalla scorsa primavera, sono rimaste uccise oltre trecento persone, con attacchi e violenze anche alla Chiesa cattolica ed ad alcuni vescovi.

 

Anche Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, ha annunciato che sarà presentata "una mozione per sollecitare l'estradizione degli oltre 50 terroristi condannati in via definitiva e latitanti in Francia, Nicaragua, Argentina, Cuba, Algeria, Libia e Angola. La svolta impressa dal nuovo governo brasiliano può segnare la fine delle vergognose protezioni garantite da alcuni Paesi stranieri, in particolare la Francia, verso terroristi condannati a pene definitive, molti dei quali all'ergastolo".

 

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