norman atlantic

MARE, SAPORE DI MALE - ALTRO CHE AEREI: PER UN TERRORISTA BASTA IMBARCARSI SU UNA NAVE NEL MEDITERRANEO E VA DOVE GLI PARE! - NEI PORTI SI SALE SENZA CONTROLLI, COME SI VEDE DAI CLANDESTINI SULLA NORMAN ATLANTIC E SUL CARGO IN AVARIA

1. IL RISCHIO TERRORISMO E I MOLTI PORTI SENZA PIÙ CONTROLLI

Guido Olimpio per il “Corriere della Sera

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 8 traghetto in fiamme norman atlantic 8

Clandestini a bordo del traghetto Norman Atlantic . Liste passeggeri incomplete o che non tornano. Un mercantile, il Blue Sky , con un altro carico di disperati in mezzo all’Adriatico, informazioni confuse che facevano temere situazioni pericolose. Episodi diversi, con molti lati oscuri. Ma una cosa emerge e dovremmo tenerne conto per il futuro: se un nucleo di terroristi volesse lanciare una sfida dal mare ha compreso che non è una missione impossibile. E i tempi di reazione di una Marina, per quanto rapidi, possono essere ostacolati da problemi logistici o di sovranità.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 4 traghetto in fiamme norman atlantic 4

In certi porti del Mediterraneo ci si può imbarcare senza troppi controlli. L’identità è solo un nome falso su un documento. Ed è altrettanto facile usare una vecchia «carretta», magari nascondendosi dietro dozzine di immigrati, esibiti sul ponte a fare da esca. Simulano un’emergenza, lanciano una richiesta di soccorso, attirano una nave e la colpiscono. Oppure cercano di catturarla. Dopo il caso dell’ Achille Lauro , sequestrata dal commando ispirato da Abu Abbas, sono state aumentate le difese attorno e a bordo alle navi da crociera. Con un lavoro di intelligence e guardie private.

 

Il sistema ha funzionato. In diverse occasioni gruppi di militanti hanno pianificato abbordaggi, ma per fortuna sono rimasti al livello teorico. In altre si sono accontentati di attaccare mercantili e petroliere, bersagli più facili rispetto ai transatlantici. Ora, però, le acque del nostro mare sono molto più agitate. E non solo per colpa dei venti di burrasca. Altri i fattori, vecchi e nuovi. Le rotte usate dai trafficanti d’uomini sono ampie e i criminali molto esperti. La loro «merce» è in continua crescita, spinta a fuggire da guerre e rivolte. Un flusso che offre opportunità di infiltrazione.

 traghetto in fiamme norman atlantic 3 traghetto in fiamme norman atlantic 3

 

Le tensioni politiche e sociali hanno reso insicuri molti porti. Libia, Egitto, Siria, Turchia possono diventare trampolini di lancio per sorprese marittime. Il fronte di rischio si è allargato, vigilare è un’impresa. I servizi sono costretti a rincorrere e devono fare affidamento sui partner locali. Alcuni sono affidabili, altri hanno i loro guai e badano prima alle priorità di teatro. Infine i terroristi studiano, si informano. La disponibilità di fonti aperte, specie sul web, li aiuta a raccogliere i dati necessari su vie d’acqua e traffico. Poi aspettano la prima occasione. Tutto ciò non richiede allarmismo ma attenzione.

 

 

2. LA DISPERATA FUGA PER L’EUROPA?NASCOSTI NEI TIR SULLE NAVI

Da “La Stampa

 

Il mare neppure lo vedono, e certe volte non l’hanno proprio mai visto. Stanno rannicchiati nei container in mezzo alle merci, giù nella pancia della nave. Dove si gela e l’aria è satura di gasolio bruciato. Pregano e dormono nel frastuono della sala macchine, convinti di avercela fatta. Sono viaggiatori di ultima classe. Migranti costretti a scegliere la rotta più lunga, la più pericolosa, la più economica. Attraversano la Turchia a piedi fino a Edirne, dove si incrociano i confini di Grecia e Bulgaria.

la nave cargo moldava blue sky da corfu si dirige verso l italiala nave cargo moldava blue sky da corfu si dirige verso l italia

 

Passano il fiume Evros su canotti da bambini, saltano le reti, strisciano sotto il filo spinato, scavalcano le «barriere anti immigrazione» costruite negli ultimi tre anni con i soldi dell’Unione Europea. ?Per valigia un sacchetto?Li vedi sbucare dai campi di mais a Nea Vyssa, Grecia settentrionale. Fradici. Intirizziti. Con tutta la roba in un sacchetto di plastica. «Atene?», domandano. Ma la strada è ancora lunghissima. Camminano altri 900 km in direzione Sud Ovest, per raggiungere i porti di Patrasso e Igoumenitsa. Dove tenteranno, fra attese estenuanti, accampamenti di fortuna, soldi offerti e fughe dalla polizia, di saltare sul camion giusto. ?

 

la nave cargo moldava blue skyla nave cargo moldava blue sky

Passeggeri non registrati?Ecco chi sono quei passeggeri non registrati del Norman Atlantic. Ecco perché non bisogna stupirsi delle parole del procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe: «E’ acclarato che la nave trasportasse anche dei clandestini nascosti nelle stive. Temiamo che possano esserci altre vittime». ?Succede da anni. Dalla Grecia all’Italia. Come da Calais - Francia - all’Inghilterra. Storie che spesso finiscono in una breve di cronaca: 22 dicembre 2014, porto di Venezia: cinque ragazzini afghani all’interno di un camion frigo imbarcato sul traghetto «Forza», in servizio per Anek Lines. Non riuscivano neppure a parlare. Li hanno portati in ospedale, quasi morti assiderati. E’ la rotta greca dell’immigrazione.

 

Altre strade, identiche destinazioni finali: il Nord Europa, Germania, Olanda, Svezia. Storicamente sono bengalesi, afghani e pakistani a percorrerla. Ma si aggiungono adesso molti siriani in fuga dalla guerra. I dati sono significativi: 40 mila migranti identificati in Grecia nel 2013, sono diventati 72.600 nel 2014. Nuove rotte sono già allo studio dei trafficanti di uomini. ?

 

immigrati barconi 6immigrati barconi 6

IL «METODO GRECO»?

«La Grecia ha deciso di adottare metodi di accoglienza al di sotto di tutti gli standard concordati. Procedure complicatissime, personale inesistente, condizioni disumane. Siamo arrivati a vedere 56 migranti stipati in una cella da 6 posti. Ecco perché nessuno ha la minima intenzione di fermarsi...».

 

Chi parla è Manu Moncada, è il referente di Medici Senza Frontiere per quel territorio. Ha visto costruire muri inutili. «La Grecia ha chiuso le proprie frontiere di terra, ma ora deve rispondere al flusso di rifugiati che arrivano sulle isole del Dodecanneso. Il dato è questo: +500% negli ultimi dodici mesi». E’ la novità dell’anno. Chi può pagare di più, accorcia il viaggio. Evita le barriere «anti immigrazione» del confine Nord, e sbarca dalla Turchia sulle spiagge di piccole stupende isolette.

 

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E poi? Altri viaggi, altre trafile, altre rincorse per saltare su altri camion. Perché resta il problema di come imbarcarsi da clandestini su un traghetto per l’Italia. ?

 

BARCHE SENZA PILOTA

Ed ecco, la seconda novità significativa del 2014. Il 21 dicembre un cargo con a bordo 900 profughi siriani è arrivato dalla Turchia direttamente davanti alle coste siciliane. Motori spenti. Alla deriva. In vista del porto di Augusta. Su quel cargo non c’era un comandante a bordo. Nessuno scafista. Erano già tutti scappati su altre imbarcazioni messe a disposizione dall’organizzazione criminale. Così come succede da sempre in Libia, sta succedendo anche in Turchia.

 

Navi madri che aspettano al largo un carico di umanità disperata. Il viaggio è costato 6000 dollari a persona. Totale: 5 milioni e 400 mila dollari per i trafficanti. «Questo episodio racconta bene i viaggi della classe media siriana», spiega Manu Moncada. «Dove tutta una famiglia investe i soldi risparmiati per scappare dalla guerra. Molto diverso è il caso dei ragazzi afghani che cercano di nascondersi nei rimorchi dei camion e nei container».

barcone di immigrati foto di Massimo Sestini per Marina Militarebarcone di immigrati foto di Massimo Sestini per Marina Militare

 

PRIMA CLASSE, ULTIMA CLASSE.

Chi può cerca di evitare la Grecia. Non tutti possono permetterselo.?Era passato di lì anche Enaiatollah Akbari, il ragazzino protagonista del best seller di Fabio Geda «Nel mare ci sono i coccodrilli».

 

Oggi ha 25 anni, allora ne aveva 15: «Da due mesi dormivo in un bosco vicino a Corinto – ricorda - la nave era gigante. Trasportava motrici di camion. Mi sono infilato in uno spazio di 80 cm quadrati, fra le ruote anteriori e quelle posteriori. Era come se tutto il mio destino dipendesse da quell’atto, poter partire. Poter arrivare in Italia. Ho avuto fortuna… Sono rimasto immobile per 62 ore, senza bere e senza mangiare. Sentivo i cani abbaiare, avevo paura che mi rimandassero in Grecia».

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Invece era il porto di Venezia: «Il camion è sbarcato. Si è fermato in un cortile, da qualche parte. Mi sono buttato giù come un sacco di patate. Non riuscivo a muovermi. Mi sentivo morire. Le articolazioni erano tutte bloccate. Mi strusciavo per terra per riprendermi. Ma che bella, l’Italia. Che posto meraviglioso... Ricordo ancora la voce di quell’uomo che invece di scambiarmi per un ladro, mi ha gridato “go, go, go!”. E’ stato lui a indicarmi la via per scappare».

 

 

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