''LEI È CATTIVO'' - ‘’NO, SOLO UN PO’ STRONZO’’ – CAZZULLO INTERVISTA DAGO - ''BERLUSCONI NON È MAI STATO UN UOMO DI POTERE, MA DI INTERESSI. I PROPRI – RENZI? ALLA FINE IL GRANDE ROTTAMATORE È RIUSCITO A ROTTAMARE SOLO SE STESSO - FINIRE CON UNA 500 DENTRO UN NEGOZIO DI POMPE FUNEBRI CON RENATO ZERO - IL CAPELLO MOSCIO DI FELLINI - STASERA ALLE 21.15 SU SKY ARTE VA IN ONDA LA SECONDA PUNTATA DI 'DAGO IN THE SKY'

-

Condividi questo articolo

CAZZULLO CAZZULLO

1. DAGO IN THE SKY

Dal ‘Corriere della Sera’ -  Stasera alle 21.15 su Sky Arte va in onda la seconda puntata di Dago in the Sky , la trasmissione di Roberto D' Agostino e della coautrice Anna Cerofolini. Il tentativo è propor-re una tv contemporanea allo smartphone. In totale saranno 10 puntate. Rispetto all' anno scorso il programma cambia veste: via lo schermo sezionato in quadrati e rettangoli alla Mondrian, che producevano un caleidoscopio di informazioni visive; si punta su una nuova estetica, che vede le immagini doppiarsi e sovrapporsi tra loro.

ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA

DAGO in the Sky: da martedì 7 novembre su Sky Arte HD (21:15)

 

 

2. «I MIEI INCONTRI CON FELLINI IN UN CENTRO ANTI CALVIZIE»

Aldo Cazzullo per Corriere della Sera

 

Da casa D’Agostino il Cupolone e Castel Sant’Angelo pare di poterli toccare. «Purtroppo Roma e l’Italia non sono adatti ai tempi. Questa è l’età del soft-power, della realtà virtuale. Cupertino prende il nome dal santo delle levitazioni. Noi invece abbiamo l’hardware: pietra, marmo, travertino; la cosa più soffice è il tufo. Che vuoi levità? Grazie al cielo, non possiamo fare reset e cancellare tutto, Venezia Pompei Agrigento».

 

rock babilonia 1 rock babilonia 1

I salotti romani non esistono più?

ANNA FEDERICI ROBERTO DAGOSTINO ANNA FEDERICI ROBERTO DAGOSTINO

«Esistono ancora, ma politicamente non contano più nulla. L’ultimo a troneggiare è stato l’attovagliamento settimanale di Mariasaura, sedicente vedova Angiolillo, che in realtà si chiamava Girani Maria: Renato Angiolillo non l’aveva mai sposata. Il suo villino sul cucuzzolo di Trinità dei Monti era la stanza di compensazione del potere politicante. Gran ciambellano, Gianni Letta; che resta il vero governatore di Roma».

Beniamino Placido - Federico Zeri e Guido Accornero - per coordinare il salone del libro a Torino Beniamino Placido - Federico Zeri e Guido Accornero - per coordinare il salone del libro a Torino

 

Ora però sta tornando Berlusconi.

«Berlusconi non è mai stato un uomo di potere, ma di interessi. I propri. Bada al bilancio delle sue aziende. Le nomine le faceva e le farà Letta».

 

Perché lei ce l’ha tanto con Renzi?

«Non è vero. L’ho conosciuto e l’ho trovato vispo come un giocatore di poker con attitudine al bluff. Ma, da perfetto provinciale, ha esagerato. Voleva distruggere i quadri intermedi dello Stato, dai sindacati a Bankitalia; alla fine il grande rottamatore è riuscito a rottamare solo se stesso».

 

dago quelli della notte dago quelli della notte

Lei è cattivo.

«No, solo un po’ stronzo. A volte irriverente per smania stilistica. Dagospia non è un blog ma è “pensiero visivo” in tempo reale. Spesso sono le mie presunte vittime a fornirmi il materiale. La prima fu Valeria Marini, che mi consegnò le foto dei suoi baci con Vittorio Cecchi Gori. Dagospia è il racconto del nostro tempo. Che è il tempo dell’insostenibile pesantezza del narcisismo di massa».

 

Non c’è proprio nessun politico che stima?

«Ce ne sono diversi. In primis, Rutelli che ha amministrato bene Roma, e oggi è rimpianto da tutti. Amato è molto intelligente. Delrio non è solo una brava persona. Ma nell’era della rete chiunque, da Trump a Merkel, diventa un fotomontaggio buffo».

 

Un disastro.

ROBERTO DAGOSTINO E ALBERTO ARBASINO ROBERTO DAGOSTINO E ALBERTO ARBASINO

«Una sana dissacrazione. Roma del resto non confonde mai la cronaca con la Storia. In passato ci siamo fatti abbindolare prima dal mito di Kennedy, poi da quello di Mao: un predatore sessuale e un serial killer di massa».

benigni fellini villaggio benigni fellini villaggio

 

È vero che lei faceva l’impiegato di banca?

«E baciavo la scrivania, che mi consentiva di riempire il frigo. Avevo bisogno di lavorare. Mio padre era un saldatore alla Romanazzi di Centocelle. Perse un polmone, lo mandarono a casa come un attrezzo fallato. Mamma era bustaia, faceva reggiseni. Sono cresciuto a San Lorenzo, un fantastico quartiere popolare, non ancora infestato dagli studenti. Frequentavo l’oratorio, Azione cattolica, boy scout. Poi scoprii un oratorio laico: il Piper. Ballavo con Patty Pravo, la Bertè, Paolo Zaccagnini, Alberto Dentice».

 

E Renato Zero.

NICOLINI E DAGO NICOLINI E DAGO

«Allora si chiamava Renato Fiacchini, Zero fu un’invenzione di Boncompagni. Figlio di un poliziotto, viveva in un condominio di poliziotti: usciva vestito da cristiano e veniva nell’androne di casa mia a vestirsi da Renato Zero. Una sera facciamo un giro in centro su una 500 decapottabile, alla guida un amico. In via Sicilia l’incrocio fatale, un auto ci colpisce in pieno e finiamo dentro una vetrina di un negozio di pompe funebri, Scifoni. Usciamo dal tettuccio tutti insanguinati e ci portano al Policlinico. Solo che io vengo indirizzato al reparto maschile e Renato a quello femminile; magro magro, bellissimo con i capelli lunghi e la tutina aderente, l’avevano preso per una ragazza. Allora grido disperato: “Ma che fate? Dove lo portate il mio amico? C’è un errore, è un uomo, ha il pisello...”».

 

Erano gli anni della Beat Generation.

RENZO ARBORE E ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE E ROBERTO DAGOSTINO

«Ero balbuziente e ho passato l’adolescenza a leggere. Sulla strada fu una folgorazione, a cominciare dalla prefazione di Fernanda Pivano. Saputo che era scesa all’hotel Hassler, andai con Zaccagnini a conoscerla. Ci vestimmo da “on the road”, quasi da zingari, con gilet e tutto: non ci fecero entrare. “Ma noi abbiamo un appuntamento con la signora Pivano!”. “Eccola”. La donna che aveva scoperto la Beat Generation era una sciura con caschetto, tailleur, borsetta Gucci e filo di perle. Diventammo molto amici. Suo marito Ettore Sottsass invece era un po’ ispido».

 

LA VIGNETTA DI GIANNELLI CHE CITA DAGOSPIA: RENZI GIOCA A FLIPPER A RIGNANO CON OBAMA LA VIGNETTA DI GIANNELLI CHE CITA DAGOSPIA: RENZI GIOCA A FLIPPER A RIGNANO CON OBAMA

Poi vennero gli anni di piombo.

«A Roma era guerra civile. Se ti presentavi nel quartiere di destra vestito da uno di sinistra eri finito. Una volta passai a piazzale Clodio, avevo i regolamentari capelli lunghi ed eskimo, mentre una banda di fascisti usciva dal Tribunale; e non potendo picchiarmi sotto gli occhi dei carabinieri, mi circondarono e mi fecero una doccia di sputi. Un periodo orribile. Finito solo con l’intuizione di Renato Nicolini».

 

L’estate romana.

«Da assessore capì che la guerra era finita. Io già facevo nel dopolavoro bancario il critico musicale e il dj radiofonico, poi iniziai a scrivere per il giornale di Lotta continua. Nicolini mi affidò la parte musicale. Ci inventammo una rassegna a Villa Ada: “Alla ricerca del ballo perduto”, riprendendo l’era felice degli anni 60. L’hully-gully, lo yé-yé. Rispolverammo Beatles e Beach Boys, Rita Pavone e Patty Pravo».

arbore dago boncompagni arbore dago boncompagni

 

Qui arriva Arbore.

«Renzo per me fu un ‘’papà’’. La “mamma” è Barbara Palombelli, che incontrai all’Europeo con Mughini e Lamberto Sechi. Quando l’Espresso mi tolse la rubrica “Spia” per una battuta sull’Avvocato, fu Barbara a suggerirmi di aprire un sito».

 

Arbore adorava Fellini. Lei l’ha conosciuto?

dago e renato zero 1 dago e renato zero 1

«Perdevo i capelli e finii in un centro di tricologi tedeschi che riempivano i bulbi del cranio di creme. Un giorno levai lo sguardo e mi trovai a fianco Fellini, anche lui incremato come una torta. Mi resi conto con sollievo che anche i geni soffrono a diventare calvi. Federico parlava con malinconica angoscia dell’insostenibile rumore che fa un capello che cade».

 

A «Quelli della Notte» lei faceva il lookologo.

MOANA DAGO, 1993 MOANA DAGO, 1993

«Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi intellettuali: Arbasino, Bonito Oliva, Federico Zeri, con cui ho scritto un libro (Sbucciando piselli), Beniamino Placido, di cui seguivo i seminari alla Sapienza. Mi colpì Gianni Vattimo e il suo “Pensiero debole”, postmoderno e postideologico: il commento della realtà che prende il posto della realtà. La tecnologia è la nuova ideologia, con algoritmi e software al posto di partiti e sindacati».

 

Lei ne parla nella nuova serie di «Dago in the Sky», la sua trasmissione su Sky Arte.

«Oggi siamo oltre l’apparenza; siamo alla costruzione di noi stessi. Siamo tutti avatar all’interno di una realtà artificiale. L’uomo si è trasformato in un brand, un marchio, una “Io S.p.a.”, responsabile marketing di se stesso. La rete è lo specchio che riflette quello che vorremmo essere».

dago tocca la plastica di vittoria risi dago tocca la plastica di vittoria risi dagostino dagostino giuliana de sio e dago giuliana de sio e dago dago sgarbi dago sgarbi dago dj dago dj pugliese, rho e cerofolini pugliese, rho e cerofolini schiaffo dago a sgarbi schiaffo dago a sgarbi DAGO A QUELLI DELLA NOTTE DAGO A QUELLI DELLA NOTTE DAGO, TIPICO CARCIO ROMANESCO . - VERNISSAGE ESSELUNGA DAGO, TIPICO CARCIO ROMANESCO . - VERNISSAGE ESSELUNGA cm dago e giaccio cm dago e giaccio Dago by Massarini Dago by Massarini

 

dago dago DAGO TATTO DAGO TATTO DAGO -SBUCCIANDO PISELLI COVER DAGO -SBUCCIANDO PISELLI COVER FOTO - BRUNO OLIVIERO - FOTO - BRUNO OLIVIERO - Dedica Gheddafi a Dago Dedica Gheddafi a Dago Vincino dedica a dago Vincino dedica a dago Libro \"Cafonal\" Libro \"Cafonal\" DAGO DAGO

 

Condividi questo articolo

media e tv

politica

business

cronache

sport

cafonal