CHE TORTURA ‘STA CENSURA - PIGI BATTISTA: "ORA CHE WOODY ALLEN SI E' DECISO A FAR CAUSA AD AMAZON, COLPEVOLE DI NON AVER MESSO IN CIRCOLAZIONE CON MOTIVAZIONI PRETESTUOSE IL SUO FILM “A RAINY DAY IN NEW YORK", SPERIAMO CHE UN PICCOLO ARGINE DI LIBERTA' POSSA SERVIRE A CONTENERE L'ONDATE NEO-OSCURANTISTA DELLA CENSURA - PER ACCODARSI A UNA CAMPAGNA ISTERICA, SI È DISTRUTTO UN..."

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timothee chalamet, selena gomez e woody allen a rainy day in new york timothee chalamet, selena gomez e woody allen a rainy day in new york

Pierluigi Battista per il “Corriere della Sera”

 

Ora che finalmente Woody Allen si è deciso a far causa ad Amazon, colpevole di non aver messo in circolazione con motivazioni pretestuose il suo «A rainy day in New York», speriamo che un piccolo argine di libertà possa servire a contenere l' ondata neo-oscurantista dei moderni e modernamente arroganti sacerdoti della censura.

 

Finora si erano alzate pochissime voci (con la lodevole eccezione dell'appello «per un cinema libero» promosso in Italia dal regista Giulio Laroni) per esprimere lo sconcerto del mondo del cinema e della cultura di fronte a un caso così palese di linciaggio ai danni di uno dei più grandi registi del mondo.

timothee chalamet, elle fanning e woody allen a rainy day in new york timothee chalamet, elle fanning e woody allen a rainy day in new york

 

Per la paura di incorrere nella riprovazione intimidatoria dei censori, Amazon ha deciso di cancellare un'opera d'arte in via precauzionale. Un'enormità. Come se nessuno pubblicasse un romanzo di Hemingway per antipatia verso lo scrittore o se gallerie e musei si accordassero per non esporre più le opere di Botero (come è già accaduto con Egon Schiele a Londra).

selena gomez e woody allen a rainy day in new york selena gomez e woody allen a rainy day in new york

 

Per accodarsi a una campagna isterica che vuole Woody Allen responsabile di abominevoli molestie sessuali (peraltro inesistenti come è stato appurato in un verdetto della giustizia americana ) si è distrutto un principio basilare della libertà d'espressione e della libertà culturale ed artistica. Ma il mondo del cinema, paralizzato dal terrore di essere preso a bersaglio dei nuovi professionisti del linciaggio e del bavaglio, è rimasto in silenzio.

 

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Non una protesta nei grandi festival internazionali, non una parola di condanna contro l'attacco alla libertà di espressione, non una presa di posizione dai palchi delle celebrità nelle interviste a esponenti dello spettacolo sovente ciarlieri e attratti delle pose da indignati, non un hashtag, un gesto di solidarietà con Woody Allen, come se fosse normale la decisione di non mettere in circolazione un film nascosto al grande pubblico per via di un'ossessione censoria.

 

Più ancora dell' atto di sottomissione ai nuovi imperativi del dogmatismo rozzo recitato da Amazon, colpisce e sgomenta la rassegnata docilità dei colleghi di Allen , la loro propensione a darla vinta ai carnefici pur di non apparire solidali con la vittima messa al bando. Ora la controversia legale tra Allen e Amazon seguirà il suo corso giudiziario e speriamo davvero che il film possa essere visto dal pubblico di tutto il mondo. Meglio tardi che mai.

 

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