IL CINEMA DEI GIUSTI - UN FILO PREVEDIBILE, MA NON È AFFATTO MALE QUESTO PICCOLO THRILLER ITALIANO “MONOLITH”, DIRETTO IN VERE LOCATION AMERICANE DA IVAN SILVESTRIN - IL MODELLO È IL FILM INTERNAZIONALE A BASSO COSTO MA E’ UN ESPERIMENTO GIRATO DECISAMENTE MEGLIO DI TANTI PRODOTTI USA SIMILI - VIDEO TRAILER

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Marco Giusti per Dagospia

 

MONOLITH MONOLITH

Ma una 500, no? E un Panda? Tutto era meglio del macchinone supertecnologicizzato che può facilmente tramutare la tua vacanza in un horror. Quando poi i comandi della macchina infernale sono tutti sul cellulare e con questo ci fai giocare il pupo… beh… Un filo prevedibile, ma non è affatto male questo piccolo thriller italiano Monolith, diretto con professionalità in vere location americane da Ivan Silvestrin (2nigts), che lo ha scritto assieme a Elena Bucaccio, Stefano Sardo e Mauro Uzzeo, tratto da un soggetto di Roberto Recchioni, prodotto da Sky assieme alla Sergio Bonelli Editore, e interpretato dalla bionda sciapitina Katrina Bowden (Scary Movie 5), il pupo nel sedile posteriore, un cervo morto, un cane affanato, un marito traditore al telefono e poco altro.

 

MONOLITH MONOLITH

Il modello, diciamo, è il film internazionale a basso costo come Mine. Può essere un’idea. Monolith è però anche un esperimento, visto che è il primo film dalla nuova società di distribuzione Vision, legata a Sky e a altri produttori, che è arrivato eroicamente nelle nostre sale sabato scorso pronto a combattere contro Annabelle 2, la bambola assassina, e altre amenità americane. Ho scritto qualche giorno fa che con 79 mila euro incassate nel weekend con 200 sale il film era stato un disastro.

 

Mi ha chiamato direttamente Nicola Maccanico, responsabile della Vision, spiegandomi che non è vero. Intanto sono 79 mila euro su due giorni e non su quattro, e poi l’incasso è esattamente quanto si aspettavano da un piccolo film italiano girato a basso costo, 600 mila euro, che tenta la strada delle sale in pieno agosto. Riferisco. Ieri Monolith era ancora quarto a 25 mila euro. Può essere che, tenendolo in sala fino a fine mese, alla fine funzioni meglio di tante commedie.

 

MONOLITH MONOLITH

Ma è ovvio che sia un tentativo. Insomma Monolith, che ha girato qualche festival dell’horror lo scorso autunno, funziona un po’ da prova generale per la Vision, che dovrebbe decollare quest’autunno con tre opere prime di registi non proprio giovanissimi, Nove lune e mezza di Michela Andreozzi con Claudia Gerini e Lillo, Cose che succedono di Augusto Fornari con Lino Guanciale, Sconnessi di Cristian Marazziti con Fabrizio Bentivoglio, per poi lanciarsi con titoli maggiori come Il premio di Alessandro Gassman con lo stesso Gassman e Gigi Proietti, Lui è tornato di Luca Miniero con Massimo Popolizio come rinato Mussolini, ecc. Vedremo.

 

MONOLITH MONOLITH

Intanto Monolith, alla fine, con i suoi esterni da vecchio western e l’idea della macchina che si può trasformare in pericoloso killer (no, Car di Stephen King era un’altra cosa…), con la bionda impaurita nella notte, funziona. Specialmente se non ci si aspetta molto oltre quello che è. Ma è girato decisamente meglio di tanti prodotti americani simili.  

 

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