IL CINEMA DEI GIUSTI - E’ UN BEL RITORNO ALLA STORIA D’AMORE ROMANTICA BORGHESE E AI TONI DI COMMEDIA CECHOVIANI QUESTO “DOVE NON HO MAI ABITATO” DIRETTO DA PAOLO FRANCHI - DECISAMENTE SUPERIORE A MOLTI DEI FILM ITALIANI VISTI A VENEZIA - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

DOVE NON HO MAI ABITATO DOVE NON HO MAI ABITATO

“Hai mai fatto follie per amore?” è la domanda chiave di Francesca a Massimo mentre sta scoppiando la loro storia d’amore. Follie… Ma nel mondo alto borghese dei cinquantenni non si fanno più follie per amore, lo sappiamo. E’ un bel ritorno alla storia d’amore romantica borghese e ai toni di commedia cechoviani questo Dove non ho mai abitato diretto da Paolo Franchi, che lo ha scritto assieme a un folto gruppo di collaboratori (Rinaldo Rocco, Daniele Ceselli per la sceneggiatura, Mariolina Venezia, Roberto Scarpetti, Chiara Laudani per il soggetto), quasi un film d’altri tempi, ben lontano dagli eccessi autoriali e drammatici del suo precedente E la chiamano estate.

DOVE NON HO MAI ABITATO DOVE NON HO MAI ABITATO

 

Costruito per una grande prova di attrice di Emmanuelle Devos, Francesca, che si divide fra tre uomini, un padre forte e malato, Manfredi, Giulio Brogi, un marito francese, ricco e accudente ma un po’ opaco, Benoit, Hyppolite Girardot, e il bell’architetto Massimo, Fabrizio Gifuni, incapace di andare fino in fondo nella vita come nell’amore, ci allontana dalle ambientazioni consuete della periferia di Roma e Napoli, per portarci a Torino e a Parigi, in un mondo alto-borghese fatto di architetti e banchieri.

 

DOVE NON HO MAI ABITATO DOVE NON HO MAI ABITATO

Francesca, alla morte della madre, aveva deciso di lasciare il padre Manfredi, sposandosi un ricco banchiere, Benoit, e abbandonando la professione di architetto che aveva appena intrapreso. Vent’anni dopo, il padre, malato, le chiede di aiutare il suo primo architetto e figlio mancato, Massimo, nella progettazione di una casa per una coppia di giovani ricchi, Paolo e Giulia. Pur non volendolo fare, Francesca si lascia convincere e piano piano ritrova l’amore innamorandosi di Massimo e la voglia di lavorare.

 

Ma arriverà naturalmente al punto di dover scegliere fra l’amore e la fuga. Ben sapendo che anche il suo amore non è che una trappola-regalo che le ha teso il padre per svegliarla sì da un matrimonio stanco, ma anche per tenerla sotto il suo controllo. Tragiche decisioni, insomma, ci attendono, drammi non vissuti completamente o abbandonati a metà.

 

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Benissimo fotografato da Fabio Cianchetti, con una musica prestigiosa di Pino Donaggio, dove sono inseriti brani jazz di Giorgio Gaslini, malgrado qualche concessione pesante agli sponsor torinesi, Dove non ho mai abitato dimostra in fondo quanto dobbiamo a questo tipo di cinema anticotto, un po’ come La tenerezza di Gianni Amelio, curiosamente sempre prodotto da Agostino Saccà per Pepito, e quanto ci riconosciamo. Almeno noi pubblico non più giovane.

DOVE NON HO MAI ABITATO DOVE NON HO MAI ABITATO

 

Decisamente superiore a molti dei film italiani visti a Venezia, interpretato benissimo sia dalla Devos che da Gifuni che dal ricco cast esibito, Giulia Michelini, Valentina Cervi, c’è pure un cammeo stracultissimo di Naike Rivelli, sembra un’opera destinata più all’attento pubblico francese che al distratto pubblico italiano, che si muove ormai solo per i filmoni americani. In sala da giovedì.

 

 

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