“NON SONO RAZZISTA!” IL RUGGITO DI ULTIMO: “MI È DISPIACIUTO DELLA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA PAROLA "RAGAZZO", RIFERITA A MAHMOOD - SANREMO? DA 2 MESI SENTIVO DIRE CHE SAREI STATO IL VINCITORE DI SANREMO, NON SONO STATO IN GRADO DI GESTIRE TANTA RESPONSABILITA' - PAGO IL FATTO DI AVERE 23 ANNI E DI ESSERE SEMPRE SCHIETTO. INCOMPRESO? SI’, SONO STATO SCARTATO ANCHE DAI TALENT. HO SEMPRE PENSATO CHE NELLA VITA IL PIANO B È UNA GRANDE CAZZ***". ECCO PERCHE’ – VIDEO

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Ernesto Assante per “la Repubblica”

 

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Dato per favorito a Sanremo, è arrivato secondo con "I tuoi particolari" Un risultato accolto dal cantante con reazioni che hanno fatto discutere Ultimo è venuto in redazione a " Repubblica" per cantare nel programma " Webnotte di giorno" e per rispondere alle domande di Ernesto Assante.

 

Qui riportiamo il dialogo trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e su Repubblica. it L' ultima volta a "Repubblica" è stata un anno fa, dopo Sanremo 2018.

Un anno incredibile.

«Assolutamente sì. È stato pieno di impegni, di obiettivi raggiunti, di energia, di live, soprattutto quindi di musica suonata, e non potevo chiedere di meglio».

 

Dopo la vittoria a Sanremo 2018, quanto ti aspettavi questo successo?

«Non avrei mai pensato di poter fare una tournée nei palasport e di mandarla così velocemente sold out, con una data anche allo Stadio Olimpico. Tutto questo dopo appena un anno non è normale. Non potevo sperare di meglio».

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Quanto è difficile non perdere la testa e non svegliarsi convinti di essere una divinità?

«C' è il rischio a volte di sentirsi sempre vincenti. Ma non sei vincente tu, lo sono le persone che ti danno fiducia e questo non va mai dimenticato perché bisogna metabolizzare il concetto che è la gente a far sì che tu possa essere un artista. Devi saper accettare i cambiamenti, nel bene e nel male».

 

Parliamo dei tuoi due festival: uno da esordiente, nell' altro eri già un artista di successo.

«Sono arrivato a questo Sanremo con delle cose fatte ma anche con due mesi in cui sentivo dire che sarei stato il vincitore. La responsabilità con cui ho partecipato è stata molto importante. La musica non può richiedere questo tipo di responsabilità, ne comporta altre. Non sono stato in grado di gestire questa responsabilità».

 

È dovuto anche all' età, probabilmente, e all' esperienza.

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«Assolutamente. Pago il fatto di avere 23 anni e di essere sempre schietto, nel bene e nel male. Non mi piace fare tanti giri di parole per dire una cosa, è una cosa che pago e sicuramente pagherò ancora. Ma quanto è bello dire quello che ci pare!».

 

La gente però si aspetta anche questo da un artista: "mi rode e si vede". Si lega anche al tuo proporre musica vera. L' importante è che non ti roda sempre.

«Posso assicurare che non è così. Questa è una delle prime volte in cui parlo dopo quell' episodio. Uno può dire qualsiasi cosa sulla canzone (di votazioni non voglio più parlare), ma mi è dispiaciuto davvero della strumentalizzazione della parola "ragazzo", riferita a Mahmood, che non aveva assolutamente una connotazione razzista. Perché se sono razzista io, lo siamo tutti. Quella è l' unica cosa che mi fa male.

 

È il problema delle fake news: se sui social qualcuno posta un video in cui è in lacrime e dice "tale artista mi ha dato un pugno in faccia", la cosa diventa virale, e anche se l' artista in quel momento è dall' altra parte del mondo diventa quello che ha picchiato una ragazza. Poi verrà dimostrato che lui era da tutt' altra parte, ma intanto è passato per quello che picchia le ragazze».

ULTIMO ULTIMO

 

Ad aprile arriva il nuovo album, "Colpa delle favole".

«È la continuazione dei primi due.Pianeti ho cominciato a scriverlo perché ero arrabbiato, volevo sbranare tutto; con Peter Pan ho usato la metafora del personaggio per evadere dal quotidiano. Colpa delle favole nasce dalla domanda se sia un' illusione o un sogno: in questo disco dico che non è colpa mia se tante cose mi hanno illuso, ma è colpa proprio della favole».

 

Il 4 luglio c' è il concerto allo stadio Olimpico, e non è poco.

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«Ho tante ansie quando devo esibirmi, ma una cosa che non mi fa paura è il numero di persone che avrò davanti. La sensazione che provo è la stessa. Poi magari lì sarà diverso Quello che emoziona tanto è guardare gli occhi delle persone e trovare te stesso in quegli sguardi. È la condivisione dei sentimenti, anche dei dolori: per questo il concerto è una cosa che mi fa bene. Mi fa sentire capito».

 

Ti sei sentito incompreso a lungo?

«Sì. Avevo una grande voglia di suonare, ma sono stato scartato anche dai talent. Scrivo sempre cose molto vere, ma a un certo punto ho pensato di non poter essere capito. Mi sono sostenuto da solo, nessuno mi ha incitato a continuare. Ma ho sempre pensato che nella vita il piano B è una grande cazz***. La vita è troppo breve per non fare quello che desideri».

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All' Olimpico avrai una megaband?

«Sì, vorrei fare qualcosa che spero possa restare».

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