BRIVIDO FELINO! NESSUN LUOGO S'ADDICE A UN GATTO PIÙ DELLO STUDIO DI UNO SCRITTORE - BAUDELAIRE, CÉLINE, BUKOWSKI E ALTRI ARTISTI "MALEDETTI" RACCONTATI DAI LORO MICI - IL POETA BAUDELAIRE ADORAVA “QUELLE BESTIOLE INNAMORATE COME LUI DEI PROFUMI. E SEMBRAVA ESSERE LUI STESSO UN GATTO...”

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Estratto del libro “Gatti e ribelli” di Marina Alberghini pubblicato da Libero Quotidiano

CELINE CELINE

 

In occasione della festa del gatto,nata nel 1990 e celebrata il 17 febbraio, pubblichiamo in anteprima uno stralcio del capitolo dedicato a Charles Baudelaire tratto dal libro di Marina Alberghini - saggista, pittrice e presidente dell'Accademia dei Gatti Magici - Gatti e ribelli. Gli scrittori maledetti raccontati dai loro gatti, in uscita a fine mese per Mursia.

 

Nell' universo sulfureo di Les fleurs du mal primeggia la creatura misteriosa chiamata Gatto alla quale dedicherà tre poesie tra le più profonde e ammalianti che mai saranno state ispirate da questa mitica creatura. Forse perché è il suo rifugio, colei che lo comprende e non lo giudica ma che lo affascina.

 

Felina la sua donna, felina la sua gatta tricolore dal nome Felina, entrambe accomunate in un' estasi dei sensi in cui l' afrore selvatico e lussurioso della gatta si sposa con quello del corpo nudo della sua donna di colore, Jeanne Duval, la mulatta che lo aveva preso per sempre, la donna i cui capelli ricciuti e d' ebano gli evocano i misteri della foresta tropicale. (...)

 

VICTOR HUGO GATTO VICTOR HUGO GATTO

In Baudelaire la sensualità femminile è felina, in lui il fascino del gatto è quello della donna e viceversa. Sono i due poli attorno ai quali egli troverà il suo io più profondo, basta ricordare l' altra poesia sul gatto dove scopre lo sguardo del felino, è dentro di sé, nel suo io più profondo. Un fascino reciproco che ha qualcosa di misterioso.

 

Come testimonia Champfleury, nel suo libro Les chats nel quale si aggirano i gatti dei suoi amici artisti e che sarà illustrato in copertina da Manet: «Tra i tipi strani è il poeta Baudelaire, un essere pieno di elettricità, che sembrava essere lui stesso un gatto. Quante volte, mentre passeggiavamo insieme, ci siamo fermati davanti al negozio di stiratrici di biancheria raffinata, dove sulla biancheria un gatto, steso languidamente, si inebriava del delicato odore della tela stirata! Quante ore di contemplazione davanti a quei vetri, dietro i quali giovani e civettuole stiratrici facevano graziose smorfiette credendo di avere a che fare con degli adoratori!

Baudelaire IL GATTO Baudelaire IL GATTO

 

Un gatto appariva alla porta di un corridoio o attraversava la strada, e subito Baudelaire gli andava incontro, lo attirava con le coccole, lo prendeva in braccio e lo accarezzava - anche contro pelo. (...). Oggetti della tenerezza di Baudelaire, i gatti servirono a lungo da tema di satira contro di lui per i giornalucoli».

 

E qui cita uno di questi articoli: «Dopo Hoffmann, Poe e Gautier è divenuto di moda in quell' ambiente (Baudelaire e i suoi compagnoni) amare troppo i gatti. Uno di questi, che va per la prima volta in una casa, appare a disagio, e inquieto, finché non ha visto il gatto di casa. Lo scorge, si precipita, lo accarezza, lo bacia: nel suo trasporto non risponde più a niente di quello che gli dicono, è ormai lontano cento leghe assieme al suo gatto».

 

Ma Champfleury prosegue acutamente: «Baudelaire fu più che un amico dei gatti; io vedo in lui una sorta di seguace della setta felina e anche se ha più di una volta dipinto "gli occhi screziati di metallo e d' agata»" dell' animale, questo non fa di lui un poeta descrittivo.

 

All' idea del gatto tenebroso, che viene da regioni misteriose si aggiunge un' idea etica e mistica \ Baudelaire non ride mai su questo soggetto: per renderlo evoca la magia, l' elettricità, le tenebre. L' animale diviene un gatto "angelico": le sue pupille sono fatte di "viventi opali". Il misticismo si fonde nella realtà e l' assorbe».

 

BUKOWSKI BUKOWSKI

Non da meno fu quel gattofilo di Théophile Gautier: «Baudelaire adorava i gatti, come lui innamorati dei profumi, e che l' odore della valeriana getta in una specie di epilessia estatica.

 

Egli amava quelle affascinanti bestiole tranquille, misteriose e dolci, dai brividi elettrici, la cui posa preferita è quella di allungarsi come le sfingi, le quali sembrano aver loro trasmesso il loro segreto; esse errano a passi vellutati per la casa, come il genio del luogo, genius loci, dove vengono a stendersi al tavolo dello scrittore, tenendo compagnia ai suoi pensieri, e guardandolo dal fondo delle loro pupille sabbiate d' oro, con una tenerezza intelligente e una magica penetrazione.

 

Si direbbe che i gatti indovinino l' idea che dal cervello discende fino al becco della penna, e che, allungando la zampa, vorrebbero coglierla al passaggio. Essi stanno bene nel silenzio, l' ordine e la quiete, e nessun luogo gli conviene meglio che lo studio di un letterato».

 

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