“BRINDIAMO ALL’ALLUVIONE” – L’INTERCETTAZIONE CHOC TRA DUE IMPRENDITORI DOPO IL NUBIFRAGIO CHE PROVOCO' 8 MORTI A LIVORNO – IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE: “QUANDO L’ABBIAMO SENTITA CI SIAMO ALLONTANATI, CI SONO PERSONE ATTACCATE AL DENARO CHE CON L’ALLUVIONE HANNO FATTO TANTI SOLDI” ­– I PRECEDENTI: LE RISATE DOPO I TERREMOTI A L’AQUILA E AMATRICE

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Gerardo Adinolfi per “la Repubblica”

 

NUBIFRAGIO LIVORNO NUBIFRAGIO LIVORNO

Livorno come L' Aquila e Amatrice. Due imprenditori ridevano in Abruzzo, dopo il terremoto. E un altro ha riso anche dopo il sisma del Centro Italia. A Livorno dopo un nubifragio che ha provocato 8 morti, c' era chi era addirittura pronto a brindare: « Si festeggia l' alluvione ».

 

Parole da brivido. Una frase shock sentita dagli investigatori in un' intercettazione tra due imprenditori finita agli atti di un' inchiesta della procura partita proprio dopo l' alluvione. « Ci siamo allarmati quando l' abbiamo sentita - spiega il capo della squadra mobile di Livorno Salvatore Blasco - ci sono persone attaccate al denaro che con quest' alluvione hanno fatto tanti soldi».

 

LIVORNO LIVORNO

Per ora il nome dei due interlocutori è tenuto sotto stretto riserbo. Ma non è escluso che uno dei due possa essere già coinvolto nell' indagine per turbativa d' asta e truffa ai danni dello Stato per cui ieri il gip del Tribunale di Livorno ha mandato agli arresti domiciliari l' ex coordinatore della protezione civile comunale Riccardo Stefanini e l' imprenditore Emanuele Fiaschi, titolare della Tecnospurghi.

RICCARDO STEFANINI RICCARDO STEFANINI

 

Il giudice ha anche interdetto a un anno Nicoletta Frugoli, rappresentante della ComunicaItalia. Lei e l' azienda respingono ogni accusa: «Sono finita in un tritacarne - dice - non ho niente da nascondere».

 

Per gli inquirenti l' alluvione che devastò Livorno è stata in ogni caso usata come espediente dall' ex funzionario pubblico per far fuori una ditta da un appalto indetto dal Comune e favorire un' impresa amica.

LIVORNO LIVORNO

 

Stefanini avrebbe turbato due gare. La prima, da 34 mila euro, per la fornitura alla Protezione civile di mezzi spargisale e la seconda, da 24 mila euro per la gestione dell' alert system vinto da ComunicaItalia.

 

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Ma per Stefanini e Fiaschi c' è di più. L' ex funzionario, già ai domiciliari dal 30 maggio con l' accusa di peculato, secondo la procura di Livorno guidata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco avrebbe anche favorito l' impresa Tecnospurghi dell' imprenditore amico Fiaschi rimborsando durante un' allerta ghiaccio un intervento per spargere il sale in realtà fatto gratuitamente da un volontario. E avrebbe fatto pagare al Comune di Livorno sacchi da sale a peso d' oro.

 

 

FILIPPO NOGARIN SINDACO DI LIVORNO FILIPPO NOGARIN SINDACO DI LIVORNO

Per la procura i due sono legati da « rapporti opachi » fatti di regali, pacchi e cene. Come dimostrerebbero le intercettazioni. Stefanini, infatti, avrebbe non solo avvisato Fiaschi dell' interessamento di un' altra ditta per l' appalto degli spargisale ma si sarebbe anche mosso, ben oltre il suo ruolo, per far desistere l' imprenditore concorrente: in un incontro del 20 dicembre 2017 nel suo ufficio Stefanini racconta a Fiaschi la conversazione che aveva avuto il giorno prima con il rappresentante dell' altra ditta: « L' ho chiamato e ho detto guardi, sa come siamo qui, noi ci s' ha una situazione, che ci s' ha otto morti sulla coscienza... non dobbiamo avere un disservizio... bisogna garantire l' immediatezza » .

 

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La ditta così invia una mail dichiarando di essere disponibili con i mezzi solo dopo preallerta di 4 ore. Stefanini e Fiaschi il giorno dopo si incontrano. «Ecco io con questa cosa ho la scusa per poterla escludere » , dice sottovoce Stefanini.

 

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E si stringono la mano « calorosamente - secondo l' accusa - in segno di complicità » . L' inchiesta è iniziata nel settembre 2017: la mattina prima dell' alluvione il sindaco 5 Stelle Filippo Nogarin andò in procura per segnalare "cose strane" nella protezione civile comunale: « Abbiamo fatto bene a chiedere agli investigatori di accendere un faro su alcuni funzionari della protezione civile comunale - dice il sindaco - chi voleva lucrare sul disastro dell' alluvione ora non brinda più».

 

 

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