“NON L'HO VIOLENTATO, CI HO DORMITO”, IL PRETE ACCUSATO DI ABUSI SU UN 15ENNE NEGA LO STUPRO - IN TRIBUNALE IL SACERDOTE HA AMMESSO DI AVER SBAGLIATO NEL 2011 A CONDIVIDERE IL LETTO E RACCONTA: "L'HO AFFERRATO PER UNA GAMBA PERCHÉ…”

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GIORGIO GANDOLA per la Verità

 

I PRETI E IL SESSO I PRETI E IL SESSO

«Dormire nello stesso letto con un minore è cosa da non fare». È preciso, senza una sbavatura e ammette di avere portato sotto le coperte, nella sua abitazione di Rozzano (Milano), un ragazzino di 15 anni. Ma niente di più. «Quella notte non l' ho abbracciato, non ho compiuto gli atti sessuali che mi vengono contestati. Non provavo attrazione per lui». Don Mauro Galli, 38 anni, non 

 

mostra alcuna emozione nel rievocare davanti al giudice Ambrogio Moccia le ore più buie, quelle dello scandalo del quale è il perno processuale, e riproduce il suo 19 dicembre 2011 con invidiabile distacco.

 

Concede soltanto la debolezza di quella «cosa da non fare», poco opportuna. E spiega di averne preso consapevolezza dopo, quando «don Alberto Rivolta si arrabbiò moltissimo e capii di aver commesso una leggerezza».

 

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La leggerezza sarebbe la presunta violenza sessuale su un giovane parrocchiano che lo aveva scelto come padre spirituale e che lui aveva invitato a dormire a casa sua dopo le confessioni in vista del Natale. Ma per don Mauro non accadde nulla in quel letto matrimoniale, la sua versione è esattamente simmetrica a quella della vittima nell' incidente probatorio: il nero opposto al bianco, la mia parola contro la tua.

 

«Ci eravamo conosciuti nell' estate 2011 in oratorio, partecipava al percorso degli adolescenti, si fidava di me, si faceva confessare da me. Mi aveva confidato la sua storia scolastica, erano emerse difficoltà di concentrazione. Faceva fatica a prepararsi per le interrogazioni, chiedeva a sua mamma di essere tenuto a casa o fingeva qualche malore per evitarle. Per aiutarlo lo facevo venire in ufficio a studiare».

 

L' occasione per l' incontro oggetto del processo arriva quasi per caso, quando i genitori del ragazzo decidono di mettere in pratica un consiglio di don Mauro, quello di non coprire più le fragilità scolastiche del figlio. «Avevo detto loro di non assecondarlo, di non andare a prenderlo a scuola, ma di lasciarlo impreparato. Quando venne a saperlo, lui si arrabbiò con mamma e papà, diceva di essere stato tradito, minacciò di scappare di casa. Per andare dove? E lui: qui da te. Allora gli spiegai che senza permesso sarebbe stato impossibile». Ma il 19 sera ci sono le confessioni e la famiglia dà il permesso.

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Il resto è una presa diretta di quella notte rivissuta con la mente di don Mauro Galli.

 

 

«Ci siamo seduti sul divano, abbiamo parlato un po' dei suoi problemi: lui vedeva la vita in negativo, allora gli ho consigliato di appuntare ogni giorno su un quaderno una cosa positiva. Poi lui ha tolto il pigiama e lo spazzolino dalla cartella ed è andato in bagno. In seguito è toccato a me e quando sono uscito dal bagno l' ho visto in piedi nella camera da letto, con il caricatore del cellulare infilato nella presa del comodino. In casa ci sono altri due letti singoli più un divano letto. Abbiamo spento subito la luce.

 

Quella notte ho dormito male, mi sono svegliato due volte. La prima perché il ragazzo russava, la seconda perché ha urlato. Ho acceso la luce e ho visto che era in bilico sul bordo, con la testa vicina agli spigoli del comodino. Allora l' ho afferrato per una gamba e l' ho trascinato nel letto per mettere in sicurezza la testa. Lui ha continuato a dormire».

 

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Il giorno dopo i genitori lo avvertono che il ragazzo si è sentito male a scuola, denunciano l' abuso al parroco don Carlo Mantegazza e allo stesso don Rivolta. E finalmente don Mauro realizza: «Ho commesso una leggerezza».

Il pm gli domanda perché il minorenne avrebbe mentito.

Lui butta lì una frase vuota: «Ha riferito opinioni sentite da altri».

 

 

A questo punto della vicenda entra in scena l' arcidiocesi di Milano. L' allora vicario episcopale Mario Delpini (oggi arcivescovo) e il responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada (oggi vescovo di Brescia) vengono a conoscenza dei fatti due giorni dopo. Nella deposizione alla polizia l' alto prelato milanese dice: «Don Mantegazza mi disse al telefono che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali». Nonostante ciò decide di non approfondire, di non chiedere l' apertura di un' indagine previa, ma di trasferirlo semplicemente da Rozzano a Legnano, ancora a contatto con adolescenti in oratorio.

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Don Galli conferma: «Il trasferimento mi fu comunicato nel gennaio 2012 da Delpini che mi spiegò che avevo perso autorevolezza nei confronti del ragazzo e della sua famiglia, quindi non potevo rimanere. Poi sono stato trasferito altre volte, ma non ho mai chiesto ulteriori spiegazioni». L' ultima domanda del pm è sibillina e anticipa un possibile colpo di scena: «Conosce Tizio?». La risposta è sì. Potrebbe trattarsi della persona che dopo una puntata della trasmissione Quarto grado su Rete 4 dedicata alla cupa vicenda scrisse al conduttore Gianluigi Nuzzi per dire di essere stato «costretto a dormire con don Mauro durante una gita dell' oratorio.

 

Avevo 16 anni. Decisi di andarmene in un' altra stanza con una scusa».

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Al termine dell' interrogatorio l' avvocato difensore Mario Zanchetti produce la ricevuta bancaria che dimostra come il risarcimento di 100.000 euro alla famiglia della vittima sia partito dal conto di don Galli (che si era dichiarato nullatenente) e non da quello, per esempio, dell' Arcidiocesi. Le vie del Signore sono infinite, quelle bancarie no. Oggi il processo prosegue con l' analisi delle perizie. Particolare quella della difesa, affidata a un luminare di fama internazionale come Enzo Kermol, psicologo esperto nel metodo Facs (Facial action coding system) che sarebbe in grado di individuare le menzogne analizzando le espressioni facciali. Metodo non riconosciuto dalla giurisprudenza italiana, ma affascinante.

Don Mauro per un' ora non ha mosso un muscolo.

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