"HOTEL BLU" A LUCI ROSSE - L'ALBERGO DI RIETI ERA STATO TRASFORMATO IN UNA CASA DI APPUNTAMENTI PER PROSTITUTE E TRANSESSUALI – NELLE 15 CAMERE DISPOSTE SU TRE PIANI I CLIENTI, DOPO AVER ELUSO LA REGISTRAZIONE, VENIVANO SODDISFATTI CON UN MASSIMO DI 50 EURO – “SI VEDEVANO DIVERSI VOLTI NOTI IN CITTÀ” – E IL QUESTORE…

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Emanuele Faraone per "Il Messaggero"

 

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Tutti sapevano, nessuno ha mai parlato. Nei dintorni dell’Hotel Blu a Rieti  - a 24 ore dal decreto di chiusura per 15 giorni disposto dal questore Mannoni, dopo la scoperta di un vasto giro di prostituzione di donne e transessuali - per i residenti della zona l’argomento dei piccoli raduni condominiali sotto casa è quello che ha fatto notizia a pochi metri dalle loro abitazioni, suscitando anche un certo scalpore. Scalpore sì, ma non troppo.

 

SCALPORE, MA FINO A UN CERTO PUNTO

Già, perché nel fare un breve tour in via Salaria per L’Aquila, tra abitanti del quartiere e delle zone limitrofe all’Hotel Blu, nessuno sembra poi così sorpreso o meravigliato.

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C’è chi sospettava, chi sapeva o aveva già sentito dire e chi, invece, appare completamente ignaro anche perché, a parte alcuni episodi che nulla hanno avuto a che fare con prostituzione e sesso a pagamento, non si sono verificate vicende «esterne» legate alla prostituzione che hanno calamitato l’attenzione sulla struttura ricettiva reatina prima d’ora.

 

I SEGRETI DELLE STANZE

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Tutto avveniva infatti tra le mura dell’Hotel, all’interno delle circa 15 camere disposte sui tre piani del tre stelle. Un’indagine che ha permesso di accertare numerosi casi di donne straniere (molte africane) e transessuali, questi per lo più di nazionalità latino-americana che si prostituivano dopo aver pubblicizzato i loro annunci sul sito web con recapiti telefonici, foto, video hard, dettagliate descrizioni delle prestazioni offerte ed esplicite descrizioni personali.

 

Un mercato del sesso che comunque avveniva con discrezione e senza clamore. Le stesse ragazze, per prime, conducevano una quotidianità mai sopra le righe.

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LA TESTIMONIANZA

«Venivano spesso a pranzo qui o anche soltanto ad effettuare ricariche telefoniche – racconta Franco Roversi, gestore della stazione di servizio Eni station a due passi dall’Hotel Blu – non posso dire nulla su di loro, sono sempre state normalissime clienti che frequentavano spesso la tavola calda.

 

Non c’è stato alcun tipo di problema, hanno sempre regolarmente pagato, cordiali e composte. Neanche ricordo mai di averle viste con un abbigliamento allusivo o appariscente per farsi notare».

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Gli annunci online (la maggior parte presenti sul portale web “bakecaincontri.com”) avevano calamitato nel capoluogo sabino, al civico 52 di via Salaria, un’ampia forbice di clientela da giovanissimi a uomini maturi over 65. Non mancavano neanche giovani padri di famiglia e insospettabili 50enni.

 

Spesso l’adiacente stazione di servizio Q8 era l’ultimo luogo di temporanea sosta per i clienti dove venivano fornite, telefonicamente o tramite whatsapp, le ultime indicazioni sul modo per eludere la registrazione come ospiti. Il tariffario dei «servizi» offerti era abbastanza accessibile per tutte le tasche e variava in base alle prestazioni offerte ma anche a seconda dell’età delle donne e dei transessuali: da un minimo di 30/35 euro fino ad un massimo di 50.

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I CLIENTI REATINI

«Ho notato alcune volte anche persone più o meno note in città e anche giovani papà con figli piccoli – spiega un residente che preferisce l’anonimato – ma c’è poco di cui scandalizzarsi, si sa come vanno queste cose.

 

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Del resto è il mestiere più antico del mondo. Quello che sinceramente sorprende è che la struttura doveva ospitare dei richiedenti asilo. Questo sì». Le persone in cerca di compagnia per piccanti incontri hot erano spesso clienti saltuari e in trasferta nel capoluogo sabino ma anche molti reatini in incognito o provenienti dai paesi della provincia.

 

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