SERBO RANCORE - EVADE DAI DOMICILIARI, UCCIDE LA MOGLIE E POI SI SUICIDA: UNA TRAGEDIA PIÙ CHE EVITABILE NEL VICENTINO, VISTO CHE L'UOMO SOTTOPOSTO A MISURE CAUTELARI VIVEVA A SOLI 10 CHILOMETRI DALLA MOGLIE CHE L'AVEVA DENUNCIATO, SENZA BRACCIALETTO ELETTRONICO ED ERA PURE USCITO E RIENTRATO IN ITALIA - LA DINAMICA DEI FATTI: DOPO AVER SPARATO ALLA DONNA, VA DALLA SUOCERA E VEDE LA FIGLIA...

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Alessandro Gonzato per ''Libero Quotidiano''

 

Sono le otto e mezzo del mattino. L' auto frena di colpo in mezzo alla strada in via Campisanti, nella zona industriale di Lonigo, comune di quindicimila abitanti in provincia di Vicenza. A bordo ci sono marito e moglie, Zoran Lukijanovic, 40 anni, serbo, e la connazionale 32enne Tanja Dugalic. Lui dovrebbe essere a casa, ma in un' altra abitazione rispetto a quella dove vive la consorte: l' uomo è agli arresti domiciliari a causa di una serie di violenze contro la donna.

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Non potrebbe nemmeno avvicinarla. E invece è lì in macchina con lei in un maledetto venerdì mattina che di lì a poco sfocerà in tragedia. I due stanno litigando furiosamente. O meglio, lui grida e lei subisce, si intuisce questo. Al volante c' è la donna. D' improvviso Lukijanovic scende, fa il giro della macchina - una Fiat Punto azzurro chiaro sul cui specchietto retrovisore dondola un piccolo rosario bianco - si avvicina alla portiera del guidatore e fredda la compagna con tre colpi di pistola automatica calibro 7.65, due al petto e uno alla testa.

 

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Poi apre la portiera, trascina il corpo insanguinato sull' asfalto e fugge a piedi. Due passanti assistono alla scena: uno, terrorizzato, si mette a correre a perdifiato e si nasconde per paura di fare la stessa fine della poveretta. L' altro rimane impietrito per alcuni minuti. A chiamare i carabinieri è l' operaio di una vicina fabbrica imbattutosi poco dopo nel corpo steso in mezzo alla carreggiata: «Respirava ancora», dice. «Mi sono guardato intorno per capire cos' era successo e ho visto i bossoli dei proiettili».

 

UN BACIO ALLA FIGLIA

Lukijanovic dopo aver ucciso la moglie raggiunge a piedi la casa della suocera dove c' è la figlioletta di 4 anni. Si comporta come se non fosse accaduto nulla. Dà un bacio alla piccola ed esce quasi subito.

 

Quindi recupera la propria auto in cui sul sedile del passeggero ci sono decine di foto di foto di famiglia, imbocca l' autostrada A4, raggiunge una piazzola di sosta all' altezza di Arino Est, nel Veneziano, e a mezzogiorno alla vista di una pattuglia della polstrada che ormai l' aveva braccato, prima spara in aria due colpi a scopo intimidatorio, poi si infila la pistola in bocca e preme il grilletto.

 

 Viene trasportato in condizioni disperate all' ospedale di Padova dove morirà nel pomeriggio. L' omicida era evaso il 20 luglio dagli arresti domiciliari a cui doveva sottostare per una serie di violenze contro la moglie. Gli era stato notificato il divieto di avvicinarsi alla donna e alla sua abitazione di Orgiano. Il serbo, lasciata la casa in cui viveva con la consorte si era trasferito a Lonigo, che dista una decina di chilometri. Nonostante il provvedimento cautelativo però le aggressioni e gli atteggiamenti violenti non erano mai cessati. Non ha mai ottemperato alla decisione del tribunale.

 

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 I carabinieri non riuscivano a trovarlo da un mese e mezzo. Era tornato da pochi giorni da un viaggio in patria.

E vien da chiedersi come sia possibile che la legge consenta a un soggetto simile di non portare il braccialetto elettronico per monitorarne gli spostamenti. Lukijanovic era addirittura riuscito a espatriare. Era stato condannato ai domiciliari, certo, ma forse è il caso di mettere mano finalmente alle nostre norme per controllare adeguatamente i violenti. Ieri ha aspettato che la moglie uscisse di casa per andare al lavoro, le è piombato in macchina e ha cominciato a dare in escandescenze.

 

Pretendeva che la donna ritirasse le accuse e tornasse a vivere con lui e la bambina. Siamo di fronte all' ennesimo omicidio che poteva essere evitato se solo nei confronti dell' autore fossero stati provvedimenti più stringenti. La violenza sulle donne è in continuo aumento. I numeri non sono univoci, ma ogni anno in Italia ne vengono uccise più di cento da fidanzati, mariti o ex. Sono più di 7 milioni, secondo l' Istat, le donne che nel corso della propria vita hanno subito almeno una forma di abuso.

 

Negli ultimi dieci anni sono state uccise più di 1.800 donne ed oltre il 70% delle tragedie si è consumato in famiglia. Tre milioni e mezzo quelle che hanno subito episodi di stalking: 8 su 10 non hanno chiesto aiuto per paura di ritorsioni o per vergogna. La povera Tanja aveva denunciato tutto, ma invano perché il suo molestatore è evaso e nessuno sapeva dov' era.

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