LA STATUA DEL CONTENDERE - IL GIAPPONE RITIRA L’AMBASCIATORE DALLA COREA DEL SUD PER L’ISTALLAZIONE, DAVANTI ALL’AMBASCIATA NIPPONICA A SEUL, DI UNA STATUA CHE RAFFIGURA UNA “DONNA DI CONFORTO”, UNA DELLE 200 MILA RAGAZZE COSTRETTE A PROSTITUIRSI PER L’ESERCITO IMPERIALE DI TOKYO

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Cecilia Attanasio Ghezzi per “la Stampa”

 

LA STATUA DELLA RAGAZZA DI CONFORTO CHE FA LITIGARE GIAPPONE E COREA LA STATUA DELLA RAGAZZA DI CONFORTO CHE FA LITIGARE GIAPPONE E COREA

In Asia orientale, le ferite lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale sono ancora aperte, e di tanto in tanto, ricominciano a sanguinare. Sono passati più di 70 anni, ma basta una statua o la visita a un tempio, o a qualche luogo simbolo, a scatenare crisi diplomatiche e accesi botta e risposta tra ministri di Giappone, Cina e Corea del Sud.

 

L' ultimo, in ordine di tempo, è il ritiro dell' ambasciatore giapponese dalla Corea del Sud. Il Sol Levante protesta, così, contro l' istallazione di una statua di bronzo di fronte al consolato giapponese a Busan. Rappresenta una donna di conforto, una di quelle 200mila ragazze costrette a prostituirsi per l' esercito imperiale giapponese.

 

Il Giappone chiede scusa alla Corea del Sud per la vicenda delle schiave sessuali Il Giappone chiede scusa alla Corea del Sud per la vicenda delle schiave sessuali

Una ferita che, tra Corea del Sud e Giappone, sembrava essere stata sanata esattamente un anno fa, quando il primo ministro Shinzo Abe fece finalmente pubblica ammenda e creò un fondo per l e vittime di un miliardo di yen, oltre otto milioni di euro.

 

L'allora presidente Park Geun-hye, oggi a processo per impeachment, salutò le parole di Abe come un modo per costruire fiducia e una nuova relazione tra i due paesi, ma in molti accusarono i due leader di aver risolto la questione semplicemente per ragioni di stato, visto che le vittime, di cui 46 ancora vive, non erano state consultate e al Giappone non era stata imputata nessuna responsabilità legale.

 

Così, il 30 dicembre il Comitato giovanile per l'erezione di un monumento di pace ha scelto di erigere a Busan una statua del tutto simile a quella che già fronteggia l' ambasciata giapponese a Seul. Le autorità hanno lasciato fare. Il giorno prima, la ministra della Difesa giapponese, Tomomi Inada, aveva visitato il santuario di Yasukuni provocando, come sempre, l' ira dei vicini asiatici.

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Il tempio shintoista dedicato a chi è morto al servizio dell' imperatore, raccoglie e trasforma in oggetto di venerazione quasi 2,5 milioni di kami: spiriti di soldati, donne e studenti che in vita si sono distinti negli sforzi bellici. Tra questi, oltre mille sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra dal Tribunale militare internazionale per l' Estremo Oriente, convocato proprio sui fatti della Seconda Mondiale.

 

Non possiamo far altro che deplorare che un politico giapponese faccia visita al santuario che glorifica il passato coloniale del Giappone e la sua aggressione militare, e ne onora i criminali di guerra, ha dichiarato il ministro d egli esteri sudcoreano Yun By ung-se. Gli ha fatto eco la controparte cinese Wang Yi, che ha inoltre sottolineato come la ministra Inada, il giorno prima, avesse accompagnato il premier giapponese nella storica visita a Pearl Harbor assieme al presidente uscente Barack Obama, senza mostrare rimorsi o rimpianti.

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La storia è uno specchio, ha commentato ancora il ministro degli Esteri cinese. Solo se la affrontiamo con onestà, possiamo avere un futuro. La Cina vorrebbe vedere altre azioni da parte del Giappone, ha dichiarato a un quotidiano di Hong Kong, Zhao Quansheng, professore di relazioni internazionale all' American University di Washington.

 

I cinesi apprezzerebbero una visita del premier Abe al memoriale di Nanchino. Fatti, non parole. Il cosiddetto stupro, o incidente secondo la prospettiva giapponese, di Nanchino è un' altra delle ferite ancora aperte, che mina le fondamenta dei rapporti tra Cina e Giappone. Nel 1937, l' allora capitale venne presa d' assalto dai giapponesi.

 

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Il numero complessivo di civili e prigionieri assassinati avrebbe superato le 200mila unità in sole sei settimane, migliaia sarebbero state le donne violentate. La sua memoria ancora oggi scalda gli animi del nazionalismo cinese più di qualsiasi isola contesa. E anche quelle sono più di un simbolo, ma la prova provata che la Seconda Guerra Mondiale in Estremo Oriente non si è mai veramente chiusa.

 

Dopo la resa del Giappone e prima della firma dell' armistizio, l'Unione Sovietica invase le isole Curili, tra l' isola giapponese di Hokkaido e la Kamchatka russa. I due Paesi ancora se le litigano ed è di fatto il motivo per cui sono tecnicamente ancora in guerra: non hanno mai firmato un trattato che concludesse le ostilità. Una ferita, questa, che non ha neanche mai cominciato a rimarginarsi.

 

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