TALKING HEADS – GLI ESPERIMENTI SUI GHIGLIOTTINATI DIMOSTRANO CHE UNA TESTA MOZZATA RIMANE COSCIENTE PER 30 SECONDI - IL CASO DI CHARLOTTE CORDAY, L’ASSASSINA DI MARAT CHE FECE UNA SMORFIA DOPO ESSERE STATA DECAPITATA E LE RICERCHE DEL DOTTOR BEAURIEUX...

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DAGONEWS

 

ghigliottina ghigliottina

Una testa mozzata rimane cosciente, almeno per 30 secondi. A dimostrarlo sono una serie di esperimenti effettuati nel corso dei secoli. A mettere in fila i più famosi ci ha pensato il tabloid britannico The Sun. I primi a investigare la possibilità sono stati i francesi, popolo che di teste ghigliottinate se ne intende. La domanda che si ponevano – allora come oggi – gli scienziati è se il cervello continuasse a funzionare nei momenti immediatamente successivi alla morte.

 

Uno dei casi più eclatanti è quello di Charlotte Corday, l’assassina di Jean Claude Marat (il suo nome appare nella lettera che tiene in mano il rivoluzionario nel dipinto di David) giustiziata nel 1793. La tradizione dell’epoca era che, una volta separata dal corpo, la testa venisse tirata su dal boia e mostrata alla folla urlante. Anche per Charlotte fu così. Il boia la prese a schiaffi e poi girò il volto verso il pubblico. La scena che si mostrò alle persone accorse per vedere l’esecuzione fu scioccante: la faccia era diventata rossa e si mostrava con un’espressione livida di rabbia.

 

la testa dell'omicida albert fournier la testa dell'omicida albert fournier

Il caso più famoso è però l’esperimento condotto dal Dr. Beaurieux, secondo cui una testa mozzata poteva rispondere anche a insulti verbali. L’esperimento del medico fu condotto il 28 giugno del 1905 sul criminale Henri Languille, e fu documentato.

 

Beaurieux scriveva così nel suo diario: “La testa si è staccata dal collo e io non ho dovuto tirarla su con le mani. Ecco cosa ho notato dopo la decapitazione: le palpebre e le labbra dell’uomo ghigliottinato si muovevano e si contraevano a ritmo irregolare per circa 5 o 6 secondi”.

 

Dopo qualche istante, racconta ancora Beaurieux, i movimenti si sono fermati, la faccia rilassata e le palpebre si sono chiuse. “Poi ho urlato: ‘Languille’, e le palpebre si sono riaperte senza contrazioni”. Quello sguardo “era lo stesso delle persone che si svegliano improvvisamente dal torpore dei propri pensieri”.

 

la testa del serial killer diogo alves a lisbona la testa del serial killer diogo alves a lisbona

Gli occhi fissi su quelli del dottore, le pupille sembravano mettere a fuoco la scena. “Non stavo più avendo a che fare con un vago e perso sguardo senza espressioni, ma con due occhi decisamente vivi che mi stavano guardando”. Languille rispose allo stesso modo anche a un secondo grido del medico, mentre al terzo ormai era decisamente morto e senza più stimoli.

 

“E’ durato tutto 25-30 secondi”, scrisse poi Beaurieux. Di ghigliottine in giro non se ne vedono più tante, ma a sancire la possibilità scientifica di quanto sosteneva il medico inglese fu uno studio del 1950. Due dottori, Piedelievre e Fournier, conclusero con certezza, dopo alcune ricerche, che la morte per decapitazione “non è istantanea”. Ventisette anni dopo, nel 1977, in Francia ci fu l’ultima esecuzione alla ghigliottina, quella dell’omicida Hamida Djandoubi.

l'ultima pubblica esecuzione in francia, quella di eugene weidmann l'ultima pubblica esecuzione in francia, quella di eugene weidmann hamida djandoubi, ultima persona a essere uccisa alla ghigliottina nel 1977 hamida djandoubi, ultima persona a essere uccisa alla ghigliottina nel 1977 ultima ghigliottina fracese ultima ghigliottina fracese ghigliottina ghigliottina charles henri sanson il boia della ghigliottina charles henri sanson il boia della ghigliottina

 

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