''TANTO LA TAV NON SI FARÀ''- GRILLO HA PREFERITO FARE PROMOZIONE A NETFLIX CON LA RAGGI E IL SUO ''SPERAGGIO'' PAGATO DALLA SOCIETÀ DI STREAMING INVECE DI ANDARE ALLA MANIFESTAZIONE DI TORINO. MA CON UNO STUDENTE CHE GLI CHIEDEVA DELL'OPERA, SI LASCIA ANDARE - POI UN POST ANTI-SALVINI: ''LA SICUREZZA È UN FALSO PROBLEMA. CI SONO PIÙ SUICIDI CHE MORTI AMMAZZATI''

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1. E GRILLO CONTESTATO EMETTE LA SENTENZA "L' OPERA NON SI FA"

Ilario Lombardo per ''La Stampa''

 

 

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Si chiama Niccolò, fa il muratore e anche lo studente di ingegneria, è un elettore di Potere al Popolo ed è il ragazzo che ha costretto Beppe Grillo a fare i conti con i tentennamenti del M5S sull' opera più discussa del momento. Niccolò si affaccia dal muro di braccia che alla fiera Più libri più liberi di Roma tengono alti gli smartphone per rubare ogni sospiro del comico e gli urla contro: «Come mai non sei a Torino alla manifestazione No Tav? Adesso che siete al governo non ve ne importa più niente?».

 

 L' indifferenza di Grillo dura pochi secondi, poi lo affronta: «Mi sono beccato 4 mesi di condanna io per la Tav, tu?».

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Ma è subito dopo, quando il comico invita il giovane contestatore da parte per un chiarimento, che arriva la confessione di colui che è ancora il garante del M5S, anche se la sua voce nel trambusto politico del governo gialloverde sembra sempre più flebile: «La Tav non si farà. Te lo garantisco io. Dobbiamo finire questa analisi costi-benefici, ma sono certo che non si farà».

 

Evocato da giorni dagli organizzatori del corteo No Tav che fino all' ultimo hanno sperato di vederlo a Torino, Grillo si materializza a Roma, all' Eur, alla Nuvola di Massimiliano Fuksas per presentare il libro dell' amica Petra Reski. Il comico scherza della sua inedita veste di valletto ma alla fine non riesce a mantenere la promessa di non parlare di Tav. Un monologo intermezzato da altre domande, qualche ulteriore contestazione, e pieno del solito repertorio di insulti rivolti ai giornalisti definiti «avvoltoi».

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Lo show è improvvisato ma è necessario per uscire dall' imbarazzo in cui i balbettii del M5S al governo hanno trascinato il suo fondatore. E mentre a Torino sfilano i No Tav e dei grillini resta solo la ridotta locale, il comico si prende la scena e sbotta contro l' iniziativa del vicepremier Luigi Di Maio che assieme al premier e agli altri ministri del M5S ha voluto incontrare le associazioni delle imprese: «Ci dovremmo vedere con questi costruttori che stanno lì a protestare perché il loro progresso è il cemento? Se gli togli il calcestruzzo non hanno un' idea neanche a morire».

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Grillo vagheggia di infrastrutture fantascientifiche, di tunnel cinesi che spuntano a Gibuti, ma poi non vuole il buco nelle valli piemontesi per l' alta velocità. La considera uno spreco, un' opera già preistorica.

 

Ma a margine delle polemiche su questa sua apparizione è il ruolo di Grillo a interrogare tutti. Una signora gli chiede sarcastica: «Come ti trovi con Salvini?». Lui non risponde. La piazza di Torino pretende coerenza ai ministri M5S ma loro non ci sono, e non c' è Laura Castelli, la sottosegretaria torinese cresciuta a lotte No Tav.

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Tutti tacciono. Tranne il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, che invita ad ascoltare le decine di migliaia di manifestanti. Ma l' unico grido che si alza a bucare un silenzio imbarazzato è quello di Grillo, imprigionato da ragioni di opportunità verso Luigi Di Maio. Il governo logora, lascia meno libertà allo sfogo, apre squarci di realismo dopo mille promesse. Per quanto può Grillo sferza e resta una forza rigenerante, anche a rischio di far emergere contraddizioni e ripensamenti. Una spettatrice lo ringrazia per aver portato il M5S al governo. «Aspetti a ringraziarci»: è la battuta a cui non può rinunciare.

 

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2. GRILLO ATTACCA SALVINI: «LA SICUREZZA? È UN FALSO PROBLEMA»

Roberto Scafuri per ''il Giornale''

 

Né aderire né sabotare.

Come per i socialisti italiani davanti alla prima guerra mondiale, così Beppe Grillo guarda da lontano la navicella messa su assieme a Casaleggio senior buonanima. Un «garante» che non garantisce, che non s' intromette, se non per dirimere querelle interne. Questo, almeno, ufficialmente. È noto che il guru dei 5S ispiri molti degli interventi per raddrizzare le rotte sbilenche di Di Maio: attraverso il subcomandante Di Battista, o per via del presidente della Camera, Fico.

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Sul suo blog personale - voluto apposta per non pestare (troppo) i piedi - i suoi interventi si fanno invece quasi impalpabili, guardano all' iperuranio o agli spazi siderali. Talora, più modestamente, all' interno di quegli anfratti mentali condivisi, dice Beppe, col «mio neurologo», come quando l' altro giorno chiedeva, a proposito del governo, «Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo aspettando?».

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Ieri, giorno delle due manifestazioni di lotta del governo - verdo-leghisti a Roma, giallo-grillini a Torino - il guru era invece a Roma, alla Nuvola di Fuksas per un dibattito, attirandosi anche la contestazione di un giovanotto per non essere presente al «No Tav» di Torino: prima gli ha risposto stizzito, poi in privato gli ha garantito che, al di là delle chiacchiere, il Tav non si farà.

 

Quando parla, infatti, Grillo resta incontrollabile e la voglia di stuzzicare (amici e) nemici salta fuori. Ieri ha fatto intendere di non condividere nulla del cavallo di battaglia degli alleati leghisti: il tema della sicurezza. Sostanzialmente è un falso problema, ha sostenuto.

 

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«Abbiamo la sensazione di vivere in un mondo violento», certo. Ma i dati, ha ricordato citando statistiche mondiali, dicono altro: «Ogni anno muoiono oltre 52 milioni di persone in tutto il pianeta e di queste solo 750mila sono quelle che perdono la vita per un fatto violento». Non solo. «Molte di più sono quelle che si suicidano: le statistiche parlano infatti di circa un milione di persone».

 

Discorso magari condivisibile su scala mondiale, ma che cozza non solo con le campagne dell' attuale ministro dell' Interno, bensì pure con qualche pensiero (più o meno incontrollato) espresso da Grillo quando al potere c' era il «partito unico» da lui ribattezzato «Pdmenoelle». Era il 22 aprile 2015 e il popolare comico era in polemica proprio con i leghisti, accusati da lui «di cavalcare la tigre» nonché di «aver sempre favorito l' immigrazione clandestina».

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Fantastica la conclusione del post: «Meno sicurezza, più clandestini, meno espulsioni, più costi e burocrazia a spese dei cittadini italiani. Ecco i risultati targati Lega. Il reato di clandestinità esiste ancora, ma è gestito in modo che il clandestino di fatto non possa essere espulso. Il M5s si è adoperato per renderlo effettivo e per eliminare l' attuale situazione in cui è impossibile di fatto espellere chiunque entri senza permesso in Italia, una situazione che paralizza polizia e procure. I confini nazionali sono una cosa seria e non un risiko con cui Alfano e Salvini possono giocare per scopi elettorali o di governo».

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