BOSSI CONDANNATO: “E’ STATO UN PROCESSO POLITICO, COME SOTTO IL FASCISMO. UN COMPLOTTO ORDITO DAI COLONIALISTI CHE MI VOLEVANO FARE FUORI DA SEGRETARIO” – IL SENATUR: LA LEGA DI SALVINI NON E’ QUELLA CHE SERVE AL NORD

-

Condividi questo articolo

 

Marco Cremonesi per il Corriere della Sera

 

BOSSI BOSSI

«È stato un processo politico. Come sotto il fascismo». La notizia della condanna per lui e per il figlio Renzo raggiunge Umberto Bossi mentre si trova nel quartier generale leghista di via Bellerio, subito dopo il consiglio federale. Sta per partire, come ogni lunedì sera, per Roma. Se il presidente della Lega è amareggiato, non lo dà troppo a vedere: più che altro, pare arrabbiato.

 

Se lo aspettava?

«E cosa dovevo aspettarmi, secondo lei? Dopo tutto quello che mi hanno fatto in questi anni, dopo tutto quello che hanno tirato fuori. Dopo avermi trascinato in tribunale lei pensa che potessero dire di essersi sbagliati? Macché... Piuttosto che ammetterlo, a un certo punto, hanno anche mandato via il pubblico ministero che aveva iniziato il processo. Si voleva distruggere la Lega. Ed è normale che uno Stato che non frequenta troppo la democrazia utilizzi tutti i mezzi».

 

Insomma, è sempre convinto che contro di lei ci sia stato un complotto?

bossi e salvini al congresso della lega bossi e salvini al congresso della lega

«E che cosa, se no? Sono riusciti a farmi saltare da segretario della Lega. Questo era l' obiettivo. Se ne sono sentite di ogni colore, per mesi tutti i giorni sui giornali e in televisione a dire che io avevo preso i soldi. Io non ho preso un ca.... Mi dispiace soltanto perché non era quello che serviva al Nord».

 

Ma la Lega si è però ripresa. Il progetto contro di lei è fallito?

«Non è la Lega che serve al Nord. La Lega che guarda a quelli che vivono qui e mandano i soldi a Roma...»

 

Salvini dice che lei «fa parte di un' altra era politica».

«Un' altra era, dice? Il Nord era schiavo prima ed è schiavo oggi».

 

Scusi, però: di chi sarebbe stato il complotto?

umberto bossi umberto bossi

«Dei colonialisti. Qualcuno starà esultando oggi. Qualcuno starà stappando le sue bottiglie. Però, potranno gioire per poco. Perché il loro problema non si risolve e molto presto tornerà a galla».

 

Quale sarebbe il loro problema?

«Tenere in piedi il colonialismo. Mantenere un sistema in cui si ammazzano le imprese di tasse e poi di queste tasse ritorna poco o niente. Un residuo fiscale come quello della Lombardia o del Veneto, non può durare. Non può più. Loro sapevano che senza trascinarmi in tribunale non potevano avere la meglio».

 

valeria fedeli bossi i laureati valeria fedeli bossi i laureati

Perdoni: ma quando dice «loro» di preciso a chi si riferisce?

«L' Italia è furba. Sa che la Padania sono trenta milioni di persone, un unicum nel mondo per la forza economica e del suo lavoro. Il colonialista è quello che mangia mentre gli altri lavorano. E così, il loro problema è sempre lo stesso: quello di andare avanti così. Non hanno nessuna voglia di cambiare».

 

E ora lei che farà?

«Che cosa dovrei fare? Combatto. Andrò avanti, fino in Cassazione».

 

Condividi questo articolo

media e tv

politica

business

cronache

sport

cafonal