1. A CHI VUOI DARE IL PREMIO CAPALBIO SE NON AL TEORICO DELLA ‘’DECRESCITA FELICE’’? 2. LATOUCHE NON POTEVA CHE ATTECCHIRE TRA I VACANZIERI DELLA PICCOLA ATENE TOSCANA, IL REGNO DEI RICCONI ANTICAPITALISTI, DEGLI ANTICONFORMISTI DI REGIME E DEI POTENTI INNAMORATI DEL POPOLO (PURCHÉ SI TENGA A DISTANZA DAGLI OMBRELLONI) 3. ECCO LA RICETTA PER SALVARE L’UMANITÀ: DRASTICA RIDUZIONE DEI CONSUMI, ABOLIZIONE DEL TURISMO E DEI VIAGGI IN AEREO E DELLE AUTO IN FAVORE DELLE BICI, ELIMINAZIONE DELLA PUBBLICITÀ, L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA È UNO SPRECO, ALL’INFERNO L’EURO E I POTENTATI BANCARI, DUNQUE "LAVORARE MENO PER LAVORARE TUTTI" 4. IL MAO-LATOUCHE HA INCANTATO CONTESSE E RADICAL-CHIC ILLUMINATI (DALL’ABAT-JOUR) CHE TENGONO ALLA CONSERVAZIONE DEI LORO PARCHI E GIARDINI, PRESENTI IN FORZE AL PREMIO CAPALBIO: CARACCIOLO, CARANDINI, GUICCIARDINI, PIETROMARCHI

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1. CAPALBIO LIBRI A RAVERA, LATOUCHE E SETTIS
http://www.firenzepost.it/2013/08/24/capalbio-libri-a-ravera-latouche-e-settis/

caracciolo, latouchecaracciolo, latouche

Grande partecipazione ieri sera, primo appuntamento di «Maremma Incontri» che ha visto come protagonista Serge Latouche, il teorico della decrescita felice, che si trova nella piccola Atene toscana per ritirare il premio Capalbio Piazza Magenta per l'economia per il suo libro «Le follie dell'obsolescenza programmata». All'incontro Latouche ha sottolineato come «all'origine di tanta decrescita non felice vede l'Europa unita e la consorteria delle banche che succhiano energie».

marramao, serri, caracciolo, latouchemarramao, serri, caracciolo, latouche

Tra gli altri vincitori del premio internazionale Capalbio, Lidia Ravera (Premio Letteratura per «Piangi Pure»), Tomaso Montanari e Salvatore Settis (Premio Saggistica per «Costituzione Incompiuta»).

2. DAGOREPORT
Il paraguru di Capalbio. Serge Latouche il teorico della decrescita felice è approdato nella piccola Atene chiamato per ricevere il premio Capalbio-Piazza Magenta e va predicando tra ville e casali la nuova decrescita. Si è scagliato contro l'Europa e l'euro, l'economia dei grandi potentati bancari, gli scambi internazionali.

La sua ricetta contro la disoccupazione e' "Lavorare meno per lavorare tutti ", lo slogan che risale agli anni Settanta, oggi rispolverato dal pensatore che veste con materiale riciclato. I suoi sandali vengono dalla Cina (lo ha detto con orgoglio dimenticando che si tratta di capitalismo di stato) e propone una drastica riduzione dei consumi, abolizione delle auto in favore delle biciclette, tante piccole comunita' autosufficienti che producono tutto ciò che serve loro. L'innovazione tecnologica e' uno spreco, Latouche e' per l'abolizione dell'obsolescenza.

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Eliminazione della pubblicitá (con i giornalisti presenti assolutamente basiti), abolizione del turismo e dei viaggi in aereo. Il Mao-Latouche ha mandato in brodo di giuggiole contesse e aristocratici che tengono alla conservazione dei loro parchi e giardini e che alla kermesse capalbiese erano presenti in forze: Caracciolo, Carandini, Guicciardini, Pietromarchi e chi più ne ha più ne metta.

3. RADICAL CHIC, LE ULTIME NOTIZIE DAL FRONTE
Alessandro Gnocchi per Il Giornale

IL SINDACO DI CAPALBIOIL SINDACO DI CAPALBIO

A chi vuoi dare il Premio Capalbio se non al teorico della decrescita felice? La notizia è questa: ha vinto Serge Latouche. Non c'è da stupirsi. Il mix di collettivismo, localismo ed ecologia dell'economista (ma siamo sicuri?) francese piace ai facoltosi clienti dell'«Ultima spiaggia».

premio capalbiopremio capalbio

Se l'Occidente tirasse davvero il freno a mano, probabilmente una fetta piuttosto consistente della popolazione mondiale ci rimetterebbe la pelle. Ma questi non sono dubbi che possano attraversare la mente della fauna capalbiese, che ha trasformato il marxismo in uno stile di vita in sintonia col Latouche-pensiero: il negozietto etnico (costoso), il cibo equo-solidale (va giù meglio con lo champagne), le case finto umili (fondamentali gli inserti in legno grezzo).

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In più c'è il caratteristico sentimento della propria superiorità morale, fondato su quella innata «raffinatezza» che si esprime nella scelta di cosa leggere, come vestire e chi frequentare. Latouche non poteva che attecchire tra i vacanzieri della piccola Atene toscana, il regno dei ricconi anticapitalisti, degli anticonformisti di regime e dei potenti innamorati del popolo (purché si tenga a distanza dagli ombrelloni).

MIRELLA SERRI, IL SINDACO, LIDIA RAVERAMIRELLA SERRI, IL SINDACO, LIDIA RAVERA

Ieri Alberto Asor Rosa, non a caso bagnante palindromo del mare di Capalbio, tuonava dalle colonne di Repubblica: «Dobbiamo recuperare il senso di superiorità». Ecco la ricetta per salvare le sorti dei partiti progressisti. Il solito elitarismo che ha fatto le fortune del centrodestra? No, l'intellettuale («eretico» nonostante tutti gli bacino la pantofola) respinge l'accusa: «La superiorità della sinistra è quella delle classi lavoratrici. E poi credo di essere la persona meno snob che esista sulla terra. Sono stato nel partito, in sezione, tra gli operai. Ho insegnato per 40 anni nell'università di massa. E oggi difendo l'ambiente. Ma è per questo che mi sento superiore».

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Il famoso critico letterario, che nella sua opera definitiva confuse Curzio Malaparte con Curzio Maltese, scaricando poi la colpa dell'errore sul redattore einaudiano, rifletteva su tutto ciò «dalla sua casa toscana di Monticchiello, in ampie distese che mescolano cultura e natura». Che (lotta di) classe.

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In questa corsa alla superiorità morale, si trova sempre uno più veloce degli altri. Per esempio, ieri lo scrittore Stefano Benni, una delle migliaia di «coscienze critiche della sinistra» in giro per l'Italia, sul Messaggero, presentava il recital di canzoni e poesia Ci manca Totò. Il principe è evocato in questi versi, che sconfessano i Benigni e i Crozza: «O grandi comici che in televisione / Spiegate alle masse e alle persone / Quanto fa schifo la televisione / Che mescolate barzellette e canzoni / Dio, la Madonna e battute sui nani / Per amor di cultura / E un miliardo a sera / Voi che scalate canali e carriera / Che andate in tivù a smascherare il potere / Ma mi faccia il piacere! Fate largo».

 

 

 

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