GRILLOMAO VUOLE TORNARE AL VOTO COL “PORCELLUM” CHE TANTO ODIAVA MA 13 DEI SUOI SENATORI VOGLIONO “SCONGELARSI” E PENSANO A UN ACCORDO PER UN LETTA-BIS

La fronda dei “trattativisti” si allarga, stanca di non contare un piffero - In tredici sarebbero disposti a un accordo con il Pd - Inoltre al Senato il Movimento è spaccato tra quelli che seguono ciecamente Grillo e Casaleggio e quelli che chiedono di consultare la “base” con il web…

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A. Mala. per "la Stampa"

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Il 24 novembre. Anche Beppe Grillo vuole andare a votare. Subito. Il perché lo spiega nell'ennesimo post in cui chiede le dimissioni del Presidente Napolitano. «E' a lui che dobbiamo lo sfacelo istituzionale». E il porcellum? Va bene lo stesso. Non importa se in campagna elettorale aveva giurato: col porcellum mai più. E' convinto di fare il pieno. Magari non ha torto. Anche se la candidatura di Matteo Renzi rischia di consegnare un risultato elettorale diverso da quello che sogna.

Lui in cima alla montagna e gli altri ad applaudire. Rien ne va plus, giura. Invece la pallina continua a girare. Anche sulla sua roulette personale. A Palazzo Madama quindici dei suoi senatori - la maggior parte dei quali, 13, si sono astenuti dall'elezione dell'ultimo capogruppo - sono pronti a discutere dell'appoggio a un governo con il Pd. E alcuni, ma qui i numeri si riducono, anche di un eventuale Letta bis.

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Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini - considerata trattativista - dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto».

E'raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella - trattativista anche lui - dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi». Anche su quella di un Letta-bis? «L'ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete».

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La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l'alto o il basso?

Grillo dà l'impressione di volere interpretare entrambe le parti. «Gli italiani devono poter decidere se vivere morire. Bisogna andare al voto per vincere e salvare l'Italia. I prossimi mesi saranno per cuori forti». Da bravo attore, si trasforma istantaneamente, disinvoltamente, in predicatore, mattatore, filosofo, provocatore, capopopolo e uomo di governo. Troppi ruoli per elencarli tutti. Forse anche per poterli sostenere. Una parte crescente dei suoi uomini in Parlamento fatica a seguirlo. Pippo Civati (Pd) prova a chiamarli a raccolta. «Evitiamo di fare il regalo di compleanno a Berlusconi». Ma non è detto che Letta abbia bisogno dei Cinque Stelle.

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Intanto Alessandro Di Battista, fedelissimo del Caro Leader, sostiene su Facebook che l'Italia ormai «è come il Cile di Pinochet». E, certo del potere armonizzante della mediazione, dopo avere attaccato il colega Orellana, avvisa. «Chi parla di un Letta bis è cretino». E lo dice sicuro ed estasiato come se avesse appena assistito a un'esplosione di fiori rossi dal suo susino. Siamo un Paese di dittatori, mostri, e con una sola speranza luminosa. Lui. Loro. Il Movimento. Ma quello di Grillo o quello che doveva nascere dal basso?

 

 

 

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