xi jinping joe biden niall ferguson

“KABUL È L’ULTIMO PROBLEMA DI JOE BIDEN” - LO STORICO NIALL FERGUSON: “L’AFGHANISTAN NON È UN CAMPO DI BATTAGLIA CRUCIALE DELLA GUERRA FREDDA FRA STATI UNITI E CINA. CONTA MOLTO DI PIÙ QUEL CHE STA SUCCEDENDO A TAIWAN” - “LE CRITICHE DEI POLITICI EUROPEI SONO INGIUSTE. ERA UNA MISSIONE NATO. E LORO SONO RESPONSABILI ALMENO QUANTO GLI AMERICANI DEL SUO FALLIMENTO. QUANDO SENTO PARLARE DI AUTONOMIA STRATEGICA TRATTENGO A STENTO LE RISATE. QUESTO PRESUNTO ESERCITO EUROPEO ALLA PRIMA AGGRESSIONE COLLASSEREBBE. I GOVERNI EUROPEI PARLANO MOLTO MA SPENDONO POCO IN DIFESA”

niall ferguson 2

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

“Siamo in una Seconda Guerra Fredda. E l’Afghanistan c’entra poco”. Quando chiediamo a Niall Ferguson se la fuga da Kabul metterà fine all’egemonia americana, ci risponde fra il serio e il sarcastico, “Kabul è l’ultimo problema di Joe Biden“.

XI JINPING JOE BIDEN

 

Storico dell’Università di Stanford e senior fellow alla Hoover Institution, volto di punta del pensiero conservatore inglese reduce dal Forum Ambrosetti di Cernobbio, gira l’Europa per presentare il suo ultimo libro, “Doom: The politics of catastrophe” (Allen Lane). In questa intervista a Formiche.net riflette sull’impatto che il caos afgano avrà sugli equilibri internazionali.

joe biden piange dopo l attentato all aeroporto di kabul

 

Gli Stati Uniti si rialzeranno?

Sì, hanno ampie capacità militari. Li abbiamo visti abbandonare il Vietnam e rialzarsi in piedi nella Guerra Fredda con la Russia.

 

È comunque un duro colpo.

Un colpo temporaneo. L’Afghanistan non è un campo di battaglia cruciale di quella che io chiamo Seconda Guerra Fredda fra Stati Uniti e Cina. Conta molto di più quel che sta succedendo a Taiwan. Chi crede che l’abbandono dell’Afghanistan dia il via libera alle mire cinesi su quell’isola si sbaglia di grosso.

 

XI JINPING JOE BIDEN

Il progressivo ritiro dall’Asia centrale libera le mani per aumentare le forze nel Pacifico?

Non vedo una correlazione diretta. Nell’ultimo anno le dimensioni dell’impegno americano in Afghanistan erano molto limitate, Trump aveva già ridotto al minimo le forze sul campo. Né stavamo bruciando un numero di risorse paragonabile a dieci anni fa.

KABUL COME SAIGON

 

Quindi l’addio a Kabul non dice niente delle prossime mosse a Taiwan, in Giappone o Corea?

Si tratta di operazioni molto diverse. Taiwan ha bisogno di protezione aerea e navale, la missione in Afghanistan aveva ormai preso la forma di un addestramento e di supporto operativo dell’esercito afgano.

 

L’Europa come ne esce?

Trovo ingiuste, ma tutto sommato non sorprendenti, le critiche che i politici europei stanno riversando contro gli errori degli Stati Uniti nella gestione del ritiro. Era una missione Nato. E loro sono responsabili almeno quanto gli americani del suo fallimento.

xi jinping taiwan

 

Tutte le critiche sono ingiuste?

È giusto ritenere che Biden abbia trasformato in un disastro l’abbandono di Kabul. Ma questa guerra andava avanti da vent’anni. Alcuni alleati, come i francesi, avevano già ritirato le truppe. Né dall’Europa qualcuno si è fatto avanti con una valida alternativa, salvo puntare il dito contro Washington con una buona dose di ipocrisia.

 

niall ferguson

Adesso si parla di nuovo di Difesa europea. Utopia?

A Cernobbio ho sentito perfino il ministro francese Bruno Le Maire parlare di “superpotenza militare” e “autonomia strategica” europea. Ho trattenuto a stento le risate.

 

Perché?

talebani pattugliano le strade di kabul

Non c’è la più pallida possibilità che l’Ue trovi le risorse necessarie per una strategia autonoma dagli Stati Uniti. Questo presunto esercito europeo ha già molti tratti in comune con il formidabile esercito afgano: alla prima aggressione, magari da parte della Russia, collasserebbe. I governi europei parlano molto ma spendono poco in Difesa. L’idea di affrancarsi dalla Nato per fare un dispetto a Biden è semplicemente una barzelletta.

 

Torniamo in Afghanistan. Chi riempirà il vuoto?

Non necessariamente una potenza straniera. Per un lungo periodo della sua storia l’Afghanistan è stato in mano agli afgani, con tutti i loro limiti. Saranno i talebani a riempire il vuoto. Da soli non riusciranno a controllare il Paese, chiederanno una mano.

xi jinping con la mimetica

 

Alla Cina?

Sono molto tentati dai soldi cinesi, e infatti promettono ottime relazioni. Pechino ha una sola cosa da offrire: la Via della Seta. Invierà una delegazione a dir loro: “Ecco i soldi, ora ci date le vostre risorse naturali?”. In Africa sta funzionando bene.

 

Solo affari?

Se fossi Xi Jinping, l’ultima cosa che vorrei sarebbe impantanare la Cina in Afghanistan impegnando uomini sul campo. Daranno un supporto alle autorità a Kabul, con buona pace dei diritti umani. Dubito che la Cina si scandalizzi della sharia, delle scuole chiuse o delle donne agli arresti domiciliari.

taiwan usa

 

Veniamo a Biden. Il caos a Kabul compromette la sua presidenza?

Bisogna inquadrare questa fase con il grandangolo. Nonostante un certo giornalismo cheerleader che si ostina a paragonare Biden a Roosevelt o Johnson, questa presidenza ha una lunga serie di problemi interni, a cominciare da una risicata maggioranza democratica al Senato. Assomiglia semmai all’amministrazione Carter.

 

Cos’hanno in comune?

guerra usa cina taiwan

Carter ha commesso errori in politica estera, dalla caduta di Saigon al supporto alla rivoluzione iraniana e all’invasione sovietica in Afghanistan, ma è finito in disgrazia per l’inflazione. Crescita anemica, prezzi alle stelle, variante Delta, la crisi migranti al confine Sud: i problemi di Biden non sono solo a Kabul.

 

JOE BIDEN JIMMY CARTER

Trump può tornare?

Non sono sicuro che Trump stia per tornare, né che abbia voglia di farlo. Ha soldi e grande popolarità nella base repubblicana, ma ha anche nuovi contendenti interni. Lo stesso vale per Biden e per l’impopolare Kamala Harris, che i democratici ca cercheranno di sostituire.

 

Si avvicina il ventennale dell’11 settembre. Come ha cambiato quella mattina la politica estera americana?

Drasticamente. Se mi guardo indietro di vent’anni, realizzo di aver centrato due previsioni. La prima: gli Stati Uniti avrebbero commesso un fallo di reazione contro gli attacchi terroristici. A differenza di italiani e tedeschi, non erano pronti alla minaccia terroristica interna. Né a realizzare che il nuovo momento imperiale degli Stati Uniti post Guerra Fredda aveva basi molto fragili.

militari americani all aeroporto di kabul

 

Si immaginava vent’anni a Kabul?

No, non ne avrei immaginati più di dieci. Ma credo sia un’esagerazione definire i vent’anni in Afghanistan come l’evento determinante di questo secolo. Vent’anni fa, nell’indifferenza generale, accadevano due cose ben più importanti.

 

Quali?

CHARLES MICHEL JOE BIDEN

L’ascesa della Cina, che si è dimostrato un guaio ben peggiore del terrorismo islamico. E la rivoluzione commerciale di internet, che ha dato agli Stati Uniti il dominio del mercato digitale. Questi due eventi hanno plasmato il mondo come lo conosciamo molto più di Al Qaeda.

attentato all aeroporto di kabul ASHRAF GHANI JOE BIDEN niall ferguson joe biden con jimmy carter nel 1978 JIMMY CARTER JOE BIDEN VINTAGE afgani cercano di scappare all aeroporto di kabul

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