1. IL MANDATO ESPLORATIVO ALLA CASELLATI HA PORTATO ALL’OVVIO: UN BUCO NELL’ACQUA
2. CHIARITO CHE NON C’E’ POSSIBILITA' DI ACCORDO TRA M5S E CENTRODESTRA (DI MAIO NON VUOLE IL CAV E SALVINI NON INTENDE SCARICARLO), MATTARELLA PASSERA’ AL PIANO B: MANDATO A FICO CON IL COMPITO DI VERIFICARE UN’ALLEANZA TRA PD E CINQUESTELLE
3. MA COSA FARA’ RENZI? IL BULLETTO DI RIGNANO DA MESI HA INTERROTTO I CONTATTI COL QUIRINALE, OFFESO DALLA CONFERMA DI IGNAZIO VISCO ALLA BANCA D'ITALIA, E DA QUALCHE GIORNO E' UNA SFINGE PURE CON IL "GIGLIO MAGICO". ECCO COSA POTREBBE ACCADERE...

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1 - SI GIOCA A CARTE SCOPERTE IPOTESI GOVERNO M5S-PD ORA LA PALLA PASSA A RENZI

casellati berlusconi casellati berlusconi

Ugo Magri per “la Stampa”

 

Nell' apprendere che il suo mandato durerà un batter d' occhi, e che dovrà limitarsi a constatare se c'è il famoso accordo Salvini-Di Maio, Elisabetta Alberti Casellati non ha nascosto un filo di delusione che si è colto davanti alle telecamere. Dal Presidente della Repubblica si sarebbe aspettata un po' di respiro, e comunque lei avrebbe volentieri esplorato anche altre piste, in particolare quelle che portano al Pd.

 

Scoprire ad esempio che Matteo Renzi sarebbe disponibile a fare un patto col centrodestra (tesi puramente ipotetica), farebbe molto contento il leader cui la Casellati deve tutto, cioè Silvio Berlusconi. Invece no: le reali intenzioni del Pd sono un accertamento che Sergio Mattarella non le richiede. Anzi, nel comunicato ufficiale ha espressamente escluso.

MATTARELLA CASELLATI MATTARELLA CASELLATI

 

IL TRIANGOLO NO

Dunque verrebbe da chiedersi a che serva investire altri tre giorni (che dalle elezioni del 4 marzo fanno già 48) in una verifica così «mirata», di cui oltretutto fin da adesso è facile intuire l'esito: un buco nell' acqua. I Cinquestelle non sono disposti a «inciuciare» con Forza Italia, e la Lega non intende rompere coi suoi alleati.

 

SALVINI CASELLATI SALVINI CASELLATI

La risposta più ovvia, dunque, è che forse di questa esplorazione si poteva fare a meno passando direttamente alla mossa successiva; per esempio, chiedendo al presidente della Camera Roberto Fico di sondare l'altra ipotesi di governo M5S-Pd. Logico, no? Ma se la stessa domanda viene girata ai frequentatori del Colle, la spiegazione che là si riceve non è altrettanto banale e scontata. Da quelle parti si fa notare come sia impossibile avviare un negoziato serio tra Cinque stelle e «Dem» fino a quando Di Maio avrà per così dire l'amante, politicamente rappresentata da Salvini. Nessun governo potrà nascere finché esisterà questo triangolo.

 

Non a caso, dalle parti di Renzi hanno sempre rifiutato le avance grilline sostenendo che erano solamente un trucco per fare ingelosire la Lega o, scegliendo un linguaggio più consono, per mettere in concorrenza due forni, quello Pd e l'altro padano.

salvini di maio salvini di maio

 

NIENTE PIÙ SCUSE

L'apparentemente inutile «mission» della Casellati serve dunque a eliminare pretesti, si spera al Quirinale, una volta per tutte. Salvini deve chiarire le sue intenzioni rispetto ai Cinque stelle. Gli viene richiesto di scoprire le carte adesso e senza che tutti attendano per altri dieci giorni i comodi suoi, vale a dire le elezioni in Friuli del 29 aprile dove la Lega spera in un trionfo. E una volta accertato che Salvini non rompe con Berlusconi, dunque il «forno» della Lega ha chiuso definitivamente, a quel punto il Pd non avrà più questa scusa per rifiutare una trattativa con i grillini. Chiuso il «triangolo», cesseranno anche gli alibi.

 

SALVINI - DI MAIO - BERLUSCONI - RENZI SALVINI - DI MAIO - BERLUSCONI - RENZI

Renzi potrà sostenere che i Cinque stelle ne hanno dette troppe sul suo conto, dunque giammai farà un governo con gente così; però Matteo sarà poco creduto se insisterà che tocca a M5S e Lega trovare l'intesa: una volta constatato che è defunta, risuscitarla sarà difficile. Non a caso, gli sguardi sono già tutti proiettati al «dopo», a quanto succederà da domani sera, quando l' esploratrice sarà tornata sul Colle presumibilmente a mani vuote. Le prossime mosse In realtà, spiegano ai piani alti, non è importante che cosa farà Mattarella.

 

Conta piuttosto che cosa sta maturando nella testa di Renzi. Il quale da mesi ha interrotto i contatti col Quirinale, probabilmente offeso dalla conferma di Ignazio Visco alla Banca d'Italia, e da qualche giorno risulta una sfinge pure con gli amici. Se darà il via libera a un negoziato serio, di tipo programmatico, allora il Capo dello Stato adotterà la formula più adatta per assecondarlo.

 

Roberto Fico - autobus Roberto Fico - autobus

Potrà lanciare in pista Fico, anche lui in tenuta kaki da esploratore; o magari darà un pre incarico a Di Maio nel caso in cui il Pd evitasse di sollevare veti sulla sua persona. Al momento, entrambe le strade sono possibili a patto, naturalmente, che Casellati non scopra qualcosa di nuovo sulla destra. Il metodo è rispettoso dei partiti e Di Maio ne ha voluto rendere pubblicamente atto a Mattarella. Il quale sta accendendo un credito con tutti, se alla fine per caso si accerterà che l' unica via d' uscita è il tanto temuto governo «del Presidente».

 

YVONNE DE ROSA E ROBERTO FICO YVONNE DE ROSA E ROBERTO FICO

2 - DI MAIO TEME IL TERZO NOME E CHIEDE UN VOTO ALLA RETE

Stefania Piras per “il Messaggero”

 

Dopo quaranta giorni passati a parlare di forni, contratti, accordi, convergenze, uffici di presidenza, la folta pattuglia di parlamentari M5S chiede a Luigi Di Maio una svolta. E lui ha promesso loro il ritorno alle origini: il voto online che ratifica, appiana, livella e smussa tutto, alla bisogna. Quando Di Maio avrà preso una decisione e saprà con chi chiudere l'accordo, se con il Pd o con la Lega, sottoporrà la sua decisione a votazione elettronica sul sito web Rousseau.

 

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampa salvini meloni e berlusconi in conferenza stampa

Per due motivi: tornare a far sentire gli iscritti importanti dopo giorni in cui si sono sfogati nei commenti social e poi mettere un punto definitivo sull'accordo per ricompattare eletti ed elettori che potranno mostrare la votazione in caso di malumori che ci sarebbero soprattutto in caso di maggioranza, e quindi governo, con il Pd definita una forza politica la cui colpa capitale è il patto del Nazareno, quello con FI, e poi un partito che è stato strenuamente combattuta negli ultimi cinque anni.

 

PASSO INDIETRO

Eppure al Pd Di Maio è costretto a guardare. Perché si prepara a un incarico esplorativo affidato a Roberto Fico che potrebbe firmare quel contratto di governo con il Pd più velocemente di lui. E perché Matteo Salvini non intende divorziare da Silvio Berlusconi. La proposta del leader leghista al collega pentastellato è stata questa: «Vi prendete Berlusconi, vi prendete Meloni e Di Maio fa un passo indietro».

di maio formula e di maio formula e

 

La proposta è stata riferita ieri dal capo politico M5S all' assemblera congiunta dei parlamentari che prima si sono messi a ridere e poi al momento di alzare la mano per esprimere accordo o meno sulla proposta hanno mantenuto tutti il braccio abbassato. Dunque, si va avanti con Di Maio candidato premier che però, lui stesso sa, sarà una posizione difficile da mantenere sia che chiuda con la Lega, sia con il Pd. E quindi la fermezza vacilla, si fa strada il dubbio che la rigidità di Di Maio sulla premiership e, contestualmente, su Berlusconi, non paghi.

 

E spunta l' idea di un profilo terzo per l'incarico. «La mia premiership è un punto che abbiamo a cuore, ma non l'unico punto», ha detto. L'assemblea è stata vissuta come un momento rituale che prepara a una transizione. Il senatore lucano Vito Petrocelli ha letto alla platea l'ultimo discorso di Aldo Moro pronunciato a pochi giorni dal suo rapimento in cui parlava della necessità di fare un compromesso storico. Molti lo hanno interpretato come appello alla responsabilità politica.

 

MAURIZIO MARTINA ALLA DIREZIONE DEL PD MAURIZIO MARTINA ALLA DIREZIONE DEL PD

E Di Maio ci prova, aprendo quel forno Pd con tutte le cautele del caso, e quindi serbando il terrore di legittimare ancora Matteo Renzi con cui aveva rifiutato un confronto tv e ora, seppur attraverso il segretario reggente Martina, si dice pronto a firmare un contratto di governo.

 

FORNO PD

Ha già assunto le pose ultra concilianti che servono per accostarsi ai dem. La posizione sulla Siria è eclatante: un facsimile di Gentiloni. E poi, non c'era nessuno del M5S ieri tra i relatori dell'affollatissimo incontro sulla direttiva Bolkestein, organizzato da Fi e Lega, che il Movimento ha sempre avversato insieme al Carroccio e a Fdi. C'era Ivan Della Valle, ormai espulso per la storia dei bonifici, che non avrebbe dubbi sulla convergenza con la Lega e che ricorda il comizio veneziano di Di Maio poco prima del 4 marzo in cui prometteva lo stop della direttiva Ue.

 

MAURIZIO MARTINA MAURIZIO MARTINA

Ora il forno Pd si deve accendere, per forza. «Le proposte di Martina rappresentano un ottimo punto di partenza», ha detto Di Maio che ieri all'uscita dal colloquio con la presidente Casellati non ha mancato di attaccare Salvini. «Io sono stato accusato di porre dei veti e non si capisce perché io non possa porlo su Silvio Berlusconi ma Salvini può porlo sul Pd.

 

La verità è che noi oggi siamo insieme alla Lega le uniche due forze politiche che non si pongono dei veti a vicenda, e questa può essere l'occasione per prendere consapevolezza del fatto che le uniche forze in grado di dialogare, di firmare un contratto di governo, nell'ambito di quelle che hanno partecipato a questa consultazione, sono il M5S e la Lega», ha detto lanciando l'ultimatum a Salvini perché decida entro il fine settimana.

renzi mattarella renzi mattarella

 

In assemblea ha usato toni più sferzanti e ottimistici: «Da venerdì il centrodestra non esiste più.

Una presidente del Senato che proviene da Forza Italia e che va da Mattarella e dice che non ci sono le condizioni... nel centrodestra credo che sia il suggello a quello che noi stiamo dicendo da molto tempo».

 

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I GIORNALI? NON SOLO SERVONO MA APPARECCHIANO IL CONSENSO AL TAVOLO DEI BENETTON - TRAVAGLIO: “CI SCUSIAMO CON I BENETTON E I LORO COMPARI POLITICI SE LI ABBIAMO OFFESI ANCHE SOLO NOMINANDOLI INVANO O PUBBLICANDO LORO FOTO SENZA ATTENDERE CHE, FRA QUINDICI ANNI, LA CASSAZIONE SI PRONUNCI SUI LORO EVENTUALI REATI. ORA SAPPIAMO DAI GIORNALONI (CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA, LA STAMPA, IL GIORNALE) CHE ESSI NON SOLO NON VANNO INCOLPATI, MA NEPPURE NOMINATI. AL MASSIMO - CI INSEGNA EZIO MAURO - SI PUÒ PARLARE DI "UNA DELLE PIÙ GRANDI SOCIETÀ AUTOSTRADALI PRIVATE DEL MONDO" CHE, "IN ATTESA CHE LA MAGISTRATURA FACCIA LUCE", NON PUÒ DIVENTARE "IL CAPRO ESPIATORIO DI PROCESSI SOMMARI E RITI DI PIAZZA", "SCIACALLAGGINE  E BARBARIE TIPICI DEL POPULISMO"