IL PORCELLINO TEDESCO - LA GERMANIA (ALLA FACCIA DELLE REGOLE UE SULL’AVANZO COMMERCIALE) GRAZIE ALL’EXPORT CHE VOLA CONTINUA A RIEMPIRE IL SUO SALVADANAIO: NEI PRIMI SEI MESI DEL 2016 HA ACCUMULATO UN SURPLUS DI 18,5 MILIARDI. MA NIENTE INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE

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Ugo Bertone per “Libero Quotidiano

 

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L' export va a gonfie vele. Così come i conti pubblici, il pieno impiego e la crescita e i salari. Ma c' è un punto debole nei primati dell' economia tedesca: «Il tallone d' Achille è l' assenza di nuovi investimenti», dice il capo economista di Ing, Carsten Brzeski, commentando gli ultimi dati economici in arrivo a oltre Reno. In sintesi: Nei primi sei mesi del 2016 la Germania ha accumulato un attivo di bilancio di 18,5 miliardi di euro.

 

Il costo dell' ospitalità garantita ad oltre un milione di rifugiati non ha impedito un aumento del surplus di bilancio rispetto ai 18 miliardi del primo semestre 2015. Anzi, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble può aspirare ad un nuovo record: 35 miliardi di attivo nel 2016. Inoltre, una parte del tesoretto (pari all' 1,2% del pil) servirà a distribuire benefici tra gli elettori in vista di due scadenze molto delicate: presto si voterà a Berlino, città per tradizione difficile per Angela Merkel e nel Land agricolo del Meclemburgo.

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Il surplus tedesco annulla, a livello Ue, i passivi di Francia ed Italia. A favorire l' exploit contribuisce il basso livello del costo del denaro: i mercati stanno pagando un pedaggio pur di prestare soldi alla Repubblica Federale.

 

Le entrate fiscali, grazie alla crescita del pil (+0,4% nel secondo trimestre) sono in crescita. All' exploit contribuisce, anche se in minor misura, la spesa pubblica (+0,1%).

In barba a tutte le indicazioni in arrivo dal Fondo Monetario e dal G-20, Berlino continua ad inseguire, unica al mondo, l' obiettivo dell' azzeramento del debito. A nulla valgono gli inviti ad aumentare la spesa, nonostante che il livello delle infrastrutture, dopo anni di austerità, lasci ormai a desiderare.

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Gli ultimi dati a disposizione sull' import-export confermano che l' economia tedesca, come accade da almeno otto anni, realizza un avanzo commerciale superiore al 6%, in barba ai trattati Ue. Nel 2015 il surplus è stato di 248 miliardi di euro, nuovo record assoluto con una crescita del 6,4%. Nel corso dell' ultimo anno il saldo commerciale è cresciuto di più nei confronti dei partner europei che del resto del mondo.

 

Eppure l' equilibrio delle partite correnti, cioè la somma degli scambi commerciali con l' estero, è un requisito essenziale per l' equilibrio dell' Eurozona. Se la Germania volesse assolvere al ruolo di Paese leader dell' area dovrebbe iniziare a consumare i prodotti dei vicini, in modo da distribuire loro parte della sua ricchezza.

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Oppure destinare una parte delle sue ricchezze ad investimenti nell' Eurozona o, al limite, all' interno del Paese. Al contrario la politica tedesca resta quella di sempre: la Germania, afflitta dal problema dell' invecchiamento progressivo della popolazione (con un deficit previdenziale in prospettiva assai peggiore di quello italiano), si guarda bene dal destinate una porzione crescente agli investimenti.

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Vale per le imprese private, attente a decifrare le conseguenze dell' uscita del Regno Unito dall' Unione Europea. Vale soprattutto per lo Stato che non intende procedere ad una politica fiscale espansiva, sorda ai richiami internazionali che puntualmente si ripeteranno oggi a Jackson Hole, alla conferenza dei banchieri centrali. Alla faccia dello "spirito di Ventotene.

 

 

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