BASTARDO O FENOMENO DA PALLONE D’ORO? I DUE VOLTI DI NEYMAR – PELIZZARI ATTACCA: “SE VUOLE FARE IL BAD BOY SIA PRONTO A PAGARNE IL PREZZO” - VALDISERRI LO DIFENDE: “HA TROPPO TALENTO PER UN MONDO CHE PREFERISCE RICONOSCERSI NELLA MEDIOCRITÀ” – CLAUDIO GENTILE: "ECCO COSA GLI AVREI FATTO SE L’AVESSI DOVUTO MARCARE..."

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Luca Valdiserri per il Corriere della Sera

 

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A Maradona si perdonava tutto: i gol di mano diventavano locomotive lanciate a bomba contro l' ingiustizia e le squalifiche per doping erano vizi privati che nulla c' entravano con il calcio. A Neymar non si perdona niente, perché simula (come quasi tutti i calciatori), irride l' avversario (come quasi tutti i calciatori con tecnica raffinata) e si crede un fenomeno (come tutti i campioni, altrimenti non diventi campione).

 

Il Mondiale, naturalmente, moltiplica per cento il pro e il contro, ma con Neymar è sempre contro, con percentuali bulgare dei votanti. O Ney sta antipatico a pelle e tutti vedono le contorsioni (davvero brutte) dopo il «pestoncino» del messicano Layun, che avviene comunque con Neymar fuori dal campo. Layún va bene perché è «garra», grinta. Neymar va male perché è «chorao», frignone.

 

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Il talento, che dovrebbe essere la prima dote di un calciatore, si ribalta in colpa. Eppure Neymar è il calciatore che ha subito più falli in tutto il Mondiale: 23 (Messi 15 e Cristiano Ronaldo 14). Eppure Neymar, a 26 anni, ha già segnato 57 gol con la Seleçao, ha superato Romario (55), tallona Ronaldo Nazario (62) e insegue Pelé (77). Eppure Neymar in 9 partite di Coppa del Mondo (Brasile 2014 e Russia 2018) ha segnato 6 gol e servito 2 assist. Eppure lo ha fatto con 38 tiri nello specchio della porta mentre Messi e Cristiano Ronaldo, per segnare lo stesso numero di gol ai Mondiale, ne avevano usati 67 e 74. Eppure ha messo il piede in 20 gol delle ultime 19 partite del Brasile (11 reti e 9 assist).

 

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Eppure, eppure, eppure Non ha aiutato la sua immagine il trasferimento truffaldino al Paris Saint Germain, ma anche in questo caso Neymar si è preso più critiche di chi ha elaborato tutto il piano che ha ridicolizzato il Fair play finanziario presentato a suo tempo da Michel Platini come il rimedio a tutti i mali finanziari del pallone moderno. E non lo aiuta neppure aver capito subito che Parigi è una meravigliosa gabbia dorata, dalla quale vorrebbe fuggire al più presto per buttarsi tra le braccia del Real Madrid, a costo di passare lui per il re dei traditori e Florentino Pérez per l' imperatore del mercato.

 

Viene un dubbio: non sarà che Neymar ha troppo talento per un mondo che preferisce riconoscersi nell' aurea e diffusa mediocrità?

 

 

2. LIBERISSIMO DI FARE IL BAD BOY. MA...

Tommaso Pelizzari per il Corriere della Sera

 

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Non c' è niente di male a voler essere un bad boy. Anche perché (come sanno i rapper) può essere molto redditizio.Però Neymar deve anche decidersi. Perché (come sa Fabrizio Corona) fare il bad boy è un lavoro a tempo pieno. Altrimenti non si è credibili, come smetterebbe di esserlo (a parti invertite) un prete sorpreso a rubare le offerte della domenica.

 

Neymar deve scegliere che cosa vuole essere. Prendendo come modello (e non gli si può fare complimento migliore) Diego Maradona. Si è scandalizzato qualcuno per il doppio dito medio del Pibe in diretta mondiale? No, anzi. Perché Maradona è quello. Ma non c' è stato un solo momento della sua carriera (e della sua vita) in cui Diego abbia voluto essere anche l' opposto: un modello per i bambini, un volto per gli sponsor, il figlio o il genero ideale. Oltre che un calciatore dalla classe apollinea, come Neymar è.

 

Ma essere un bad boy da un lato paga, dall' altro costa: per esempio, in termini di popolarità. E l' impressione è che Neymar questo prezzo non lo voglia pagare, cercando di tenere tutto insieme. Solo che questo voler essere al tempo stesso una cosa e il suo contrario è pericoloso. Da un lato, perché viviamo in un' epoca in cui sempre meno persone accettano la complessità e le sfaccettature di persone e cose.

 

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Quindi, o si è una cosa o si è l' altra. Soprattutto, però, conoscendo anche le pessime prove di sé che Neymar ha dato quando era solo una grande promessa del Santos, viene il sospetto che la sua faccia buona e positiva sia più una maschera. Che, come sempre nei momenti di grande stress, finisce per cadere.

 

Tra insulti all' arbitro, simulazioni e indice sulle labbra verso i tifosi avversari, in questo Mondiale a Neymar è già scappato fuori tutto il campionario. Un gesto maleducato o una parola di troppo sfuggono a tutti. Poi si chiede scusa e l' incidente è chiuso. Ma se la cosa si ripete, smette di essere episodica e si rivela per quello che è: un aspetto (e non secondario) del modo di essere di una persona.

 

E infatti in Brasile sono in tanti a non amare più Neymar e quella che per molti è ormai una conclamata sindrome di Peter Pan, che il suo entourage (a partire dal padre) di certo non aiuta a guarire. Non un bel risultato, per il talento più puro espresso dal calcio brasiliano dopo Ronaldinho. A proposito di gente che di personalità ne aveva una sola.

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3. GENTILE SU NEYMAR

Boldrini-Licari per gazzetta.it

 

"Quello che gli avrei fatto se avessi dovuto marcare io Neymar? Non lo posso dire… Ma sicuramente avrei cercato di convincerlo a fare la persona seria". Claudio Gentile ne ha "curati" di fenomeni e nessuno ha mai inscenato tragedie greche per un fallo. Né Maradona né Zico, pur con la maglietta strappata, si sono mai rotolati per terra, urlando come al palo della tortura.

 

"Quelli erano campioni che non facevano sceneggiate, lui invece cerca di indirizzare la partita sul binario sbagliato. Mi piace, ma non è ancora alla loro altezza. E dimentica che dovrebbe dare l’esempio. Ma non è soltanto lui. Ai miei tempi, chi subiva fallo non ingigantiva le conseguenze. L’altro giorno ho visto uno colpito alla spalla che è caduto toccandosi la testa…"

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QUOQUE TU, TITEÈ come se Neymar, pur attivissimo sui social, non si rendesse conto che oggi le menzogne sono passate allo scanner. Come evitare che l’arbitro di Brasile-Belgio sia condizionato dalle immagini di Brasile-Messico? Il web è impietoso. Con tutti per fortuna. Oggi il c.t. Tite lo difende ma qualcuno ha trovato un video di qualche anno fa, lui allenatore del Corinthians e Neymar giocatore del Santos. Sentite: "Neymar simula. Cerca di approfittare della situazione. Questo non è calcio, è un cattivo esempio per i bambini, per mio figlio, per chi penserà di fare lo stesso". Fabio Capello gli aveva dato del "simulatore" e non cambia idea: "Ha notevoli colpi, il suo talento non si discute e nel corso del torneo è migliorato. La crescita del Brasile è la sua crescita. Peccato però che abbia questi eccessi in campo. Il rotolarsi a terra o ingigantire i colpi non è bello: significa voler rimarcare i comportamenti degli avversari e cercare di ingannare l’arbitro. Non ne ha bisogno".

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Nel Mondiale della lezione di dignità di Oscar Tabarez, gli strepiti di Neymar fanno più rumore. Soprattutto perché arrivano da un candidato a Best Fifa e Pallone d’oro. Marco Giampaolo, tecnico della Samp, lo ammira tecnicamente: "Ha il miglior dribbling del mondo. I suoi gesti sono spesso non riproducibili, appartengono solo al suo talento. Le sceneggiate e gli eccessi non mi sorprendono. I numeri uno sono fatti così: il vecchio detto genio e sregolatezza è attuale. Il problema è un altro: ci sono giocatori che pensano di essere numeri uno e non lo sono". Laconico il c.t. dell’Irlanda Martin O’Neill: "Assolutamente patetico".

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LA SOGLIA DEL DOLORE Non poteva mancare l’ironia di Gary Lineker via Twitter: "Neymar ha la soglia del dolore più bassa tra tutti i giocatori del Mondiale da quando esistono le statistiche Opta. Ma gioca tanto bene quanto strilla. È incredibilmente forte". E anche democratico. Ha anche insultato Thiago Silva perché questi aveva sportivamente restituito la palla alla Costa Rica: "Credo però di aver avuto ragione perché non era di sicuro quel pallone che ci avrebbe fatto vincere la gara. Sono sereno ma il comportamento di Neymar, che comunque ritengo il mio fratellino, mi ha reso triste". Chissà che voglia avrebbe di dare un bel ceffone al fratellino.

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