1. "MINACCE DI MORTE E MOBBING: PER QUESTO DONNARUMMA LASCIA IL MILAN". MINO RAIOLA DALLA SUA CUCINA: "VOLEVA RESTARE MA POI GLI HANNO DETTO: O FIRMI OPPURE NON GIOCHI”
2. "LA NUOVA PROPRIETA’ DEL MILAN? NON MI FIDO. IL CLUB E' MISTER LI O DEL FONDO ELLIOTT?  IBRA? CON GALLIANI SAREBBE GIA’ A MILANELLO - SACCHI? PARLA TROPPO - LE CONTESTAZIONI IN NAZIONALE A DONNARUMMA? SPERO CHE ALMENO LA FEDERAZIONE LO TUTELI"
3. IL MERCATO E’ DIVENTATO UNA GIUNGLA: IN TRE ANNI SPESI 1,1 MILIARDI $ PER I PROCURATORI - MAROTTA: "SPESE FOLLI, BISOGNA CALMIERARE QUESTI PERSONAGGI ESOSI" (VIDEO)
 

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Carlo Laudisa per La Gazzetta dello Sport

 

MINO RAIOLA CONFERENZA STAMPA IN CUCINA MINO RAIOLA CONFERENZA STAMPA IN CUCINA

«Mi prendo io tutte le colpe, ma lascino in pace Gigio. Sono arrivate addirittura minacce di morte alla sua famiglia, è incredibile». Mino Raiola è seduto allo stesso tavolo, quello di casa sua, dove due settimane fa erano al suo fianco Max Mirabelli e Gigio Donnarumma. Ha ancora negli occhi quella scena, che considera decisiva per lo strappo con il Milan. «Ho sbagliato a non fermare subito questa macchina infernale. Perché tutta quella fretta? Tante pressioni? E il diktat del 13 giugno? Con quel martellamento non potevamo dire sì».

 

Ma è arrivata un' offerta da 50 milioni lordi per 5 anni.

«Non c' erano i presupposti per un' intesa. Avevamo chiesto tempo e discrezione per lasciare Gigio sereno. Il Milan ha informato la stampa di ogni passaggio. I risultati si sono visti».

RAIOLA DONNARUMMA MEME RAIOLA DONNARUMMA MEME

 

Il mondo rossonero ce l' ha con Raiola.

MASSIMO MIRABELLI MASSIMO MIRABELLI

«Sono abituato. Purtroppo, però, è successo dell' altro. Una parte dei tifosi s' e messa contro Gigio e la società non l' ha tutelato. Lo striscione sotto la sede non è stato rimosso, così come non gli è mai stata espressa solidarietà. E ora Gigio è triste».

 

Intanto lo contestano anche in Nazionale.

«Spero che almeno la Federazione lo tuteli. Noi ci stiamo già organizzando, approntando un servizio di sicurezza. Tocca a noi pensarci nel disinteresse generale. È assurdo».

In pochi capiscono questo no.

«Gigio inizialmente era convinto di restare al Milan, anche perché ricordo che a 14 anni scelse lui questi colori, dopo i contatti con l' Inter, nonostante la sua famiglia lo sconsigliasse dopo la delusione per la cessione del fratello Antonio. Gli ultimi tempi, però, sono stati tremendi. In particolare lo ha colpito quella frase di Mirabelli: se non firmi vai in tribuna. Vediamo che succede ora, ma qui c' è puzza di mobbing. Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio».

RAIOLA DONNARUMMA MEME RAIOLA DONNARUMMA MEME

La convinzione è che siate già d' accordo con il Real.

«Assolutamente no. Anzi, che si sappia: per andare a Madrid non ho bisogno di Galliani. La verità è che lo cercano in tanti, come già a 16 anni. Invece lui preferì il suo Milan».

Perché non avete rinnovato già con Galliani in sella?

 

«Il Milan era in vendita da due anni con tre diversi acquirenti. Così già un anno fa ho rifiutato il dialogo con Galliani, e lui mi ha rispettato. Era mio dovere prendere tempo perché c' era poca chiarezza sul destino del club. E io dovevo tutelare il mio assistito sul futuro tecnico».

Tra molti resta il sospetto che siate d' accordo.

«Sono suo amico fuori dal calcio, ma sugli affari ci siamo scontrati spesso, perché lui è troppo tifoso. L' altro giorno mi ha chiamato dopo la rottura, si è candidato per aiutare a far tornare il sereno, ma io in maniera brusca gli ho detto di no».

FASSONE LI FASSONE LI

Lei non si è mai fidato dei nuovi.

«Non mi fido neanche ora. Come loro di me. Il Milan è di Mister Li o di Elliott? Diciamo che ho un buon rapporto con Marco Fassone, lo conosco da tempo e lui sa bene che può contare su di me, anche se non mi va dire il perché».

Cosa non ha funzionato in queste settimane?

«Mancavano ancora quattro partite alla fine del campionato, eppure Mirabelli ha cominciato a stressare Gigio. C' è stato un momento in cui il ragazzo lo evitava a Milanello. Lo hanno trattato come un asset non come una bandiera. Per lusingarlo sono arrivati a dirgli: firma, poi se vuoi andare via... Ma non lo hanno lasciato sereno. In una grande società questo non avviene più, mi ricordo certe scene tanti anni fa in piccole realtà del Sud».

DONNARUMMA STRISCIONE DONNARUMMA STRISCIONE

 

Non ha proprio legato con Mirabelli...

«Non discuto la persona, ma i suoi metodi. Ad esempio nessuno nota che Conti ha minacciato di non presentarsi agli allenamenti dell' Atalanta per dire sì ai rossoneri. Gigio, invece, è sempre stato al suo posto, non ha mai avuto pretese economiche. E poi se hai in casa un top player come lui perché vai ad offrire il doppio o il triplo ai Morata o agli Aubameyang? Non è coerente».

 

Ma Gigio ha solo 18 anni.

MINO RAIOLA MINO RAIOLA

«Che vuol dire? Il Real ha appena acquistato un sedicenne brasiliano (Vinicius, ndr) per 45 milioni: sapete quanto prende? La qualità non ha età».

Anche la Juve è in corsa.

«Non ho parlato con Gianluigi di questa opportunità. Anche perché io non apro la porta a nessuno. Marotta ha il dovere per i suoi azionisti di cercare il meglio, ma credo che Gigio, per rispetto del suo Milan, non abbia in testa i bianconeri».

Ma quanto vale Donnarumma?

MINO RAIOLA MINO RAIOLA

«Non ha prezzo, e comunque non lo faccio io: tocca al Milan. Io so che è l' unico portiere in grado di vincere più Palloni d' oro. In prospettiva è più forte di Buffon. Sia chiaro, fra 30 anni nascerà uno più forte di lui. È nell' evoluzione del ruolo».

 

È vero che ha chiesto 10 milioni di clausola?

«Non abbiamo mai trattato davvero. Alla provocazione da 200 milioni del Milan, ho risposto con 10 e 5 in caso di mancata Champions. Ma era un pour parler ».

DONNARUMMA DOLLARI FALSI 1 DONNARUMMA DOLLARI FALSI 1

Se Gigio va all' estero è un danno per il nostro calcio.

«Perché? Verratti non ha mai giocato in A, eppure brilla al Psg. Cristiano Ronaldo ha lasciato subito il Portogallo ma dà tanto al suo Paese. E che dire di Van Basten, Gullit e Rijkaard e la loro Olanda? Emigrare spesso aiuta a crescere».

E lei guadagna di più...

«Premesso che io non faccio firmare contratti ai miei assistiti, con loro tutto si basa sulla fiducia. Certo, non sono un romantico più loro guadagnano più porto a casa anch' io. Ma cifre non ne faccio». Beh, su Pogba abbiamo letto di 27 milioni solo per lei.

DONNARUMMA MEME DONNARUMMA MEME

«Dico solo che non è una cifra esatta: magari è meno, ma forse anche di più. Di sicuro la Fifa non ha aperto alcuna inchiesta sul trasferimento di Paul allo United. E nel suo caso la Juve, comunque, ha saputo usare le maniere giuste. Quando nel 2015 Marotta ci ha chiesto di restare, lo ha fatto con i dovuti modi. Tant' è vero che poi l' anno dopo Pogba è andato via con la soddisfazione di tutti».

Si parla di una commissione di 8 milioni per Rodrigo Ely...

«Credo non sia vero».

 

Lei porta i suoi giocatori dove le torna utile.

«Si, dove è utile a loro. Ad esempio presto rinnoveremo con la Juve per Kean, non è stato semplice. Anche in quel caso abbiamo coinvolto la madre e sono certo che troveremo insieme la migliore soluzione perché giochi. Lo vuole mezza A, vediamo se andrà all' estero.

 

IBRA RAIOLA IBRA RAIOLA

Anche Pellegrini della Roma lo vogliono in tanti, ma noi non lo spostiamo. In 25 anni ho portato in Italia molti giocatori importanti. Ho litigato con il Barcellona per vestire Ibra di rossonero. E si sappia che in tanti grandi club io ho più di un giocatore perché ho buoni rapporti con i dirigenti. Invece al Milan mi sa che hanno acquistato il brand ma non lo stile».

 

 

Rapporti chiusi allora? 

Io non faccio la guerra al Milan. Mi hanno chiesto Matuidi, come l' Inter e la Juve. Vediamo. Ai bianconeri un anno fa saltò per problemi politici. Magari stavolta... ».

Con l' Inter tratta pure Tete.

«È un' opportunità. Ne riparleremo». Dove andrà Ibra? «Sta bene, ha tante offerte. Dagli Usa e non solo. L' Italia? Di certo non al Napoli. Invece il Milan non me l' ha chiesto, con Galliani sarebbe già qua».

 

Il futuro di Balotelli?

«Domani ho appuntamento col Nizza. È giusto resti con Favre, se fa 20 gol merita il Mondiale.

Ma non so cos' ha in testa Ventura, per ora non mi pare abbia grandi attaccanti con sé».

RAIOLA DONNARUMMA MEME RAIOLA DONNARUMMA MEME

A Montella non le ha mandate a dire.

«Credo abbia un buon rapporto con Gigio. Per questo sarebbe stato meglio che gli parlasse in privato. Capisco, col cambio di società ha dovuto adattarsi: come una bandiera, al vento».

Sacchi non è stato morbido.

«Non capisco certi moralismi. Ha parlato con il ragazzo? Aveva ragione Ibra, Arrigo parla troppo. Si documenti».

Come finisce la storia di Gigio?

«La palla è nel campo del Milan. Se mi chiamano io ho il dovere di ascoltare. Non ci sono i presupposti per continuare, il no resta no».

E se qualcuno chiedesse perdono a Gigio?

«Perdonare è divino. A noi terreni...»

 

2. MERCATO? NO, GIUNGLA

Marco Iaria per la Gazzetta dello Sport

 

RAIOLA VILLA AL CAPONE RAIOLA VILLA AL CAPONE

Mega-commissioni, TPO mascherate, triangolazioni sospette, ricatti, soprusi e, per un Pogba che diventa campione, migliaia di ragazzi illusi e fatti carne da macello. Il mercato è diventato una giungla, sulla scia della globalizzazione del calcio e della sua trasformazione in industria miliardaria. L' unica regola contemplata, in tempi di liberalizzazione, è quella dei soldi.

 

L' impressione è che ci si sia spinti così in avanti da non poter più tornare indietro. E in effetti, a sentire i dirigenti dei club prevale la rassegnazione per un modus operandi che è ormai accettato da tutti. La svolta, in negativo, è stata la deregulation varata dalla Fifa ed entrata in vigore il 1° aprile 2015. Basta albi per gli agenti, chiunque può improvvisarsi e prestare servizio per un atleta o una società iscrivendosi all' elenco tenuto dalle federazioni nazionali, che si sono dovute adeguare.

 

La Figc, che aveva una normativa piuttosto ferrea, ha ripensato totalmente il regolamento, per esempio abolendo il divieto per un agente di rappresentare contemporaneamente il calciatore e il club, con buona pace dei conflitti d' interesse.

 

MINO RAIOLA MINO RAIOLA

L' unica cosa che può fare la Federcalcio è pubblicare tutti i dati nel nome della trasparenza. Si scopre allora che tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2015 i compensi per i procuratori sono ammontati a 84,4 milioni in Serie A (Inter in testa con 15,5, poi Fiorentina 10,2 e Milan 7,4), 6,8 milioni in B e 1,5 milioni in Lega Pro.

 

Ma la cifra più impressionante è quella contenuta nel report Fifa Intermediaries in international transfers : a livello globale, tra il 2013 e il 2016, sono stati spesi 1,1 miliardi di dollari per le commissioni agli agenti nei trasferimenti internazionali monitorati con il TMS (Transfer Matching System).

 

In quell' arco di tempo i club italiani hanno sborsato 256 milioni di dollari, meno solo dei club inglesi (361). Vagonate di denaro portate letteralmente fuori dal sistema calcio, senza alcuna prospettiva di reinvestimento.

 

Beppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, lancia l' allarme sulla Gazzetta : «Quando una società si trova a confrontarsi con altre concorrenti, soprattutto con le big europee, giocoforza è costretta ad accettare richieste fuori da ogni logica. Bisogna calmierare il ruolo di questi professionisti, che sono seri ma anche molto esosi». Il riferimento è ai cosiddetti oneri accessori alla campagna trasferimenti, che ormai sono una voce importante dei bilanci dei club.

MINO RAIOLA MINO RAIOLA

 

Basti pensare a Paul Pogba: sin dal 2012 la Juventus ha dovuto appostare oltre 11 milioni a favore di Mino Raiola, come oneri accessori legati sia all' acquisizione del francese (a parametro zero) sia ai successivi rinnovi contrattuali. Ma il botto l' agente l' ha fatto l' estate scorsa con la cessione al Manchester United incassando per l' intermediazione 27 milioni dalla Juventus e, secondo Football Leaks, 22 dalla società inglese (compresi i 3 che doveva pagare Pogba).

 

Pare che la Fifa abbia aperto un' inchiesta ma il problema è che il regolamento della stessa Fifa non pone limiti di fatto alle commissioni. Il tetto del 3% dello stipendio lordo del giocatore o del prezzo del trasferimento, contemplato nell' articolo 7, è una semplice «raccomandazione», spesse volte disattesa. Tanto più che adesso i grossi guadagni dei procuratori sono realizzati sulle intermediazioni per le compravendite, piuttosto che sui servizi resi agli atleti in fase di sottoscrizione (o rinnovo) di un contratto.

 

MINO RAIOLA E NEDVED MINO RAIOLA E NEDVED

La Fifa del nuovo corso guidato da Gianni Infantino, tutta presa dal processo di auto-riforma dopo gli scandali blatteriani, non si è ancora focalizzata sullo strapotere degli agenti e sulle storture del calciomercato. Ma nei prossimi mesi qualcosa dovrebbe muoversi, anche sulla spinta delle grandi nazioni che hanno già sollevato la questione nell' ambito del gruppo delle sei (Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Olanda).

Alcuni Paesi europei, per esempio, stanno studiando dei provvedimenti fiscali per tassare al 100% il costo delle commissioni, come una sorta di deterrente per le spese folli. Tutti, comunque, invocano il ritorno a una stagione di regole e certezze.

 

«L' eccessiva apertura della Fifa - spiega l' avvocato Carlo Rombolà, autore del libro Profili di Diritto internazionale dello sport (Rubbettino) - ha permesso da un lato la proliferazione di figure senza esperienza e competenze con l' unica condizione, molto vaga, della reputazione impeccabile, dall' altro la concentrazione in un gruppo ristrettissimo di agenti della stragrande maggioranza delle movimentazioni globali.

 

mino raiola mino raiola

Su quest' ultimo punto non si può agire perché qualsiasi intervento verrebbe visto come una limitazione all' esercizio della professione». Sul resto si può fare tanto. «La Fifa ha il dovere di reintrodurre una barriera d' ingresso per gli agenti, porre un limite vero ai compensi e precisare meglio la materia delle TPO (le proprietà delle terze parti, ndr ) che sono state bandite nel 2015 ma ancora esistono». Magari sotto forma di guadagni su una futura rivendita o in quei territori (si pensi al Sud America) che restano zona franca. E la preoccupazione non è per chi ce la fa come gli antesignani Tevez e Mascherano ma per tutti quei ragazzi, quasi sempre minorenni, che finiscono stritolati nel meccanismo perverso delle speculazioni.

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