LATTE ALLE GINOCCHIA – LACTALIS SMANTELLA PARMALAT: DOPO L’ADDIO ALLA BORSA IL GRUPPO ITALIANO SARÀ SMEMBRATO IN NOVE DIVISIONI E PERDERÀ LA SUA INDIPENDENZA FORMALE – ECCO COME I FRANCESI CI INVADERANNO CON I LORO PRODOTTI, NONOSTANTE LA BEFFA DI AVER PAGATO MULTE SALATISSIME PER LE FAMOSE QUOTE LATTE...

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1 – LACTALIS FA A PEZZI PARMALAT E STALLE ITALIANE

Carlo Cambi per “la Verità”

 

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Per i francesi il latte è un prodotto coloniale. E il gigante Lactalis si sta comportando come un colonialista. Nella tensione Italia-Francia irrompe la guerra delle mozzarelle, degli yogurt, del parzialmente scremato. Parmalat scomparirà affogata in Lactalis: noi saremo invasi da latte francese e avremo la beffa di aver pagato multe salatissime per le famose quote latte dopo aver distrutto la zootecnia nazionale e di perdere l' ultimo grande polo agroalimentare nel settore lattiero caseario. È l' ennesimo regalo delle privatizzazioni di Romano Prodi e dell' Europa che piace tanto a chi ci ha governato negli ultimi venti anni.

 

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A scatenare la guerra del tetrabrick sono i francesi che - come ha anticipato il quotidiano confindustriale il Sole 24 ore - hanno già predisposto l' ammaina bandiera italiana a Collecchio. La Parmalat - l' impero creato e distrutto da Calisto Tanzi autore di una gigantesca «stangata» a danno di piccoli azionisti, allevatori e imprenditori dell' indotto complici i politici della prima e della seconda Repubblica - sarà smembrata e il più grande gruppo italiano (si fa molto per dire) finirà in nove tronconi per poi essere definitivamente smantellato.

 

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Bisogna partire un po' da lontano per capire: Calisto Tanzi grande finanziatore della politica della prima Repubblica che sponsorizzava la Formula 1 e il Parma calcio che distribuiva dividendi e prebende ha fatto bancarotta complice il sistema bancario e gran parte dell' establishment democristiano. E certo Romano Prodi prima come presidente dell' Iri, poi come presidente del Consiglio molto avrebbe da raccontare e spiegare.

 

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Il buco della Parmalat che è stato il più grade scandalo finanziario d' Europa divenne conclamato quando Tanzi - condannato poi a 17 anni - fu costretto ad acquistare la Eurolat di Cirio che Sergio Cragnotti aveva ricevuto dalla privatizzazione Cirio Bertolli De Rica orchestrata da Romano Prodi. Per evitare il crac della Parmalat che avrebbe messo sul lastrico migliaia di allevatori, ma che comunque provocò il dissesto per decine di migliaia di piccoli azioni fu fatta una legge speciale e la società affidata a Enrico Bondi.

 

Poi si affacciarono i francesi che rastrellando quote e lanciando un' Opa totalitaria (cioè erano pronti a comprarsi tutte le azioni) dopo che invano Giulio Tremonti allora ministro dell' Economia aveva cercato di varare norme antiscalata per salvaguardare l' italianità del gruppo. Si scrisse allora che i francesi avevano indebitato la Parmalat per comprarsi la Parmalat. E dal 2011 lavorano al progetto si smantellare il gruppo lattierocaseario più importante d' Italia. L' ultima mossa prima dell' annuncio dell' addio a Collecchio (sede storica di Parmalat) è stato il delisting: cioè l' acquisto totalitario del capitale per togliere le azioni Parmalat dalla Borsa di Milano.

 

lAd di Lactalis Jean Marc Bernier lAd di Lactalis Jean Marc Bernier

Fatto questo siamo all' epilogo. La famiglia Besnier azionista di maggioranza di Lactalis ha annunciato che tutte le attività di Parmalat saranno trasferite per quanto attiene le direzioni commerciali, strategiche e di prodotto a Laval, un paesone sulle rive della Loira dove Lactalis ha il suo quartiere generale. Ma non solo Emmanuel Besnier ha fatto trovare il 9 gennaio scorso a tuti i dipendenti Parmalt una email asettica nella quale spiega che il Gruppo sarà smembrato in 9 divisioni: il quartier generale di Collecchio sarà smantellato e confluirà in Lactalis Italia che già controlla Galbani e con tutta probabilità a Galbani verrà demandata tutta la produzione casearia italiana. Di Parmalat resteranno tre divisioni di prodotto (formaggi, ingredienti e prodotti freschi), cinque divisioni di distribuzione su base geografica e una divisione che si occuperà dell' export.

 

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Non si sa se le attività estere saranno salvaguardate ma è assai probabile che saranno tutte assorbite dalle diverse «filiali» Lactalis nel mondo ivi compresa Parmalat Brasile che è un colosso. Finisce così la storia di Parmalat. L' iniziativa dei francesi - peraltro ampiamente prevedibile - è certamente un atto ostile verso la nostra economia.

 

L' uscita di scena di Parmalat mette in grave difficoltà il nostro comparto zootecnico anche se per la verità da anni i francesi sono coloro i quali hanno determinato la crisi del prezzo italiano praticando un dumping sistematico. Ma è quasi scontato che ora ci saranno ancor più massicce importazioni di latte francese. Il ministro per l' agricoltura Gian Marco Centinaio, che è in missione in Cina, dove ha firmato un importante accordo sull' agrumicoltura, sta seguendo da vicino gli sviluppi del caso Parmalat, ma da quando i francesi hanno conquistato il cento per cento del capitale di Parmalat c' è poco da fare.

 

GRUPPO LACTALIS GRUPPO LACTALIS

Forte preoccupazione è stata invece espressa dalle organizzazioni agricole. Da Coldiretti, Cia, Confagricoltura viene un appello perché sia salvaguardata la produzione nazionale. Anche perché Emmanuel Macron ha promesso agli allevatori francesi che il latte sarà pagato tenendo conto dei costi di produzione. E se Lacatlais è costretta a comprare latte francese non ci sarà più posto per quello italiano che già oggi viene pagato meno di 35 centesimi al litro che non compensano i costi di produzione.

 

Nella disfida Roma-Parigi per ora un colpo mortale lo hanno messo a segno i francesi. Ed è significativo che le reazioni della politica siano così tiepide: i vecchi politici anche se traghettati nella nuova Repubblica sul caso di Collecchio hanno più di un nervo scoperto. Ma domani qualcuno si renderà conto che stiamo svendendo uno dei comparti fondamentali della nostra economia.

 

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2 – PARMALAT, DOPO L' ADDIO ALLA BORSA LACTALIS ADESSO SMONTA IL GRUPPO

Simone Filippetti per “il Sole 24 Ore”

 

I francesi di Lactalis si preparano a smantellare Parmalat. Prima l' addio a Piazza Affari, e poi una riorganizzazione che fa traslocare tutti i paesi del gruppo, Italia inclusa, sotto l' ombrello della Francia. Di fatto il più grande gruppo alimentare italiano non sarà più manovrato da Collecchio, ma direttamente da Laval, la cittadina agricola dove la famiglia Besnier gestisce il suo impero.

È la mossa finale della multinazionale del latte, che forse attende da otto anni questo passo definitivo: prendere in mano del tutto le redini di Parmalat che perderà così la sua formale indipendenza.

 

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Subito dopo le festività, la mattina del 9 gennaio, i circa mille dipendenti del gruppo italiano si sono trovati nella loro casella di posta elettronica una nota di servizio. In un tono asettico, si informa che in vista dell' imminente delisting di Parmalat, Lactalis vara una riorganizzazione mondiale. Nascono 9 divisioni, di cui tre di prodotto (Formaggi, ingredienti e prodotti freschi), cinque geografiche e una dedicata all' export. Tutte saranno gestite da manager francesi, uomini di fiducia di Besnier, e faranno capo a Lactalis. Senza dirlo esplicitamente, la funzione strategica di supervisione,il cervello del gruppo Parmalat, di fatto scompare. Una decisione legittima. Ma questa nuova fisionomia di fatto cancella la funzione corporate del quartier generale di Collecchio, mentre le società operative dei singoli paesi confluiscono in aree geografiche sotto le dipendenze dirette della casa madre.

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La medesima Parmalat Italia viene accorpata a Lactalis Italia, la società dei francesi che a oggi gestiva gli altri asset del gruppo nel paese, in primis Galbani, la storica azienda lombarda di latticini comprata 13 anni fa dal fondo Bc Partners. Il tutto sotto le dipendenze di Marc Besnier.

Per la nuova Parmalat orfana di Piazza Affari, dunque, si profila un futuro da azienda puramente commerciale con impianti produttivi.

 

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È una rivoluzione: da quando Besnier aveva messo piede a Collecchio, nella primavera del 2011 con una scalata da 4 miliardi di euro all' azienda che Enrico Bondi aveva fatto sopravvivere al crack di Calisto Tanzi, Parmalat aveva finora sempre goduto di indipendenza e autonomia. Ora tutta la supervisione, dalle strategie, al raccordo tra i vari paesi di Parmalat, all' audit, faranno capo ai francesi. Oltre al contraccolpo più di sistema paese (si veda altro articolo in pagina), ci sarà anche una conseguenza sull' occupazione: la funzione "corporate" oggi conta circa un' ottantina di manager con relativi staff il cui futuro, dopo la mail di inizio anno, diventa incerto. Lactalis finora è rimasta fedele alla tradizione di non aver mai licenziato un dipendente in Parmalat, ma l' annunciato accorpamento geografico con Galbani sotto Lactalis Italia porterà inevitabilmente anche a una duplicazione di funzioni.

 

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I piani di Monsieur Besnier devono però superare un ultimo ostacolo: il delisting. Facile sulla carta, perché rimane da rastrella appena un 3% di capitale per arrivare al traguardo, ma i precedenti giocano a sfavore: a fine 2016 Lactalis aveva lanciato un' Opa per il delisting, ma allora la strenua opposizione di Amber, che per anni ha contestato la gestione francese, fece saltare tutto.

Oggi, senza più il fondo attivista di Joseph Ourghoulian tra i piedi, Lactalis ci riprova: offre 2,85 euro per azione. Praticamente lo stesso prezzo di sette anni fa.

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