PIAZZA AFFARI APRE IN FORTE CALO (-1,8%): FINORA SONO ANDATI IN FUMO CIRCA 12 MILIARDI EURO, QUASI AZZERATI I GUADAGNI DELL’INTERO 2018 - SCIVOLANO I TITOLI BANCARI, CON UNICREDIT A -3,6% - NELLE ULTIME 10 SEDUTE LA CAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE SI È RIDOTTA DI OLTRE 23 MILIARDI, SOLO MPS HA BRUCIATO 900 MILIONI, 600 DEI QUALI A DANNO DEL TESORO

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1 - BORSA: MILANO APRE IN FORTE CALO (-1,8%)

(ANSA) - Avvio di seduta in forte calo per Piazza Affari. L'indice Ftse Mib cede l'1,8% a 21.535 punti.

 

2 - BORSA: SCIVOLONE BANCHE IN AVVIO, UNICREDIT -3,6%

(ANSA) - Scivolone di Unicredit e degli altri titoli bancari in apertura di Borsa. Il titolo di Piazza Gae Aulenti lascia sul campo il 3,36% a 14,32 euro, Ubi è congelata con un calo teorico del 2,45%) e Banco Npm lascia sul campo il 2,58% a 2,19 euro. Sotto pressione anche Poste (-3,35% a 7,08 euro) ed Mps (-3,48% a 2,35 euro).

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3 - LO SPETTRO DEL VOTO AFFONDA EURO E BORSE GIÙ LE BANCHE, IN 24 ORE BRUCIATI 12 MILIARDI

Francesco Spini per “la Stampa”

 

Il vero test dei mercati sarà oggi, con la riapertura delle borse di Londra e New York ieri chiuse per festività. Ma quello andato in scena a Piazza Affari e nel resto d’Europa ha già dato una chiara idea di come il caso Italia sia tornato protagonista, in negativo, nelle sale operative. È stata illusoria la partenza in rialzo del listino milanese e la discesa mattutina dello spread attorno a quota 190 punti base. Metabolizzato l’annuncio dello stop al governo Lega-M5S, accolto positivamente, s’è fatta strada la consapevolezza di una nuova e pericolosa tornata elettorale.

 

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La posta in gioco sarà la permanenza dell’Italia nell’euro: la Borsa milanese così è affondata, trascinata dalle banche cariche di titoli di Stato. Nel mentre l’ormai famoso differenziale tra il Btp a dieci anni (il cui rendimento è salito al 2,66%) e il Bund tedesco di pari durata è schizzato al rialzo fino a fermarsi a quota 233 punti base, dopo una puntata a 235, ai massimi dal 2013. Lo spread sui titoli biennali è balzato di 50 punti base, in seguito a tensioni registrate in due aste del Tesoro. Tutto questo nonostante sia ancora aperto l’ombrello dell’acquisto di titoli («quantitative easing») della Bce.

 

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A proposito: ha scaldato qualche animo - per lo più leghista - il fatto che nell’ultima settimana Francoforte abbia diminuito gli acquisti a 3,8 miliardi di euro dai 5,3 dell’ottava precedente. In realtà il dato è solo settimanale (l’obiettivo di 30 miliardi è mensile) e non specifica di quale Paese siano i titoli acquistati. La prova di una «distrazione» di Mario Draghi a danno dello spread tricolore proprio non c’è. Il movimento più significativo della giornata di ieri è stato però quello dell’euro, scivolato ai minimi da novembre scorso a un passo da 1,16 dollari.

 

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«L’Unione monetaria fa fatica a mettersi d’accordo da sempre e l’incertezza politica italiana riapre lo scenario di una possibile rottura», dice un gestore che ricorda un commento del Financial Times dopo le elezioni di marzo: «L’Italia è troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvata».

 

Quanto a Piazza Affari, ha chiuso in calo del 2,08%, mandando in fumo circa 12 miliardi euro. In buona sostanza sono stati azzerati i guadagni dell’intero 2018. Il listino milanese è stato il peggiore in Europa, sebbene la crisi politica italiana si sia fatta sentire ovunque con Francoforte, Parigi e Madrid che hanno ceduto circa lo 0,6%. A segnare la giornata di Piazza Affari sono state le banche, condizionate dall’esposizioni sui titoli di Stato tricolori: il Monte dei Paschi di Siena ha perso il 7% (2,44 euro, nuovo minimo storico), Banca Generali il 6,7%, Banco Bpm il 6,6%, Mediobanca il 6,1%, Unicredit il 3,8%, Intesa Sanpaolo il 3,2%.

MARIO DRAGHI MARIO DRAGHI

 

Nelle ultime 10 sedute la capitalizzazione delle banche si è ridotta di oltre 23 miliardi, il solo Mps ha bruciato 900 milioni, 600 dei quali a danno del Tesoro. E pensare che ieri i listini erano in parte anestetizzati dalla chiusura delle piazze anglosassoni, la cui liquidità incide pesantemente. Il punto, spiega Marco Bolzoni, gestore di Credit Suisse, è che «stiamo mettendo sotto gli occhi del mondo i nostri problemi irrisolti».

 

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E finché la situazione non troverà un epilogo, «rimarrà una grande incertezza sui mercati - dice l’ex ad di Unicredit, oggi presidente di Rothschild Italia, Federico Ghizzoni -. Ormai siamo entrati in un cono di incertezza e instabilità, che purtroppo continuerà finché non verrà trovata una soluzione definitiva. Non mi aspetto un periodo tranquillo». Arrivano in un momento cruciale anche le «considerazioni finali» che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco pronuncerà questa mattina. Toccherà anche a lui lanciare dei segnali al mercato affinché non si avviti sul nostro debito come nel 2011.

 

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