SE I CREDITI SOFFRONO, I SIGNORI DELLE SOFFERENZE GODONO! - LE BANCHE ITALIANE, SOTTO PRESSIONE DELLA VIGILANZA, SONO COSTRETTE A LIBERARSI DEI ''NON PERFORMING LOANS'', I CREDITI DETERIORATI, E GLI ''SPAZZINI'' DEL SETTORE FANNO AFFARI D'ORO. PIÙ C'È OFFERTA, PIÙ CALANO I PREZZI. LA CLASSIFICA DEI GRUPPI CHE HANNO COMPRATO DECINE DI MILIARDI DI NPL, AI QUALI ORA SI AGGIUNGE PURE IL TESORO. SE I MARGINI SONO COSÌ RICCHI, PERCHÉ FARSELI SFUGGIRE?

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Fabio Pavesi per il “Fatto quotidiano

 

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Per le banche italiane sono un incubo ormai dall' inizio della crisi. Un incubo che sta scemando ma che continua a impensierire banchieri e politica. Per gli operatori specializzati, una decina di grandi e piccoli fondi, le cosiddette "sofferenze" (i prestiti non più esigibili), o meglio tutti crediti deteriorati in pancia agli istituti di credito, sono l' affare della vita. Tanto più ora che la Bce ha di nuovo stretto la morsa sullo smaltimento delle scorie dei crediti ammalorati. Il giro di vite (per certi aspetti inaspettato) è arrivato poche settimane fa. Sofferenze e incagli delle banche italiane vanno smaltiti al 100% nell' arco dei prossimi 7 anni.

 

Da qui al 2026 gli istituti dovranno pulire del tutto i loro bilanci dalle scorie del credito malato. Basta con i tentennamenti quindi. Un diktat che farà male alle banche, dato che, anche se con gradualità, finirà per avere impatto sul capitale dato che i prezzi di cessione degli Npl sono ancora lontani dai tassi di accantonamento già spesati.

 

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Eppure grande sforzo è già stato fatto. Negli ultimi due anni l' Italia, il grande osservato speciale in Europa per il peso enorme delle sofferenze, ha fatto passi da gigante. La mole dei crediti marci era infatti di ben 341 miliardi alla fine del 2015 - dopo due pesanti recessioni (nel 2008 e nel 2012) - oggi il livello è sceso poco sopra i 200 miliardi. Ma per i regolatori ancora non basta. L' Italia bancaria del resto ha tuttora in media un livello di Non performing loan (Npl) lordi sugli impieghi totali del 9,4%, secondo i dati Eba contro un 3,4% della media Ue. Se le banche continuano a penare, il mercato dei compratori di sofferenze e incagli gioisce.

 

Tanto più le banche - sotto la pressione della vigilanza - dovranno sbarazzarsi dei crediti marci, tanto più gli "spazzini" del cattivo credito faranno affari d' oro. L' offerta si moltiplicherà negli anni futuri e questo avrà anche l' effetto di comprimere i prezzi d' acquisto rendendo ancora più remunerativo il loro business.

 

VISCO DRAGHI VISCO DRAGHI

Non che finora non abbiano guadagnato. Il mercato, partito in sordina nel 2015, è andato accelerando: nel 2017 i volumi lordi di compravendite delle scorie bancarie sono stati di 71 miliardi e il 2018 chiuderà, secondo l' osservatorio sugli Npl di Banca Ifis, con altri 66 miliardi di transazioni. Il ritmo è destinato a farsi ancora più intenso. Le stime della società di consulenza PricewaterhouseCoopers parlano di un volume di almeno 50 miliardi di euro nel 2019. Ma sono stime fatte prima dell' ulteriore stretta dei regolatori di Francoforte.

 

 

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Quindi si profila una colossale occasione per i fondi specializzati. Per i prossimi 7 anni possono contare su un mercato garantito di cessioni. Dietro questi prestiti ci sono famiglie e imprese in difficoltà, ma i signori del credito malato puntano solo a massimizzare il profitto. Chi sono e quanto guadagnano?

 

I grandi attori sono di fatto quattro, cui segue un drappello di operatori più piccoli. In testa, nel mercato italiano, spicca Dobank. Il gruppo - un tempo costola di Unicredit, oggi quotato in Borsa e controllato dal gruppo Usa Fortress - nel 2016 ha acquisito il 100% di Italfondiario. Ha in gestione un portafoglio di 83,5 miliardi di valore lordo di crediti malati e segna incassi annui di 1,33 miliardi. Nell' ultima trimestrale segna un utile netto di 35 milioni su ricavi netti per 162 milioni. Il margine industriale è del 34% sul fatturato. Segue a ruota, nel ranking segnalato da Pwc, il gruppo Cerved. La sua divisione di credit management ha in gestione 51 miliardi di Npl. Ha visto i ricavi salire da 68 milioni a 99 milioni negli ultimi 12 mesi.

singer fondatore fondo elliott singer fondatore fondo elliott

 

Anche per questo operatore i margini di profitto vanno ben oltre il 30%. Poi ecco Intrum, il colosso svedese che in Italia ha appena sfornato una partnership azionaria con Intesa SanPaolo, acquisendo la piattaforma di gestione degli Npl della banca milanese e con essa oltre 10 miliardi di crediti malati dell' istituto guidato da Carlo Messina. Poi ancora il Credito Fondiario, che ha appena visto l' ingresso nel capitale al 40% del fondo Elliott e per il 60% è della Tages dell' ex banker italiano di stanza a Londra Panfilo Tarantelli. Nella lista c' è anche Prelios, e sul credito al consumo è attiva da anni Banca Ifis.

 

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Il mercato si va affollando e pare il nuovo Eldorado, spesso gestito da ex banchieri che sono passati dall' altra parte della barricata. Comprano e poi grazie a stuoli di avvocati e specialisti del settore provano a recuperare parte del debito non onorato. La redditività dipende molto dal prezzo d' acquisto. Ovvio che più il prezzo è basso, più i possibili guadagni si fanno interessanti. C' è da pescare nel mare magnum di crediti marci di varia natura.

 

Più ci sono garanzie immobiliari o personali dietro le sofferenze, più il valore sale e viceversa. In media i prezzi variano dal 20 a 30 per cento del valore lordo. Per le banche non è quasi mai un affare, dato che le percentuali di copertura in media sono del 50%. Ogni volta che una transazione avviene a un valore più basso la banca ci perde. Certo si sbarazza di una zavorra, ma segna perdite pesanti che riducono il capitale.

Gli spazzini delle sofferenze, invece, guadagnano eccome.

 

 

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Avere margini industriali, come visto, del 30% e oltre per un business di questo tipo segnala che il piatto è ricco. Tanto che ora, un operatore del settore, ma pubblico, come la Sga del Tesoro, pare volersi buttare a capofitto sul nuovo Eldorado bancario. La Sga, che gestisce già 20 miliardi di Npl, è impegnata oggi nell' acquisto dei crediti malati di Carige e ha rilevato in passato quelli delle popolari venete. Una sorta di nuova bad bank sotto le insegne dello Stato. E anch' essa stima numeri mirabolanti. Nel piano industriale presentato da poco stima un margine lordo che punta al 35% nei prossimi anni. Sul macigno dei crediti malati delle banche, anche il Tesoro italiano vuole la sua bella fetta di torta.

 

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