aldo grasso sigfrido ranucci

“IL VERO PUNTO DELLA VICENDA LAVITOLA E’ LA REPUTAZIONE CHE RANUCCI HA COSTRUITO NEGLI ANNI” – ALDO GRASSO: “RANUCCI HA FONDATO LA PROPRIA IMMAGINE SULL’IDEA DEL REPORTER CHE ENTRA IN ZONE D’OMBRA PER ILLUMINARLE. LA DOMANDA È COSA SIGNIFICHI, PER UN GIORNALISTA D’INCHIESTA, INTRATTENERE RAPPORTI COSÌ STRETTI CON UNA FIGURA COME LAVITOLA. FINO A IERI RANUCCI CHIEDEVA AL PUBBLICO DI FIDARSI DEL SUO FIUTO, DELLE SUE RICOSTRUZIONI. OGGI È LUI A DOVER SPIEGARE UNA RELAZIONE CHE INTRODUCE UN ELEMENTO DI OPACITÀ. E L’AMBIGUITÀ È IL CONTRARIO DELLA CREDIBILITÀ. RANUCCI HA PERSONALIZZATO ‘REPORT’ IN MODO RADICALE MA IL PROBLEMA SORGE QUANDO IL PERSONAGGIO SUPERA IL MESTIERE: A QUEL PUNTO, LA PROFESSIONE FINISCE PER FARE DA SCENOGRAFIA ALL’EGO. LA VICENDA LAVITOLA POTREBBE ESSERE L’ULTIMO ATTO DI UNA PARABOLA DI UN GIORNALISTA CHE, NEL TENTATIVO DI RACCONTARE IL POTERE DEGLI ALTRI, HA FINITO PER CREARNE UNO PROPRIO. UN GIORNALISTA PUÒ ESSERE IN REGOLA CON LA LEGGE E AVER SMARRITO CREDIBILITÀ"

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

 

ALDO GRASSO

La credibilità è il bene più prezioso di chi fa informazione. Report può sbagliare anche un’inchiesta, ma ciò che non può smarrire è la fiducia dello spettatore. Il giornalista può essere smentito, contestato, querelato: ma se il pubblico comincia a credere che non sia più lui a governare le fonti, bensì le fonti a governare lui, il giocattolo si rompe.

 

È questo il vero nodo che la vicenda del rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola porta in primo piano. Non la responsabilità penale del giornalista, che non è in discussione, né la ricostruzione giudiziaria dell’attentato, che spetta ai magistrati. Il punto è un altro, più sottile e per questo più grave: la reputazione del personaggio televisivo che Ranucci ha costruito negli anni.

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

È qui che l’affaire si tinge di grottesco […]: il giornalista d’inchiesta che racconta le zone d’ombra del potere si ritrova accanto a un personaggio da romanzo di trafficanti: un mitomane avrebbe orchestrato l’attentato per creare un mito! L’anomalia è tutta nei ruoli: chi illumina i retroscena degli altri scopre di averne uno particolarmente ingombrante. E la realtà, questa volta, sembra aver scritto una storia più paradossale di qualsiasi inchiesta televisiva. Solo che, fuori dalla fiction, il grottesco non fa ridere.

 

Lavitola resta Lavitola, con la sua biografia da faccendiere, le relazioni politiche, le manovre, i complotti e quella particolare capacità di muoversi nelle zone grigie dove informazione, politica e affari finiscono spesso per confondersi, magari attovagliati attorno a un tavolo di un ristorante. Ranucci, invece, ha fondato la propria immagine esattamente sull’idea opposta: quella del reporter che entra in quelle zone d’ombra per illuminarle, che scova ciò che altri non vedono, che chiede conto al potere delle proprie scelte.

sigfrido ranucci firmacopie

 

La domanda fondamentale non è dunque cosa sapesse Ranucci, bensì cosa significhi, per un giornalista d’inchiesta, intrattenere rapporti così stretti con una figura di quel mondo.

Fino a ieri Ranucci chiedeva al pubblico di fidarsi del suo fiuto, delle sue fonti e delle sue ricostruzioni. Oggi è lui a dover spiegare una relazione che, comunque la si voglia giudicare, introduce un elemento di opacità. E l’ambiguità è il contrario della credibilità. Il paradosso è quasi perfetto: chi ha fatto della trasparenza una professione si trova ora a dover spiegare una frequentazione che, per il solo fatto di esistere, rende meno limpida la sua posizione. Qui entra in gioco il cosiddetto «metodo Report».

 

aldo grasso 3

Da anni, abbiamo denunciato come la trasmissione abbia trasformato l’inchiesta in una grammatica televisiva molto riconoscibile: audio carpiti, telecamere nascoste, pedinamenti, sottopancia che annunciano l’«esclusivo», fino al tono assertivo di chi non sembra mai avere dubbi perché gli enigmi, prima ancora dell’indagine, sono già stati sciolti.

 

Il giornalismo d’inchiesta vive di fonti riservate e strumenti non convenzionali. C’è però una differenza fondamentale tra l’utilizzare mezzi aggressivi e il trasformare l’aggressività nello strumento stesso.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

Quando la tesi precede i fatti e questi ultimi vengono arruolati solo per confermarla, l’inchiesta rischia di ridursi a una sentenza per immagini. Report ha sempre suscitato questa duplice sensazione: chi conosceva a fondo l’argomento trattato vi scorgeva approssimazione e pregiudizio; chi non lo conosceva si chiedeva cosa aspettasse la magistratura a rimettere il mondo sui cardini. È questo il cortocircuito che il caso Lavitola rende evidente. Non perché dimostri automaticamente l’ambiguità dei servizi di Report , ma perché costringe a guardare con maggiore severità il meccanismo che li produce.

ELLY SCHLEIN SIGFRIDO RANUCCI

 

C’è poi un’altra questione, meno giudiziaria e più legata al mezzo televisivo: il narcisismo. La tv ha un vizio antico: convince chi la frequenta di essere molto più importante di quanto sia. Il conduttore finisce per identificarsi con lo spettacolo, lo spettacolo con il personaggio e il personaggio con una missione. A quel punto il giornalista rischia di smarrire la misura del proprio ruolo, fino al paradosso di accostare la propria vicenda a quella di Borsellino, Falcone e Moro.

 

Ranucci ha personalizzato Report in modo radicale: postura, tono, camicia, assertività, persino una determinata idea di sé come ultimo baluardo dell’informazione indipendente. Il problema sorge quando il personaggio supera il mestiere: a quel punto, la professione finisce per fare soltanto da scenografia all’ego.

 

SIGFRIDO RANUCCI ELLY SCHLEIN

La tv presenta sempre lo stesso conto: il pubblico perdona molti errori, ma difficilmente tollera la sensazione di essere stato manipolato. Chi guarda Report non cerca soltanto notizie, cerca una garanzia. Cerca qualcuno che gli dica: «Fidati, ho controllato per te». Se quel patto viene meno, non basta cambiare grafica, conduttore o formula.

È anche per questo che il futuro della trasmissione appare oggi più complicato.

 

sigfrido ranucci geppi cucciari puntata di splendida cornice del 30 ottobre 2025

Il programma nacque con Milena Gabanelli dentro una logica diversa, quasi artigianale: l’inchiesta era il centro e il giornalista doveva, per quanto possibile, restare un passo indietro. Con Ranucci il format ha alzato la temperatura, trasformando il giornalismo d’indagine in uno show del giornalismo. E quando un programma si identifica così intimamente con il suo volto, sostituirlo significa quasi sempre cambiarne la natura.

Se invece si mantiene la formula attuale, ne si eredita anche il problema.

 

sigfrido ranucci

La vicenda Lavitola potrebbe dunque essere soltanto l’ultimo atto di una parabola più lunga: quella di un giornalista che, nel tentativo di raccontare il potere degli altri, ha finito per costruirne uno proprio. Il punto è che un giornalista può essere perfettamente in regola con la legge e aver comunque smarrito qualcosa di essenziale per la propria funzione. La credibilità non si perde con una sentenza penale. Si incrina molto prima: quando il pubblico inizia a chiedersi se dietro la voce che racconta i fatti non ci sia, ormai, soprattutto il bisogno di raccontare sé stessi.

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