lotito al thani pignataro

BALLE SPAZIALI PER I LAZIALI! ZAZZARONI E IL DELIRIO COLLETTIVO ALIMENTATO DALLA NOTIZIA CHE CLAUDIO LOTITO AVESSE CEDUTO LA SOCIETÀ AL FAVOLISTICO DUO PIGNATARO-AL THANI – “È VERO CHE IL CALCIO È UN CIRCO E CHE NEGLI ULTIMI ANNI ABBIAMO VISTO PASSARE PSEUDOSCEICCHI CON MILLE EURO SUL CONTO CORRENTE OSPITATI ALL’OLIMPICO E LISCIATI DAI MEDIA COME EREDI DESTINATI DI JAMES PALLOTTA O PERSONAGGI COME MANENTI A PARMA O TIM BARTON A BARI, MA È ALTRETTANTO VERO CHE IL COPIONE ALLA FINE, CI SI STUPISCE SEMPRE. LE ASPIRAZIONI DEI TIFOSI DELLA LAZIO SONO RIMASTE LÌ, PROPRIO COME IL LORO DETESTATO PRESIDENTE, SENZA MUOVERSI DI UN SOLO CENTIMETRO…”

 

 

Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport - Estratti

 

CLAUDIO LOTITO

L’ ho fatto. Per solidarietà: ho provato a entrare nella testa, o forse era il cuore, del laziale col quale - sia chiaro - mi scuso in anticipo se il tentativo non dovesse essere riuscito. Mi sono immaginato tifoso della squadra presieduta da oltre vent’anni da Claudio Lotito subito dopo la lettura della lettera che ha fatto pubblicare dal Messaggero. Un goffo tentativo di riavvicinamento, fallito sul nascere. La testa, il cuore, dicevo: ha inevitabilmente prevalso il fegato (spappolato). 

 

(...)

Adesso esco da un corpo non mio per occuparmi di un altro delirio: le balle spaziali che hanno molto a che vedere con l’assenza dei sogni. Poiché ne moltiplicano a dismisura. Di falsi e impossibili.

«Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche, si diceva che l’Italia stesse vincendo per venti a zero e che avesse segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo». Per ogni corazzata Potëmkin che si rispetti servono un ammutinamento e una rivoluzione da compiere.

 

Andrea Pignataro

A Roma, da dove nelle ultime ore piovevano senza requie schegge e frammenti di un indomabile delirio collettivo alimentato dalla notizia che Claudio Lotito avesse ceduto la società al favolistico duo Pignataro-Al Thani, il primo è in corso da una ventina d’anni e la seconda produce desideri che si scontrano con il principio di realtà.

 

Ieri erano Bertarelli e le cordate di San Marino, oggi due degli uomini più ricchi del mondo, ma la sostanza resta la stessa e lascia sul terreno la sensazione, acre, dell’ennesimo trionfo dell’assurdo sul concreto.

 

Le aspirazioni dei tifosi della Lazio, impantanate all’esatto crocevia in cui convergono sogni, ambizioni, rabbia, illusioni e disperazione, sono rimaste lì, proprio come il loro detestato presidente, senza muoversi di un solo centimetro. E la sensazione è che tra un whatsapp anonimo spacciato per dogma inconfutabile e una voce «certissima» a cui credere ciecamente perché la volontà di cambiamento può fare a meno di qualsiasi verifica, la spirale si alimenti a vicenda restituendo, come unico risultato, un corto circuito persino scontato.

 

manifesti contro lotito affissi a roma 3

Marc Bloch, ne “La guerra e le false notizie”, illustra il meccanismo della disinformazione che trova linfa nella speranza con parole chiarissime: «L’errore non si propaga, non si amplia, non vive, infine, che a una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di coltura favorevole. In essa, inconsciamente, gli uomini esprimono i loro pregiudizi, i loro odi, i loro timori». Così accade in tempi in cui le bombe cadono dal cielo e così avviene quando le bombe, metaforiche, sono gli scoop.

 

La disinformazione nuota nel sogno e il sogno taglia ogni ponte con la verità che è ostacolo, impedimento e fatica.

 

Così a Roma, dove nelle ultime ore, le competenze di neo esperti di borsa, mitomani di passaggio ed esegeti delle scelte della coalizione in cui Lotito ha trovato ospitalità alle scorse elezioni abbondavano, a scarseggiare, improvvisamente, è stata la ragione.

 

Tutti a credere all’implausibile, tutti a suffragare la bizzarria di un binomio sinergico tra un riservato imprenditore di Bologna del tutto disinteressato al pallone e un miliardario mediorientale già annunciato sugli spalti durante la finale di una Coppa Italia a cui non ha mai assistito, tutti pronti a giurare che era fatta, che Lotito era caduto, che la Lazio era libera. E tutto inventato.

claudio lotito - presentazione del progetto sullo stadio flaminio della lazio

 

Come questo possa succedere, trovare una platea fideisticamente prona alla fantasia e ripetersi ciclicamente è un mistero. Un mistero che investe tante altre piazze, da Torino a Milano, a Napoli.

 

È vero che il calcio è un circo. E lo è altrettanto vero che negli ultimi anni abbiamo visto passare tra ali di folla pseudosceicchi con mille euro sul conto corrente ospitati all’Olimpico e lisciati dai media come eredi destinati di James Pallotta o - solo per rimanere al pallone da prima pagina, perché in Lega Pro il desolante teatrino trova in moltissime piazze, generosi palcoscenici su cui far esibire l’eterogenea compagnia di giro - personaggi come Manenti a Parma o Tim Barton a Bari, ma è altrettanto vero che il copione dovrebbe insegnare al pubblico la prevedibilità delle parti in commedia e invece, alla fine, ci si stupisce sempre.

 

Come ovviare alle allucinazioni collettive? Come tenere separate bufale e notizie? Non è semplice: un po’ perché per le balle non paga mai nessuno e l’indignazione è un sentimento anacronistico, un po’ perché l’attenzione generale cala al terzo minuto e dal quarto tutto è perdonato, sepolto e dimenticato e un po’ perché la stanchezza di un matrimonio in disfacimento fa inseguire con tanta smania il fine, da far soprassedere sul mezzo.

 

claudio lotito

Whatever it takes: a qualsiasi costo, ma governava un Paese e non perdeva tempo sui social. Whatever it takes. Serve a qualcosa? Ne vale davvero la pena? Aiuta a raggiungere l’obiettivo? Io ne dubito, ma ho i capelli bianchi e dubitare è un verbo ottocentesco.

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