agnelli ford caprotti segretarie

CAPROTTI E LA SEGRETARIA - IL CASO ESSELUNGA, CON LA SIGNORA GERMANA CHIODI CHE RICEVE MEZZA EREDITA' (LIQUIDA) DEL FONDATORE, NON E' NULLA: LE INCREDIBILI STORIE DI BMW, PORSCHE, L’OREAL, FIAT, LUXOTTICA, TRA CORNA, TRADIMENTI, RICATTI - COME SI SONO SPARTITI GLI IMPERI DELLE GRANDI DINASTIE DELL’INDUSTRIA E DELLA FINANZA - BILL GATES AI FIGLI LASCERA’ POCHI MILIONI, A FRONTE DI UN PATRIMONIO DI 80 MILIARDI

 

Stefano Cingolani per “Il Foglio”

 

GIULIANA ALBERA CON IL MARITO BERNARDO CAPROTTI E LA FIGLIA MARINA SYLVIAGIULIANA ALBERA CON IL MARITO BERNARDO CAPROTTI E LA FIGLIA MARINA SYLVIA

"Cerco, cerco segretaria competente, / e non importa che sia bionda oppure no! / E' importante che sia giovane e carina / non occorre la raccomandazion!" (Luis Ardiente, "Cha, cha cha della segretaria")

 

Ha suscitato meraviglia, invidia, un pizzico di scandalo persino, la signora Germana Chiodi, segretaria poi nominata dirigente, che si prende "metà dei soldi del patron" (copyright Il Corriere della Sera). Perché mai? Al di là di quel tono, quel rimprovero classista che trasuda dalle righe, non si capisce davvero il can can mediatico attorno al testamento di Bernardo Caprotti, pioniere in Italia dei supermercati all' americana, buonanima di imprenditore schumpeteriano, che ha diviso i suoi milioni con la donna che le è stata più fedele e più vicina fin dal 1968, colei che custodisce i segreti della Esselunga e quelli che non è dato conoscere nemmeno alla famiglia.

 

Insomma, che c' è di strano, e che c' è di nuovo. Così fan tutte (o quasi) le segretarie. O forse dovremmo dire gli uomini d' affari, i baroni, gli oligarchi del capitale. Basti pensare a Herbert Quandt, il quale ha sposato in terze nozze la sua dattilografa Johanna Bruhn. Alla morte del magnate tedesco, nel 1982, la donna ha preso in mano un impero industriale che va dall' auto (la Bmw) alla chimica, una conglomerata di ben duecento aziende.

FAMIGLIA GOEBBELS FAMIGLIA GOEBBELS

 

I Quandt avevano un forte legame con il nazismo. La moglie del fondatore Günther, hitleriano antemarcia, lo aveva lasciato per Joseph Goebbels (è la stessa Magda che avvelenò i figli nel bunker di Berlino). Un marchio nella Germania postbellica che la famiglia ha sempre cercato di far dimenticare, così come i Porsche (Volkswagen), i Thyssen, i Bertelsmann e tanti altri elefanti del Modell Deutschland.

 

Discreta, nascosta nella villa di Bad Homburg, fino alla sua morte nel 2015, Frau Johanna è apparsa in pubblico soltanto in occasione di ufficialissime cerimonie, ma i manager del gruppo hanno imparato quanto la vicepresidente del consiglio di sorveglianza (quello che raggruppa gli azionisti) sapeva essere attenta e determinata. Nel 1997, superati i 70 anni, ha lasciato gli incarichi operativi ai due figli Stefan e Susanne, tutta casa, bottega e... trasgressione.

Susanne Klatten Susanne Klatten

 

Nata con il cucchiaio d' argento in bocca, i genitori le insegnano subito a non esporre mai il proprio cognome, fino al punto da sposare un impiegato del gruppo, Jan Klatten, al quale cela la propria identità fino alla soglia dell' altare. Da piccola le vietano di incontrare i suoi coetanei per motivi di sicurezza, ma quando ha 16 anni subisce comunque un tentato sequestro.

 

A 28 anni entra in azienda sotto falso nome, Susanne Kant. E così si presenta al primo appuntamento con Jan. Finché, arrivata all' età di mezzo, incontra un gigolò svizzero, Helg Sgarbi, che sa come amarla e come ascoltarla, fin dalla prima notte in quella stanza di un banale Holiday Inn.

 

Un complice italiano, Er nano Barretta, riprende i rendez-vous e prepara il ricatto: 40 milioni di euro in cambio del silenzio. Susanne prima tratta, poi chiama i servizi segreti. Il marito, informato di tutto, gestisce l' affare in famiglia e in azienda, riunendo un vertice con i responsabili della comunicazione. Le autorità promettono silenzio e riservatezza, ma tutto filtra e scoppia lo scandalo. Un fuoco di paglia.

helg sgarbi helg sgarbi

 

Susanne rientra nei ranghi e continua a essere la principale donatrice per la Cdu della Merkel. La sua faiblesse ha coperto d' ombre il bel volto nordico, ma non ha mai messo in pericolo "la roba", una ricchezza stimata in 45 miliardi di euro.

 

E' per difendere la proprietà che anche Ferdinand Piëch accarezza l' idea di trasformare la ex bambinaia dei suoi figli, impalmata nel 1982, in presidente della Volkswagen -Porsche. Ursula era entrata in punta di piedi in casa di Ferdinand che, nonostante fosse noto per le sue passioni femminili, per lei perde il cuore e rischia di perdere anche la testa. Con un carattere brusco e imperioso, consapevole del peso che la storia ha messo sulle sue spalle, il nipote di Ferdinand Porsche, l' uomo che costruì per Hitler la macchina del popolo, è sempre stato laborioso e timorato.

 

URSULA E FERDINAND PIECHURSULA E FERDINAND PIECH

Unico eccesso, il troppo amore per le donne. Non a caso ha 12 (alcuni sostengono 13) figli nati da quattro unioni diverse, alle quali va aggiunta una serie di avventure sentimentali, come quella con Marlene, l' ex moglie del cugino Gerd Porsche. Ursula si è sempre comportata da vera moglie tedesca, ha imparato a stare al suo posto, anche se è entrata a poco a poco nei segreti di un gruppo lacerato dalle divisioni familiari.

 

La guerra tra chi vanta il nome Porsche e i Piëch, è ricca di colpi di scena, con la Porsche che cerca di comprare la Volkswagen e ne finisce ingoiata quando scoppia la grande crisi finanziaria. Per suggellare la sua vittoria e garantire la successione, Ferdinand nel 2012 fa entrare la moglie nel consiglio di amministrazione dove siedono anche i rappresentanti dei sindacati e il ministro presidente della Bassa Sassonia, azionista con il 20 per cento. Ma le cose non vanno come vorrebbe e, nell' aprile 2015, con lo scoccare dell' 88esimo anno d' età, viene costretto a cedere la poltrona.

 

Andre Bettencourt con moglieAndre Bettencourt con moglie

Consorti, amanti, affari di cuore, che cosa non si fa per rovinare una successione. Prendete L' Oréal, una delle multinazionali più note, leader mondiale della bellezza, un vero simbolo francese. Nessuno avrebbe scommesso un vecchio franco quando Liliane si trovò in mano l' impresa creata da suo padre Eugène Schueller, uno degli esponenti principali del fascismo francese, fondatore negli anni Trenta del gruppo La Cagoule, collaborazionista ante litteram.

 

Di quel manipolo faceva parte anche André Bettencourt il quale, dopo la liberazione, trova rifugio in azienda come altri membri dell' organizzazione ricercati dagli anglo -americani. A bottega sboccia l' amore, Liliane e André si sposano, nel 1953 nasce la figlia Françoise e quattro anni dopo Schueller muore. Il marito si butta in politica prima con Pierre Mendès France insieme all' amico di gioventù François Mitterrand, poi con il generale De Gaulle, Liliane guida l' azienda in una crescita vertiginosa, la fa quotare in Borsa, porta dentro Nestlé che diventa secondo azionista. André conclude negli anni Settanta la sua parabola parlamentare e resta un principe consorte che assiste impotente alla circonvenzione della moglie.

 

bernie madoffbernie madoff

Il fotografo François -Marie Banier, fondatore dell' Egoiste, diventa l' amico inseparabile che a poco a poco prende in mano la maison. Le cose vanno avanti per vent' anni, fino a quando la figlia Françoise denuncia Banier che era riuscito a tagliar fuori la discendenza legittima. Ormai fuori di zucca, madame cade vittima anche di Bernie Madoff. Intanto salta fuori lo scandalo dei quattrini versati a Nicolas Sarkozy, buste piene di contanti nella villa di Neuilly.

 

E' difficile non dissipare i propri beni, peggio ancora quando sono dispersi in una famiglia numerosa, insidiata da mani potenti. Quasi ovunque si scelgono mezzi e mezzucci che contraddicono i principi del libero mercato basati certamente sulla proprietà privata, ma aperta e contendibile. Ecco spuntare, allora, società blindate, oppure azioni che si pesano e non si contano soltanto.

 

enrico cuccia x enrico cuccia x

Nell' un caso e nell' altro, l' obiettivo è generare un effetto leva potentissimo che consenta di controllare una multinazionale con una manciata (o poco più) di quattrini. Gli Agnelli, per esempio, al culmine della loro espansione, prima che cominciasse la crisi degli anni Novanta, con una sola lira ne muovevano 132. La Montedison che era al secondo posto nella gerarchia del capitalismo italiano ben 101. E giù giù tutti gli altri da De Benedetti a Pirelli. I conti li ha fatti Fulvio Coltorti capo dell' ufficio studi di Mediobanca dal 1972 al 2012, ricostruendo la storia della banca d' affari di Enrico Cuccia per la rivista Nuova Antologia. Dunque, una proprietà rachitica, non solida abbastanza per mantenere il controllo, puntellata dall' esterno dalle banche (a cominciare dalla stessa Mediobanca).

 

Capitalismo senza capitali? Piuttosto "senza capitali propri", precisa Coltorti. E non solo in Italia. In Germania c' era la Deutsche Bank a cui facevano capo possessi azionari nelle società Bayer, Basf, Veba, Siemens, Daimler Benz, Continental, Linde, solo per citare le maggiori. Anche in Francia esistevano simili intrecci con gli enti finanziari costituiti dalla Caisse des Dépôts (ente pubblico), Bnp, Crédit Lyonnais, Agf, i quali figuravano azionisti delle principali imprese quali Elf, Pechiney, Usinor-Sacilor, Rhône -Poulenc, Total, Thomson.

 

agnelli enrico cucciaagnelli enrico cuccia

Mediobanca, insomma, è stata la variante italiana del modello renano analizzato da Michel Albert. "Cuccia non aiutava le famiglie a scapito delle imprese", ricorda Coltorti. Eppure ha protetto i suoi capitalisti (il "salotto buono") dalle mire dello stato padrone, della Dc, degli stranieri, ma anche dalla loro stessa incompetenza.

 

Negli Stati Uniti l' arrocco passa attraverso la distinzione tra tipi di azioni: quelle che garantiscono diritti di voto superiori alla quantità di titoli in portafoglio e quelle che danno accesso soltanto alla distribuzione dei profitti. Così hanno fatto i Ford. Quando la società fece il suo debutto a Wall Street nel 1957, dieci anni dopo la morte di Henry che aveva sempre diffidato della Borsa, la famiglia decise di riservare per sé una quota di azioni speciali di "classe B" che incorporano uno speciale diritto di voto, pari a sedici voti per ogni cedola. In termini assoluti il pacchetto è un' esigua minoranza, ma equivale al 40 per cento del voto, e quindi al controllo reale dell' azienda.

henry ford riceve ordine dell aquila tedesca da ufficiali nazisti nel 1938henry ford riceve ordine dell aquila tedesca da ufficiali nazisti nel 1938

 

L' ormai numerosa famiglia ha tirato i remi in barca, finché non si è fatto avanti Willam Clay Junior detto Bill, figlio di William Clay senior e di Martha Firestone erede della dinastia dei pneumatici (tutto nella stessa filiera si potrebbe dire). Ha acquistato le azioni di chi preferiva incassare e non rischiare diventando così azionista numero uno e presidente esecutivo.

 

La sua ascesa ha suscitato contrasti e malumori, ma sta di fatto che lui, affidandosi a un grande manager come Alan Mulally, è riuscito ad attraversare indenne una crisi che ha visto il fallimento della Chrysler finita in mano alla Fiat e il salvataggio pubblico della General Motors. Ma non sempre il successo cancella ruggini e rancori, come dimostra Del Vecchio.

 

henry fordhenry ford

Anche in Luxottica c' è una storia di segretarie, mogli e figli. Leonardo, il fondatore, nel 2004 aveva lasciato la sua seconda moglie Nicoletta Zampillo per sposare la sua assistente Sabina Grossi che si occupa dei rapporti con gli investitori. Il divorzio era stato doloroso per lei e costoso per il patron. Ma ecco che a poco a poco i nuovi legami affievoliscono e riemergono i vecchi. L' anziano Leonardo e l' avvenente Nicoletta si frequentano di nuovo e il fuoco si riaccende.

 

Tuttavia la storia è maestra di vita e lei questa volta non vuole brutti scherzi: dunque, seconde nozze, una chiara linea di successione e un futuro al top dell' azienda per Leonardo Maria. Lo scontro al vertice due anni fa ha portato alle dimissioni prima del top manager Andrea Guerra e poi del successore Enrico Cavatorta, mentre a monte si svolgeva il duello su come dividere un patrimonio di oltre 15 miliardi di euro tra sei figli con tre madri diverse, compreso il primogenito Claudio che ha preso da tempo la via dell' America e controlla la Brooks Brothers. Il tutto, però, solo alla morte del patron che oggi ha 81 anni.

 

Leonardo Del VecchioLeonardo Del Vecchio

Poche, tra le grandi famiglie che hanno fatto l' Italia industriale e poi il miracolo economico del secondo dopoguerra, hanno superato il salto delle generazioni. Nonostante le magie di Cuccia, Olivetti, Pirelli, Pesenti, Orlando, Zanussi, Falck, Lucchini, Merloni sono rimasti contagiati dalla sindrome dei Buddenbrook. La parabola più eclatante l' hanno tracciata i Marzotto. Due secoli sono tanti, ma l' antica dinastia di industriali lanieri è rimasta tutto sommato insieme fino al 2004, poi Pietro Marzotto viene disarcionato e uno dopo l' altro i rami dell' antica quercia vicentina si staccano da un tronco sempre più sottile.

 

carlo pesenti nel 1958carlo pesenti nel 1958

Le prime fratture risalgono al 1997 quando il gruppo viene tentato da Cuccia che, in rotta con gli Agnelli, cercava un nuovo punto di aggregazione per la "galassia del nord". Poi lo scontro si fa aperto, viene ingaggiata una battaglia di Borsa per la Zignago, infine le rivalità prevalgono. Nel 1972 era morto Gaetano che aveva fatto grande la vecchia azienda. Poi sono arrivati i sette figli con i loro 25 figli che hanno avuto altri figli, e gli eredi sono diventati più di settanta. Ancora pochi rispetto agli oltre cento membri della dinastia Agnelli.

 

gianni agnelli mano in tasca con il nonno gianni agnelli mano in tasca con il nonno

Sotto la Mole vige la legge salica, come ha ricordato Susanna che avrebbe voluto il posto del fratello. Gianni, detto l' Avvocato, anche in seguito a una catena di luttuose circostanze ha seguito la tradizione lasciando l' eredità al nipote John Elkann. Il giovane Jaki negli anni si è rafforzato grazie al sorprendente balzo compiuto dalla Fiat nelle mani dominatrici di Sergio Marchionne, ma anche per una quieta quanto determinata volontà di non mollare. Ha preso i pieni poteri anche a costo di aspri conflitti con la madre Margherita, che si è battuta come una leonessa per difendere gli altri figli, non tanto Lapo e Ginevra avuti con Alain Elkann, ma i cinque generati con Serge de Pahlen, conte russo a libro paga Fiat.

 

deniz akalin andrea agnelli john elkann lavinia borromeodeniz akalin andrea agnelli john elkann lavinia borromeo

Lo spostamento in Olanda della Exor porta con sé a catena la Dicembre (la vecchia cassaforte di Gianni) che controlla la Giovanni Agnelli & C. (ne fa parte la famiglia allargata) la quale controlla la Exor che controlla Fiat Chrysler. In Italia resta solo la Juventus presieduta da Andrea Agnelli, figlio di Umberto, dunque cugino in seconda di John. I due sono troppo diversi e dopo l' abbandono della Stampa nelle braccia di Carlo De Benedetti, i tifosi bianconeri si chiedono dove finirà la squadra di calcio più odiatamata dagli italiani.

 

nuvoletti agnellinuvoletti agnelli

Cosa faranno gli altri eredi non è difficile da immaginare: taglieranno le cedole. Peccato non ci sia più Giovanni Nuvoletti, marito di Clara Agnelli: simpatico dandy, attore caratterista e teorico della cravatta, ogni volta che la Fiat distribuiva i dividendi, rinnovava lo straripante guardaroba. Almeno così dicevano i soliti invidiosi. Si può ereditare il capitale, non il talento di imprenditore. Ne è convinto Bill Gates il quale ai tre figli vuol lasciare solo pochi milioni su un patrimonio di circa 80 miliardi di dollari. "Lo faccio per il loro bene", dice. Giusto o sbagliato, questo è il mercato bellezza.

 

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