DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…
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LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
Mentre gli occhi di tutti sono puntati su Siena, dove il 29 ottobre l'assemblea di Mps deciderà tra il piano Lovaglio e l'Opas di Carlo Messina, i francesi stanno allungando le loro manine, con fare silente e quasi accomodante, com’è il loro stile, il secondo polo bancario italiano per rete di sportelli.
Crédit Agricole è al 29,3% di Banco Bpm, un'oncia sotto il 30% che farebbe scattare l'Opa, con il via libera della Bce a salire fino al 29,9%.
I francesi arrivarono in Italia nel 2007 con l'acquisto della Cariparma (Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza), a cui negli anni si sono aggiunte FriulAdria e Carispezia, e poi le Casse di Risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato, nel 2017. Infine, nel 2021, con Giancarlo Giorgetti ministro dello Sviluppo Economico (governo Draghi), è arrivata l'opa sul Credito Valtellinese, istituto con una forte e radicata presenza in Lombardia.
Sommando queste "bancherelle" al Banco BPM, la Banque Verte è già di fatto il primo gruppo bancario della Lombardia, con quasi un quarto del mercato regionale: cioè dove è rimasta quel poco di imprenditoria che riusciamo ancora a tenere in vita.
In queste settimane Parigi avrebbe anche voluto prendersi tutto il Banco. Ma, a quanto pare, il governo avrebbe implorato i francesi di aspettare almeno le urne. Altro che la "benigna non ostilità" politica che le solite fonti finanziarie hanno fatto scrivere all'Adnkronos: a Palazzo Chigi la fusione fa paura, ma solo fino a quando si vota. Lo faranno? Non è dato saperlo. I galletti sono pazienti: gli italiani, si sa, non sono proprio delle volpi.
Va ricordato come siamo arrivati qui. Banco Bpm, la più importante banca del Nord, storicamente cara alla Lega, era stata oggetto dell'Ops di UniCredit, subito affondata dal folle golden power voluto dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti (con il supporto di Salvini che bocciava la banca di Orcel addirittura come “straniera”).
Risultato: invece di creare un secondo grande gruppo bancario italiano, Unicredit-Bpm, per rendere l’istituto guidato da Giuseppe Castagna non più contendibile da banchieri malintenzionati, Giorgetti ha portato dentro il capitale sociale del Banco i francesi di Credit Agricole, dal ministro del Mef sempre molto stimati.
jerome grivet - credit agricole
Una volta intascato il 29,3% di Bpm, nella testa di Parigi spunta la geniale idea: perché imbarcarsi in onerosa un’Opa sul Banco caro al Carroccio, innescando magari chissà quali polemiche politiche, quando lo si può espugnare “a gratis”, senza sganciare un euro di premio ai suoi azionisti?
C’est facile! Basta far credere che sia Bpm a comprare Crédit Agricole Italia: il Banco incorpora la controllata dei francesi, e il risultato “politico” è che gli italiani si prendono la banca transalpina. Il più classico gioco di prestigio.
Perché i conti li ha già fatti JP Morgan: oggi la Bce limita i francesi a 7 consiglieri su 15; dopo l’eventuale fusione Bpm-Crédit Agricole si ritroverebbe tra il 44 e il 46% del nuovo gruppo, con la prospettiva di avvicinarsi al 50%.
luigi lovaglio - carlo messina
Et voilà, la maggioranza del board parlerà francese. E il premio, nelle simulazioni, lo incassa Crédit Agricole Italia, non chi ha in tasca le azioni Bpm. Giuseppe Castagna ha già benedetto l'operazione definendola "molto solida", purché renda felici tutti gli azionisti.
Insomma, Parigi potrebbe conquistando la terza banca italiana senza pagarla e facendo finta di nulla, nella distrazione generale di chi è ipnotizzato dalle mosse di Lovaglio, Messina e Donnet.
Chi se n'è accorto è il mercato: l'8 ottobre Olivier Gavalda, Ceo di Credit Agricole, ha detto seccamente che non porterà il suo 29,3% all'Ops di Mps, proposta giudicata poco allettante, e il mercato ha capito che senza Siena resta una sola strada, la fusione senza premio.
Bpm è passata in meno di tre settimane da oltre 16 euro a 14,4, e continua a scendere. I pochi azionisti che non parlano francese, tra fondazioni, casse e fondi, sono sul piede di guerra. Qualcuno ha già lanciato l'allarme al governo, nella speranza che i sovranisti alla vaccinara la smettano col daltonismo e tirino fuori il tricolore giusto.
giuseppe castagna - banco bpm
CREDIT AGRICOLE
Olivier Gavalda
GIUSEPPE CASTAGNA
giancarlo giorgetti parla alla camera dei deputati
giancarlo giorgetti - Senato – discussione Documento programmatico di finanza pubblica - foto lapresse
HUGUES BRASSEUR - AD DI CREDIT AGRICOLE
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credit agricole 1
giampiero maioli credit agricole
giampiero maioli
CREDIT AGRICOLE
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