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LOVAGLIO E CASTAGNA GIÙ, MESSINA E CIMBRI SU, CALTA RIENTRA IN PISTA, ORCEL NON CLASSIFICATO: IL BORSINO DEL RISIKO BY “DOMANI” – “IL RUOLO DI CALTAGIRONE APPARE RIDIMENSIONATO RISPETTO A UN ANNO FA, QUANDO ASPIRAVA A DIVENTARE IL DOMINUS DEL SISTEMA MPS-MEDIOBANCA CON VISTA SULLE GENERALI. A BEN GUARDARE, PERÒ, L’OFFERTA DI INTESA OFFRE A CALTAGIRONE LA POSSIBILITÀ DI TORNARE DI NUOVO IN GIOCO.  L’ADESIONE ALL’OPAS SUL 'MONTE' FRUTTEREBBE UNA QUOTA DI POCO INFERIORE AL 3% CIRCA NEL CAPITALE DELLA BANCA MILANESE, OLTRE A UN COMPENSO CASH DI CIRCA 400 MILIONI. POI C’È LA CARTA GENERALI” – LE MOSSE DI LOVAGLIO, CHE SI AFFIDA AI FONDI, CASTAGNA CHE PERDE LA COPERTURA DELLA LEGA, I POSSIBILI RILANCI E LE MOSSE COPERTE DI UNICREDIT: TUTTI GLI SCENARI...

Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

MPS MEDIOBANCA

La giostra è ripartita. Per l’alta finanza nazionale comincia un’altra estate calda, la seconda consecutiva. All’offerta di Intesa su Mps, seguiranno, come da copione collaudato, manovre di Borsa, battaglie legali e giochi di alleanze. Intanto i cacciatori di ieri diventano le prede di oggi, e c’è spazio per nuovi protagonisti che fin qui sembravano ai margini del grande gioco.

 

[…] È un labirinto complicato, quello delle scalate bancarie edizione primavera-estate 2026. E allora ecco, per orientarsi, una guida ragionata alle possibili prossime mosse dei protagonisti della vicenda.

 

Luigi Lovaglio

Luigi Lovaglio

Di fronte a una potenza di fuoco finanziaria come quella schierata da Intesa, diventa comunque complicato abbozzare una resistenza efficace. Lo è ancora di più per chi come Lovaglio si trova a guidare un board di fatto spaccato in due, frutto dell’assemblea del 15 aprile scorso, quando la lista del cda, quella sponsorizzata da Caltagirone, perse la partita ma riuscì comunque ad aggiudicarsi 6 dei 15 posti in consiglio.

 

La legge prevede che, in pendenza di opa, qualunque mossa difensiva debba essere autorizzata da un’assemblea straordinaria (regola della passivity rule). Ammesso che venga elaborato un piano per sfuggire all’abbraccio di Intesa, non è affatto scontato che Lovaglio riesca a farlo approvare dai soci. Decisivo, a questo proposito, potrebbe essere il ruolo dei grandi fondi internazionali […]. Ancora prima di approdare in assemblea, però, la linea della difesa a oltranza contro l’opas potrebbe essere impallinata anche dal cda di Siena.

 

Carlo Messina

carlo messina

I 30 miliardi, tra azioni e cash, dell’offerta presentata lunedì 8 giugno dovrebbero bastare per conquistare Mps. Ma forse anche no. La Borsa potrebbe spingere ancora al rialzo il titolo del Monte per spuntare un prezzo più alto.

 

Messina nei giorni scorsi ha detto di escludere un ritocco al rialzo, a meno che Intesa non sia costretta a rispondere a un’offerta concorrente.

 

FRANCESCO MILLERI

Sull’operazione resta in teoria sospesa anche l’incognita Antitrust, se l’authority dovesse ritenere insufficiente, a garanzia della concorrenza, la cessione a Unipol di metà della rete commerciale.

 

Francesco Milleri

Il manager che guida la holding Delfin della famiglia Del Vecchio due mesi fa ha spianato la strada al ritorno di Lovaglio al vertice di Mps, rompendo l’alleanza con Caltagirone. Non è chiaro quale fosse la strategia a lungo termine di Milleri: appoggio a una fusione Mps-BancoBpm? Può darsi.

 

Caltagirone Lovaglio Milleri

Sta di fatto che adesso Delfin, accettando l’offerta di Messina, oltre a incassare circa mezzo miliardo di euro cash, diventerebbe uno dei principali azionisti di Intesa con una quota intorno al 4 per cento, alle spalle delle due fondazioni Compagnia di San Paolo (5,2 per cento) e Cariplo (4,3 per cento).

 

In portafoglio alla holding c’è anche la quota del 10,1 per cento di Generali con un valore di Borsa che alle quotazioni di questi giorni si aggira intorno ai 6,2 miliardi, il 30 per cento in più rispetto all’estate scorsa. Una partecipazione che in teoria resterebbe a disposizione in caso di future ipotetiche combinazioni d’affari.

 

francesco gaetano caltagirone futuro capitale evento a villa miani 3

Un’offerta di Unicredit intenzionato a prendere il comando della compagnia di Trieste? Al momento sembra improbabile, ma fino a un paio di settimane fa pochi avrebbero scommesso sulla discesa in campo di Intesa su Mps.

 

Francesco G. Caltagirone

Il suo ruolo appare ridimensionato rispetto a un anno fa, quando il costruttore romano aspirava a diventare il dominus del sistema Mps-Mediobanca con vista sulle Generali. A ben guardare, però, l’offerta di Intesa offre a Caltagirone la possibilità di tornare di nuovo in gioco.

 

L’adesione all’opas sul Monte frutterebbe una quota di poco inferiore al 3 per cento circa nel capitale della banca milanese, oltre a un compenso cash di circa 400 milioni.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

Poi c’è la carta Generali, quella che Caltagirone potrebbe giocare in virtù della sua partecipazione del 6,3 per cento nel capitale del gruppo assicurativo.

 

Al momento pare difficile immaginare che questa quota venga messa in vendita. Piuttosto potrebbero servire per rafforzare il peso del socio capitolino nella governance della compagnia, magari in accordo con Intesa, che grazie all’acquisizione di Mps-Mediobanca diventerà il primo azionista a Trieste con il 13,2 per cento. I rapporti di Caltagirone con l’istituto guidato da Messina sono più che buoni, in virtù anche dei crediti importanti elargiti dalla banca milanese.

 

Giuseppe Castagna

giuseppe castagna foto lapresse

La sua offerta di fusione alla pari con Mps, poche ore prima che lunedì mattina Intesa annunciasse l’opas da 30 miliardi su Siena, è stata liquidata da Messina e anche da Cimbri come una lettera d’amore.

 

Sarcasmi a parte, non si vede come l’amministratore delegato del BancoBpm possa dar seguito a quanto annunciato domenica. A metà aprile Castagna aveva garantito un contributo decisivo al ritorno di Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi, con l’intenzione, mai dichiarata ma assai probabile, di trovare un’intesa per arrivare alle nozze tra i due istituti. In operazioni come queste il fattore tempo gioca un ruolo decisivo, e il banchiere napoletano si è fatto superare in corsa da Messina.

 

ANDREA ORCEL IN VERSIONE WILLY WONKA

Intanto, Castagna ha anche perso la copertura politica garantita dalla Lega, da sempre sponsor delle nozze Banco-Mps nel nome di un terzo polo bancario vicino agli imprenditori del Nord. Il favore con cui il governo ha accolto l’opa di Intesa sembra escludere ritorni di fiamma verso la vecchia ipotesi di aggregazione. Speranze residue? Poche, a prima vista, e legate a Lovaglio, se riuscisse a convincere i grandi soci di Mps dei vantaggi di una fusione con il Banco. Non sarà facile.

 

Andrea Orcel

Il ceo di Unicredit è un manager cresciuto alla scuola delle grandi banche d’affari internazionali, capace di stupire il mercato con operazioni clamorose e dai più considerate ad alto rischio.

andrea orcel (1)

 

Questo non significa però che Orcel sia disposto a lanciarsi in una sfida aperta al rivale Messina. Certo, l’eventuale conquista di Mps e della controllata Mediobanca si porterebbe in dote la magnifica preda Generali, di cui Unicredit diventerebbe l’azionista di riferimento sommando il 9 per cento circa che già controlla al 13,2 in portafoglio a Piazzetta Cuccia.

 

La scalata a Siena però avrebbe un costo forse non proibitivo per l’istituto di credito milanese, ma assorbirebbe comunque risorse rilevanti mentre Orcel è impegnato a completare l’acquisizione della tedesca Commerzbank.

 

CARLO MESSINA RE DI SIENA

In alternativa, secondo alcuni analisti, Unicredit potrebbe tornare a esplorare la strada che porta a BancoBpm, sbarrata l’anno scorso dall’intervento del governo. Nel frattempo, è cambiato il clima politico e anche gli equilibri di mercato. Nel senso che, nel nome della difesa dell’italianità, potrebbe tornar comodo a Palazzo Chigi dare via libera a Orcel per frenare il Crédit Agricole, già cresciuto al 22 per cento nel capitale della banca di Castagna e già autorizzato dalla Bce ad arrivare al 29,9 per cento.

 

Orcel non è il tipo di manager a cui piace dar l’idea di essere arruolato in crociate politiche, quali che siano, ma le buone ragioni dei numeri, quelli del bilancio, potrebbero convincerlo a far rotta sull’obiettivo abbandonato a malincuore l’anno scorso.

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA monte dei paschi di siena giuseppe castagna - banco bpm

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