roberto cingolani lorenzo mariani stefano grassi

CHE SOFFRITTO D’INTERESSI! – IL MANAGER STEFANO GRASSI AVREBBE INCASSATO 350MILA EURO EURO APPROFITTANDO DELLA SUA POSIZIONE IN LEONARDO (AD DI LEONARDO GLOBAL SOLUTIONS) - UOMO DI FIDUCIA DI LORENZO MARIANI, ATTUALE AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO, GRASSI AVREBBE VENDUTO LE SUE QUOTE DI UNA SOCIETÀ, LA "VILLA PIRO SRL", ALLA "IMPRE.DO", INSERITA POI NELLA LISTA DEI FORNITORI DI LEONARDO – LA VICENDA È STATA OGGETTO DI UN ESPOSTO E ORA È IN MANO AI MAGISTRATI: GRASSI, SU INPUT DELL’EX AD, ROBERTO CINGOLANI, È STATO SILURATO...

Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”

 

lorenzo mariani

Un conflitto d’interessi da 350mila euro. Anzi, da 995mila euro. O forse è meglio fare la somma e riformulare: un conflitto d’interessi da oltre 1,3 milioni di euro. Il totale può variare […], ma la sostanza non cambia.

 

Dentro Leonardo, […]  fino a poco tempo fa ha lavorato un manager che, secondo la stessa Leonardo, avrebbe approfittato della sua posizione apicale per guadagnare soldi come imprenditore privato, concedendo in cambio ad un’azienda amica la possibilità di entrare a far parte dei fornitori della partecipata pubblica.

 

STEFANO GRASSI

La persona al centro del presunto scandalo è Stefano Grassi, considerato uomo di fiducia di Lorenzo Mariani, attuale amministratore delegato del gruppo della difesa. Un passato ai vertici della Guardia di finanza – è stato comandante del Nucleo di polizia tributaria Lombardia, poi al ministero dell’Economia sotto Giulio Tremonti – prima di approdare a Leonardo, Grassi ha lavorato come responsabile della sicurezza di Poste, Salini e Tim.

 

Un profilo di alto livello, insomma, a cui la multinazionale della difesa ha scelto di affidare nel settembre del 2023 – quando il numero uno era Stefano Cingolani e Mariani svolgeva il ruolo di condirettore – la carica di amministratore delegato di Leonardo Global Solutions, in sigla Lgs. È la società che si occupa degli acquisti del gruppo, dagli immobili alla cancelleria: 2,5 miliardi di euro di valore ordinato annuo.

 

leonardo global solutions

Le accuse verso Grassi sono contenute in un esposto presentato a metà giugno da Leonardo alla procura di Roma. Il documento (firmato dall’ad Mariani e dall’uscente manager Filippo Maria Grasso) prende spunto da una segnalazione arrivata alla multinazionale su una presunta violazione del codice etico aziendale da parte di Grassi.

 

La segnalazione è stata fatta da Camillo Mineo, avvocato civilista e procuratore sportivo, che conosce Grassi per motivi d’affari (e di amicizia, ormai rotta) e, nel momento della segnalazione, aveva in corso un contenzioso civile con lui. Mineo ha segnalato alla multinazionale i rapporti tra Grassi e la società Impre.Do Spa, Leonardo ha disposto un audit interno e alla fine ha deciso di fare un esposto in procura sul suo (oggi ex) manager.

 

stefano grassi

Tutto ruota intorno alla Villa Piro Srl, costituita nel 2019 a Roma dallo stesso Grassi e proprietaria di un immobile in Sardegna. Per alcuni anni il manager di Leonardo ne è stato comproprietario insieme a Mineo. I due stavano litigando per come gestire le quote dell’impresa, si legge nell’esposto, ed è proprio per sbrogliare questa matassa a suo favore che Grassi avrebbe coinvolto la Impre.Do.

 

Secondo Leonardo, il 2 febbraio del 2024 Grassi, mentre ricopre il ruolo di ad di Lgs, firma una proposta per vendere a Impre.Do il suo 42,5 per cento di Villa Piro per 350mila euro. Nulla invece viene deciso sugli 800mila euro di credito che Grassi vantava verso la stessa Impre.Do. La proposta è valida per 40 giorni: il tempo scade senza che la compravendita si concretizzi ma – è la tesi di Mineo – grazie a quell’offerta poco dopo Grassi riuscirà a uscire dal capitale di Villa Piro con un bel gruzzolo in tasca.

 

Mentre l’offerta di Impre.Do è ancora valida, per evitare l’ingresso del nuovo socio Mineo e gli altri soci di minoranza comunicano infatti a Grassi l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione sulle sue quote, ma a condizioni peggiori rispetto a quelle offerte da Impre.Do. L’1 marzo i soci di Villa Piro, in assenza di Grassi, si riuniscono in assemblea: decidono di coprire le perdite, azzerare il capitale sociale e ricostituirlo sottoscrivendo anche le quote di Grassi.

 

impredo

La decisione dell’assemblea fa ripartire le negoziazioni tra Grassi e gli altri soci e l’8 aprile dello stesso anno l’accordo è fatto: viene firmata una scrittura privata attraverso la quale Grassi esce da Villa Piro, incassa 350mila euro e rinuncia agli 800mila euro di crediti.

 

[…]

 

Secondo Leonardo, il problema è che mentre avveniva tutto questo Grassi ha permesso a Impre.Do di entrare nella lista dei fornitori del gruppo e di aggiudicarsi alcune commesse importanti. Impre.Do, controllata dall’imprenditore Daniele D’Orazio e partecipata (ma solo da marzo del 2026) anche dalla finanziaria di Leonardo Maria Del Vecchio, Lmdv, è stata iscritta nell’albo unico dei fornitori di Leonardo il 10 gennaio 2024, circa un mese prima della proposta fatta dalla società per acquistare le quote detenute da Grassi in Villa Piro.

 

ROBERTO CINGOLANI LORENZO MARIANI

Nel marzo dello stesso anno Grassi segnala al responsabile interno di Lgs il nome di Impre.Do per una commessa. Si tratta di ristrutturare un immobile di proprietà di Lgs situato a Roma. Alla fine Impre.Do ottiene la commessa in affidamento diretto. Valore: 995mila euro.

 

Ma sempre secondo Leonardo, Impre.Do aveva tutte le competenze per effettuare quei lavori, la cifra assegnatale non è stata esagerata, la commessa è stata portata a termine nei tempi e modi concordati. Nonostante questo, Grassi avrebbe dovuto rendere noti in azienda i suoi rapporti privati con Impre.Do, oppure avrebbe dovuto astenersi dal prendere decisioni su quella società.

 

Daniele DOrazio - Impredo

Insomma, la partecipata di Stato assicura di non aver subito danni economici per quanto accaduto, ma vista la presenza di un «potenziale conflitto d’interessi non formalizzato» ha deciso comunque di sottoporre i fatti alla procura di Roma «per la valutazione di eventuali profili di rilevanza penale». Inoltre, si legge, da marzo 2026 Impre.Do è stata estromessa dall’albo unico dei fornitori del gruppo e il rapporto di lavoro con Grassi è stato interrotto anticipatamente.

 

 

Contattato da Domani, Grassi conferma di aver lasciato l’incarico in Lgs a novembre del 2025 e di essere definitivamente uscito dal gruppo l’1 luglio di quest’anno. «Quello di Mineo nei miei confronti – spiega – è stato un attacco strumentale, per una vicenda privata che mi ha poi danneggiato nella sfera professionale. L’audit stesso ha certificato che nessun danno è stato arrecato a Leonardo».

 

lorenzo mariani foto di bacco (1)

E l’accusa di aver incassato personalmente 350mila euro grazie all’offerta fatta da Impre.Do per acquistare le sue quote in Villa Piro? «Premesso che dopo 4-5 mesi dalla nomina in Leonardo io sono uscito da Villa Piro anche formalmente, e che ero già in lite con questa società prima di entrare in Leonardo, la scelta di Impre.Do è stata fatta nell’unico interesse di Leonardo, tant’è che anche l’audit interno ha potuto verificare che la società ha lavorato bene e a prezzi concorrenziali».

 

 «Inoltre – prosegue Grassi – io alla fine ho accettato di uscire da Villa Piro per 350mila euro, rinunciando a un credito di ben 800mila euro, e ad oggi non ho neppure incassato quei 350mila euro perché Mineo si è rifiutato di onorare i suoi impegni contrattuali. Tant’è che pendono due cause dinanzi al Tribunale civile di Roma.

 

In definitiva, per questa vicenda ho subito un danno economico, professionale e reputazionale altissimo, di cui mi riservo di chiedere nelle sedi competenti un congruo risarcimento. Aggiungo che sempre per questa storia Mineo mi ha addirittura denunciato e la procura di Roma ha già avanzato richiesta di archiviazione. Non solo: ricordo che Lgs, nei due anni in cui sono stato ad, ha realizzato risparmi pari a 200 milioni, un risultato mai raggiunto prima».

 

 

STEFANO GRASSI

La palla è ora nelle mani dei magistrati che dovranno decidere cosa fare dell’esposto presentato da Leonardo contro Grassi. Al di là delle scelte giudiziarie, quanto messo nero su bianco dagli attuali vertici del gruppo fornisce qualche spiegazione per comprendere i motivi che hanno portato il governo a sostituire Cingolani con Mariani. Nei mesi scorsi il Corriere della Sera ha raccontato che proprio l’allontanamento di Grassi sarebbe stato tra le ragioni che hanno spinto il governo Meloni a scaricare l’ex ministro. Ora, stando all’esposto di Leonardo, si capisce meglio perché Cingolani ha voluto chiudere il rapporto con Grassi.

STEFANO GRASSI

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