franco fontana

CLIC! È MORTO NELLA SUA MODENA FRANCO FONTANA, IL FOTOGRAFO DOMATORE DELL’ARCOBALENO - AVEVA 92 ANNI. GLI INIZI DA ASSISTENTE PARRUCCHIERE: MESCOLAVA TINTURE IN LABORATORIO. SI INTOSSICÒ FINO A RISCHIARE GROSSO, CAMBIO’ MESTIERE E DIVENTO’ UNO DEI PROTAGONISTI INTERNAZIONALI DELL’AFFERMAZIONE DEGLI SCATTI A COLORI COME LINGUAGGIO ARTISTICO. I SUOI PAESAGGI DAI TAGLI ASTRATTI (“NON VOLEVO DIVENTARE IL JOHN WAYNE DELLA FOTOGRAFIA A COLORI, L’ATTORE CHE SA FARE SOLTANTO IL COWBOY”) E QUELLA “MACCHININA ROSSA” A PRAGA…

Michele Smargiassi per repubblica.it - Estratti

 

franco fontana 23

I colori! I colori che ha amato, che ha celebrato, che ha inventato, che ha divinizzato… Molti decenni or sono i colori stavano per portarci via troppo presto Franco Fontana, domatore dell’arcobaleno, poeta del mondo iridescente, uno tra i pochi fotografi italiani il cui nome risuoni in tutto il mondo, che ci ha lasciato ieri, nella sua Modena, dopo 92 anni di vita vissuta con entusiasmo estetico e autoironia padana.

 

I colori, dicevamo. Ventenne, faceva l’assistente parrucchiere, non sapendo bene cosa fare dopo il servizio militare. Mescolava tinture in laboratorio. Si intossicò fino a rischiare grosso. Cambiò mestiere. Il destino non voleva darci un oscuro acconciatore, ma un visionario dello sguardo. E questo è stato, fin da quando, alla fine degli anni Sessanta, lasciò un remunerativo mestiere da arredatore per provare a campare con quella macchinetta, una Pentax presa a rate, che all’inizio era solo un divertimento della gita domenicale al lago di Garda.

franco fontana macchinina rossa praga

 

Quanto alla scelta del linguaggio, nessuna esitazione. Il colore. Non per amore delle cose colorate, ma del colore in sé. Ai numerosissimi allievi dei suoi workshop diceva: “Fotografatemi il rosso. Non un oggetto rosso, voglio il colore rosso!” e quelli se ne andavano in giro perplessi, a cercare questo misterioso rosso smaterializzato.

 

 

 

Lui lo aveva trovato in una automobilina già demodé, sotto vista dall’alto di un ponte di Praga, nel 1967. La “macchinina rossa”, la chiamano tutti così, è la sua icona primigenia, forse una delle fotografie più famose al mondo (fu rifiutata al concorso internazionale Nikon del 1968, ma finì sul Frankfurter Allgemeine e sulla copertina dell’annuario di Time-Life). E nel 1970 ecco la prima mostra al prestigioso Diaframma di Milano di Lanfranco Colombo.

 

Divisero gli animi, le sue fotografie, fin dall’inizio, in un universo fotografico dove l’autorialità parlava solo in “rigoroso bianco e nero”. Per lui, era l’esatto contrario: “Il bianco-e-nero te lo trovi già inventato, è già in partenza un contrabbando della realtà. Il colore invece viene direttamente dalla vita, per questo è così difficile farlo tuo”.

franco fontana 32

 

Secondo le storie della fotografia, la rivoluzione arcobaleno arrivò da occidente, scavalcando l’Atlantico. I suoi condottieri si chiamavano William Eggleston, Stephen Shore, Joel Meyerowitz, Joel Sternfeld. Ma a ben guardare la cronologia, Fontana fece le stesse cose negli stessi anni, se non prima. Fotografie dove i colori non ricoprivano né riempivano la forma e la composizione, ma erano forma e composizione. E con quei suoi profili di colline della Basilicata, strisce cromatiche accese, sature, squillanti più del vero, Fontana portò il concetto all’estremo.

 

I critici parlano di astrazione, citano Klee e Rothko. Ma questa cosa lo irritava. “Inventare i colori vuol dire anche giustificarli, non dimenticare la loro origine naturale, non dimenticare il reale”. Più che astrazioni, le sue sono estrazioni. Dalla storia, dalla geografia, dalla banalità. Forse anche dal dovere, che negli anni dei suoi esordi era impellente, di caricare sulle spalle dell’immagine tutto il peso della redenzione sociale.

 

franco fontana 51

Per Fontana no, le immagini sono un confronto personale, a tu per tu, tra fotografo e mondo. Un bordo di marciapiede, uno spigolo di edificio, un intreccio di solchi coltivati, un parafango di automobile. I vocaboli di base del suo linguaggio sono tutti oggetti reali prelevati dal mondo reale. Li riconosciamo, ma avvertiamo che sono stati cambiati, come un amico che improvvisamente si metta a parlare un’altra lingua.

 

Fu il concittadino Luigi Ghirri a capire per primo che quel fulgore accecante di campiture (saturate rifotografando due volte la stessa diapositiva) nascondeva qualcosa di più di un gioco formale: “una lettura in codice”, diceva. E gli diede la precedenza pubblicando come volume d’esordio della sua casa editrice Punto e Virgola, prima ancora del proprio Kodachrome, nel 1967, Skyline, oggi introvabile incunabolo fontaniano, con un testo, nientemeno, di Helmut Gernsheim.

 

franco fontana 3

Il successo di quelle prime serie di paesaggi fu travolgente, immediato; e pericoloso. Fontana diventò di colpo un fotografo-archetipo, uno di quelli che ogni fotoamatore alle prime armi cerca di emulare. Ai tavolini di un bar del Portico del Collegio, nella sua mai abbandonata Modena, dove chi lo cercava lo poteva trovare praticamente sempre tra mezzogiorno e le due, scherzava: “Sono il fotografo più facile da copiare al mondo”.

 

Riconoscetelo anche voi che leggete, se siete fotografi: chi non ha mai detto “Toh guarda questa foto, mi è venuto un Fontana”? Quel tormentone lo accompagnò per decenni. “Torna l’amico dalla Puglia o dalla Provenza e mi dice sai Franco, ho visto i tuoi paesaggi! E bravo, dico io, ma quei paesaggi c’erano prima e ci saranno dopo di me, perché me li attribuisci? Te lo dico io: perché prima delle mie fotografie tu quei paesaggi non li avevi mai interpretati, li avevi solo guardati. Io invece li ho visti, ho dato loro una identità, che è la mia, così adesso tu guardi il paesaggio e vedi me”.

franco fontana 6

 

No, non erano “due linee e tre colori” come dicevano i maligni. Fontana, nella sua parlata orgogliosamente modenese, spiegava in sole tre parole la sua filosofia della visione: “Cancellare per eleggere”. Che era un po’ la sua versione del credo modernista, Less Is More. Cercare il più nel meno.

 

Ma è stato anche capace, Fontana, di evadere dalla gabbia del cliché, della ripetizione di un format fortunato. “Non volevo diventare il John Wayne della fotografia a colori, l’attore che sa fare soltanto il cowboy”. I viaggi in America, cercando la luce riflessa nei canyon metropolitani o il kitsch lungo la Route 66, gli studi di nudo, le sculture di Staglieno… anche a rischio di sbagliar strada e tornare indietro. Lo commosse lo stato francese quando scelse una sua fotografia, Baia delle Zagare, semplici strisce di cielo spiaggia mare, per un poster sul “pensiero francese nel mondo”.

franco fontana

 

Negli ultimi anni, il cancellare insidiava fortemente l’eleggere; nelle sue immagini scompariva quasi tutto, tranne una linea metallica d’orizzonte, come un taglio alla Fontana (quell’altro, Lucio). I “fontanini” che continuavano a imitarlo lo facevano sorridere. “non mi piace ripetermi. Non ha senso nascere bottiglia per morire bicchiere”. Ogni tanto qualcuno di loro suonava alla porta della sua casetta di Cognento: “Sto cercando Franco Fontana”. Lui rispondeva impassibile: “Ah sì, lo sto cercando anch'io”.

 

franco fontana 5franco fontana 4

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…

valditara verdi

DAGOREPORT - BELLA IDEA QUELLA LANCIATA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, GIUSEPPE VALDITARA, DI INTRODURRE L’INSEGNAMENTO DEL MELODRAMMA A SCUOLA – UN’OTTIMA IDEA CHE RISCHIA PERÒ DI DAR VITA A UN DRAMMONE SCOLASTICO: CHI LO INSEGNA? CHI SONO I DOCENTI IN CATTEDRA CHE SANNO SPIEGARE COME DA PONTE E METASTASIO SCRISSERO I LIBRETTI PER MOZART E SALIERI? E I SIGNIFICATI DEL “TROVATORE”? E COME SPIEGHERANNO PUCCINI, CON QUELLE DONNE PERENNEMENTE TORTURATE IN SCENA? - CHIAMIAMO DOCENTI DAI CONSERVATORI, CHE SANNO SUONARE IL FLAUTO TRAVERSO MA NON CONOSCONO IL RAPPORTO TRA ILLICA, GIACOSA E PUCCINI?