UN AFFARE SPAZIALE: GLI USA SFIDANO RUSSIA E CINA PER PAPPARSI LA LUNA – ENTRO IL 2030 GLI AMERICANI VORREBBERO COSTRUIRE UN REATTORE NUCLEARE AL POLO SUD DEL NOSTRO SATELLITE - CI SONO ENORMI PREOCCUPAZIONI PER UNA EVENTUALE ESPLOSIONE IN VOLO: SECONDO ALCUNI STUDIOSI IL RISCHIO CONTAMINAZIONI È REALE E, IN CASO DI INCIDENTE, MATERIALE RADIOATTIVO VERREBBE DISPERSO NELL'ATMOSFERA O NELLE ACQUE DEGLI OCEANI – E NON È DETTO CHE NON SIA GIA' SUCCESSO VISTO CHE...
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”
Da una parte gli Stati Uniti, dall'altra la coppia Russia-Cina. Per gli altri la missione è fuori portata e le conseguenze rischiano di essere una vita (futura) da spettatori all'ombra dei grandi imperi che si disputano il controllo della Luna.
A Washington sulla lavagna della Nasa e soprattutto del Pentagono è scritta una data: dicembre 2030, ovvero il termine entro il quale gli americani vorrebbero costruire un reattore nucleare da trasportare a zero rischi (o quasi) e far atterrare al polo Sud della Luna. L'alleanza fra Mosca e Pechino ha invece come deadline il 2036.
bandiera americana sulla luna luglio 1969
Washington insomma vuole essere la prima potenza nell'esplorazione spaziale e nello sfruttamento della Luna. L'accelerazione è avvenuta nella seconda metà di agosto – riferisce in un dettagliato report il New York Times – quando la Nasa ha comunicato ai suoi contractor di dare una spinta alle procedure per la costruzione del reattore e quindi di studiare le fasi di lancio a atterraggio. Non facili. Le cronache recenti sono piene di immagini di razzi che si staccano dalla rampa di lancio e che poi, dopo qualche miglio nell'atmosfera, a causa di qualche malfunzionamento si disintegrano.
È successo a Space X così come ai vettori di Blue Origin. Negli ultimi sei anni sono stati molti i lanci da parte di cinesi, russi e americani finiti in un flop.
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la terra vista dalla luna - missione artemis
Al di là del fiasco tecnologico e scientifico, nel caso di un lancio con a bordo un reattore nucleare le conseguenze sarebbero ancora peggiori. A Washington garantiscono che si sta lavorando su spedizioni che prevedano il completo spegnimento dei reattori e che questi possano essere accesi "da remoto", ovvero dalla Terra, una volta posizionati.
Ma molti esperti dubitano che questo porterebbe il rischio di contaminazioni a zero. L'esplosione di un reattore in volo comunque disperderebbe materiale radioattivo nell'atmosfera o nelle acque degli oceani.
L'opzione principale è quella di trasportare reattori con uranio poco arricchito, il "combustibile freddo" infatti pone rischi bassissimi di contaminazione.
Eppure le cose potrebbero andare storte, nota Leopold Summerer che guida la task force delle Nazioni Unite sullo spazio. «Durante l'esplosione controllata del razzo ci sono rischi. Abbiamo avuto moltissimi fallimenti, i dati ci forniscono informazioni su cosa può andare storto». C'è un esempio a tal proposito che rimane ancora in parte avvolto nel mistero.
la luna. vista dalla sonda orion missione artemis ii
Nel 2019 un missile cruise russo a propulsione nucleare precipitò nel Mar Bianco.
Quando i ricercatori tentarono di recuperarlo, si innescò una reazione nucleare e cinque persone morirono.
Questa è la versione del Dipartimento di Stato. I russi negano che il missile fosse spinto da un reattore.
La Russia ha lanciato 30 reattori in orbita e controlla la maggior parte delle riserve e degli stock di uranio non arricchito. Per questo, nella partnership con la Cina, Mosca ha un ruolo dominante. Ed è forse l'unico ambito in cui Pechino è "junior partner".
la luna e la terra viste dalla sonda orion missione artemis ii
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Tra l'altro le brame Usa e sino-russe rischiano di mandare in frantumi i diversi trattati internazionali sulla Luna. L'Outer Space Treaty – in vigore dal 10 ottobre del 1967 – sancisce che nessuna nazione può rivendicare la proprietà o il controllo dello spazio esterno. In sintesi, l'esplorazione spaziale deve portare beneficio a tutti.
Sessant'anni dopo la ratifica ci sono molte domande aperte: può una società privata approfittare delle ricchezze della Luna? O una Nazione fissare un perimetro di azione ed escludere gli altri?
il bacino orientale della luna fotografato dagli astronauti di artemis 2.
Negli anni Settanta il Trattato sulla Luna provava a indicare che le risorse lunari sono patrimonio di tutti, ma proprio Usa, Cina e Russia (allora Urss) non ratificarono l'intesa che ha appena 17 firmatari.
[...] una delle argomentazioni che vengono portare avanti e che non hanno ancora una risposta definitiva è che gli Stati (e quindi i privati) possono tenere quanto estraggono. Con l'Accordo Artemis gli Stati Uniti e altre 76 nazioni hanno dichiarato che l'estrazione di risorse dalla Luna, Marte e altri asteroidi non viola il Trattato del 1967, superando de facto i vincoli del 1967.
Da qui la corsa a inviare reattori nucleari, chi arriva per primo potrebbe dichiarare la zona di propria pertinenza.


