CHIABERGE REPORT - SONO ANDATO A VEDERE "NAZA", HO FATTO FATICA A TROVARE I BIGLIETTI, PERCHÉ I CINEMA DI MILANO DOMENICA SCORSA ERANO PIENI ZEPPI, E NON CREDO CHE FOSSERO TUTTI PRO-PAL CON LA BAVA ALLA BOCCA. TACCIO SULLO STATO DELLE MIE BUDELLA ALL’USCITA: SONO D’ACCORDO CON ENRICO DEAGLIO ("UN DOCUMENTO ECCEZIONALE, UNICO, PER UMANITÀ E DOLORE, E FORSE, SE SARÀ ANCORA POSSIBILE, PER LA REDENZIONE DI ISRAELE") E IN RADICALE DISSENSO CON GIULIANO FERRARA, CHE HA ACCUSATO I DUE REGISTI YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR (ENTRAMBI ISRAELIANI, PERALTRO) DI “MANIPOLAZIONE IDEOLOGICA”, DI “FACILISMO FRIVOLO” E DI “AMBIGUITÀ MORALE”. FORSE NON ABBIAMO VISTO LO STESSO FILM – TORNATO A CASA HO RIPRESO IN MANO UN LIBRO STRAORDINARIO, “LA GENTE NORMALE NON VA IN GIRO ARMATA”...
Riccardo Chiaberge per Dagospia
Film Naza mostra del cinema di venezia
Sono andato a vedere Naza – ho fatto fatica a trovare i biglietti, perché i cinema di Milano domenica scorsa erano pieni zeppi, e non credo che fossero tutti pro-Pal con la bava alla bocca. Taccio sullo stato delle mie budella all’uscita: quello che posso dire è che sono d’accordo con Enrico Deaglio («un documento eccezionale, unico, per umanità e dolore, e forse, se sarà ancora possibile, per la redenzione di Israele») e in radicale dissenso con Giuliano Ferrara, che ha accusato i due registi Yuval Abraham e Rachel Szor (entrambi israeliani, peraltro) di “manipolazione ideologica”, di “facilismo frivolo” e di “ambiguità morale”. Forse non abbiamo visto lo stesso film.
MANIFESTI CONTRO RACHEL SZOR E YUVAL ABRAHAM
Tornato a casa, per non farmi mancare niente, ho ripreso in mano un libro straordinario, “La gente normale non va in giro armata. Pensieri sul pacifismo, quando il tuo paese viene invaso” (edito da Altrecose, marchio nato dalla collaborazione tra il Post e Iperborea). L’autore è Artem Chapeye, un giornalista e scrittore ucraino di sinistra, convinto pacifista, lettore appassionato di Remarque, di Camus, di Sartre, di Böll, che dopo l’invasione russa ha scelto di arruolarsi per difendere la sua terra e la sua famiglia (moglie e due figli riparati all’estero), senza per questo rinnegare le proprie idee. Leggetelo. È la migliore risposta alle panzane e agli insulti sui “nazi-ucraini” che brulicano nella fogna dei social.
Scrive Chapeye: «Le prime settimane dell’invasione anch’io chiamavo orchi i soldati russi, anche se non pubblicamente. Poi ci ho pensato su e ho cambiato idea: gli orchi non hanno il libero arbitrio. Sono creature programmate per il male. La maggior parte dei russi invece è fatta di persone che scelgono volontariamente di abdicare al libero arbitrio, oppure non hanno la forza di opporsi al male. E il loro essere persone li rende ben più responsabili di quanto non lo siano gli orchi».
E poi: «Ci stiamo trasformando da un popolo che tutti immaginavano sarebbe scappato, sarebbe caduto dopo tre giorni, in un popolo che gli altri cercano di convincere a “moderare il massimalismo” nel perseguire i suoi obiettivi. E intanto i russi si stanno trasformando in un tipo di comunità in cui la maggioranza delle persone si compiace di un tentativo di genocidio, perché il genocidio e l’imperialismo danno un senso alla sua esistenza. C’è solo una minoranza che si vergogna». Lo si è visto anche nelle recenti elezioni della Duma.
Artem Chapeye - la gente normale non va in giro armata
Avete letto bene: genocidio, imperialismo. Concetti che non possono essere monopolio di nessuno. A un certo punto, come l’intervistatore di Naza, Chapeye chiede a un suo commilitone: «Ne hai dovuti uccidere molti?». E l’altro, con gli occhi pieni di lacrime: «Che domanda stupida. Non farla più questa domanda. Non te lo dice nessuno». Poi aggiunge: «Era gente come noi. Ce li hanno buttati contro come i cani».







