COSA CI FACEVA UNA BORSA DI ANTONELLA DI VITA NELLA NUOVA CASA DEL MARITO GIANNI? NEL GIALLO DELLA RICINA SI AGGIUNGE UN NUOVO INTERROGATIVO: NELL’ABITAZIONE IN CUI VIVE L’EX SINDACO, DOPO CHE LA PALAZZINA DEI DI VITA È STATA SEQUESTRATA DOPO LA MORTE DI SARA E ANTONELLA, È STATA RITROVATA UNA BORSETTA: DENTRO POTREBBE ESSERCI STATO IL “VETTORE” DELLA RICINA, FORSE UNA DELLE BORRACCE – E DALL’AUTOPSIA EMERGE CHE, IL GIORNO DELL’AVVELENAMENTO, GIANNI E LA MOGLIE SONO RIMASTI SOLI PER OLTRE SEI ORE...
Estratto dell’articolo di Alessandro Fulloni per www.corriere.it
Sarebbe stata trovata a sorpresa. Quando martedì mattina sono entrati a casa di Gianni Di Vita, uno degli investigatori ha visto quella borsetta e gli ha domandato: «Ma di chi è?». Gianni ha risposto che era della moglie. E ora c’è da chiarire cosa avesse contenuto e perché sia finita lì, nella nuova abitazione in cui vive il commercialista dopo che la palazzina in cui vivevano i Di Vita venne sequestrata all’indomani della morte, dovuta alla ricina, di sua figlia Sara e di Antonella, il 27 e 28 dicembre.
Dentro la borsetta può esserci stato il «vettore» della ricina, forse una delle borracce finite tra i 131 reperti all’esame degli specialisti tedeschi del Koch? Interrogativi al vaglio degli inquirenti che indagano sul giallo di Pietracatella, tornati a incrociare anche date, orari, spostamenti.
Dalle carte allegate alla relazione sull’autopsia delle due due vittime — 800 pagine circa — si scopre che per circa sei ore, in quella drammatica giornata dello scorso 27 dicembre, marito e moglie rimasero soli in casa, senza nessun altro lì con loro. Questo perché, si legge nei verbali, si erano sentiti entrambi male (anche se la Mobile non ha mai trovato evidenze dei malori dell’uomo).
Ma c’era da accompagnare in ospedale Sara, le cui condizioni erano peggiorate d’improvviso. Gianni non se la sentì. E a portarla fu lo zio paterno Antonello, assieme ad Alice, la primogenita 19enne, e all’infermiere Giampiero Mastrogiorgio (amico di famiglia) che al mattino aveva praticato delle flebo alle due donne. [...]
Una volta rientrato a casa, Mastrogiorgio telefona a Di Vita per ribadirgli «l’opportunità di portare Sara al Pronto soccorso». «Visto che sia io che mia moglie Antonella stavamo male, ho chiesto a mio fratello — è la testimonianza — di accompagnare Sara». Andarono Giampiero e Antonello «ma ognuno era con la sua auto. Con loro è andata anche Alice».
Siamo attorno alle 14, marito e moglie restano soli a casa per quasi sei ore. Alice, ascoltata il 5 gennaio, resta accanto alla sorella — «si lamentava tanto, con frasi sconnesse e parole inventate» — sino alle 19, quando, dopo aver dato il cambio in astanteria allo zio, «una compaesana mi ha dato un passaggio a Pietracatella. Lì ho trovato mamma e papà che stavano sul divano. Entrambi deboli, ma mamma di più».
Nel frattempo, «nel prosieguo del pomeriggio, mio fratello — è ancora Gianni a verbale — mi ha chiamato più volte per chiedermi di raggiungerlo. Non stavo ancora bene, ma mi sono messo in auto e ho raggiunto il Pronto Soccorso alle 21 circa». Poi la situazione precipita. Sara muore poco dopo e quando i medici glielo dicono, il padre scoppia in lacrime. Si aggrava intanto anche Antonella. Che si spegne all’indomani.






