giovanni angelo becciu - pasquale striano

COLPO DI SCENA: IL PROCESSO BECCIU SI INTERSECA CON IL CASO STRIANO! – LA GENDARMERIA VATICANA CHIESE AIUTO A UOMINI DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI (SILVIO ADAMI, EX AISE OGGI TORNATO NEI CARABINIERI E INDAGATO PER ACCESSO ABUSIVO), CHE A LORO VOLTA “ATTIVARONO” L’EX TENENTE DELLA GDF PASQUALE STRIANO, PER EFFETTUARE ALCUNI CONTROLLI FINANZIARI SU IMPRENDITORI, PRELATI E LOBBISTI (FABRIZIO TIRABASSI, RAFFAELE MINCIONE, GIANLUIGI TORZI, CECILIA MAROGNA, ANGELO BECCIU), FINITI NEL 2019 NELL’INDAGINE ORDINATA DIRETTAMENTE DA PAPA BERGOGLIO SULLA COMPRAVENDITA CON I FONDI RISERVATI DELLA SEGRETERIA DI STATO, DELL’IMMOBILE DI LUSSO SITUATO IN SLOANE AVENUE, A LONDRA – SOLO CHE QUESTA “IRREGOLARITA’ NELLA CONSULTAZIONE DI DOCUMENTI”, COME AMMESSO DAL PROMOTORE DI GIUSTIZIA DEL VATICANO ROBERTO ZANOTTI, HA SPINTO I LEGALI DEGLI INDAGATI A CHIEDERE L’ANNULLAMENTO DEL PROCESSO…

CASO BECCIU, I PM DEL PAPA AMMETTONO: «STRIANO? I NOSTRI SERVIZI POTREBBERO AVERLO USATO»

Estratto dell’articolo di Enrica Riera per “Domani”

 

PASQUALE STRIANO

Un altro colpo di scena. Che potrebbe compromettere il processo d’appello sulla compravendita, con i fondi riservati della Segreteria di Stato, dell’immobile di lusso situato in Sloane Avenue, a Londra. E che si interseca con la vicenda dei presunti dossier dell’ex tenente della Guardia di finanza Pasquale Striano.

 

A lui, infatti, si sono rivolti uomini dei servizi segreti italiani (Silvio Adami, ex Aise oggi tornato nei carabinieri e indagato anche lui per accesso abusivo), che – risulta a Domani – avevano avuto una richiesta d’aiuto da parte della gendarmeria vaticana (che oltre ad attività di polizia giudiziaria per le leggi vaticane ricopre anche quella di intelligence) per effettuare alcuni controlli finanziari su imprenditori, prelati e lobbisti finiti nel 2019 nell’indagine (Fabrizio Tirabassi, Raffaele Mincione, Gianluigi Torzi, Cecilia Marogna, Angelo Becciu), ordinata direttamente da papa Bergoglio.

 

il cardinale angelo becciu

La gendarmeria, infatti, non ha la possibilità di effettuare ricerche sui database delle forze dell’ordine italiane, e deve chiedere (come ha fatto anche con altri vertici della Finanza, che ha collaborato alle indagini vaticane contro Mincione & co fin dal principio dell’investigazione) aiuto alle forze dell’ordine di Roma.

 

Cosa che, risulta a Domani, ha fatto anche il sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato Peña Para, che ha ottenuto da altri soggetti della nostra intelligence gli stessi documenti che la gendarmeria avrebbe ottenuto (via Striano) da Adami. Quest’ultimo, considerato sia da Palazzo Chigi sia dai vertici dei carabinieri un ufficiale serio e integerrimo, a causa dello scandalo è stato costretto a tornare nell’Arma, lasciando il comparto.

FABRIZIO TIRABASSI

 

La novità riguarda l’ammissione de facto, avvenuta l’altro ieri in udienza, da parte del promotore Roberto Zanotti. Che, difendendo l’operato della gendarmeria, ha detto: «Probabilmente ci sono state delle irregolarità nella consultazione di documenti… ma al di là di quelle che sono le modalità di consultazione, qui dovrebbe essere diversificata la situazione per quanto riguarda la attività di informazione di intelligence, che deve essere governata da leggi precise, e le attività di investigazione: queste sono diverse.

 

Nessuno può escludere che attraverso i servizi di informazione svolta anche in altri Stati si sia potuti venire in possesso di dati, poi usati come spunti investigativi per finalità diverse. Il procedimento (contro Striano, in cui sono indagati anche tre cronisti di questo giornale, ndr) non ha dunque nulla a che fare con questo processo», ha detto nell’ultima udienza il promotore di giustizia Roberto Zanotti che ha sostituito Alessandro Diddi, a seguito dello scandalo sulle chat intercorse tra Chaouqui e Genoveffa Ciferri, sodale del testimone chiave del processo, monsignor Perlasca.

 

GAETANO PECORARO INTERVISTA PASQUALE STRIANO - LE IENE 2

Il ruolo di Striano

Alle chat, ora si aggiungono le dichiarazioni di Zanotti che ha dunque portato gli avvocati della difesa a invocare l’articolo 142 del codice di procedura penale, relativo alla nullità degli atti processuali viziati.

 

Nella memoria che Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, legali dell’ex alto funzionario vaticano Fabrizio Tirabassi, hanno presentato il 26 gennaio scorso alla corte d’appello vaticana si legge: «In ragione delle nuove risultanze emerge la radicale nullità del procedimento, introdotto da una serie di accertamenti di “intelligence” di cui non solo è opinabile la legittimità alla luce dell’indagine dell’autorità giudiziaria italiana, ma di cui non vi è traccia in atti».

RAFFAELE MINCIONE

 

«Sono notizie triplo riservate, attenzione all’utilizzo», scrive Striano allo 007 come emerge da un’informativa della Guardia di finanza. «Non ti preoccupare», risponde l’interlocutore. Che di fatto stava dando una mano a papa Francesco che sovrintendeva al lavoro della gendarmeria e dei promotori.

 

Gendarmeria

«In ragione dei mancati chiarimenti da parte di Striano non è dato sapere ad oggi chi abbia commissionato gli accessi abusivi, certamente trattasi di un committente ben a conoscenza di una delicatissima indagine, ancora alle prime fasi e che poteva essere conosciuta solo da soggetti all’interno delle istituzioni vaticane», scrivono ancora gli avvocati.

 

Che segnalano come in alcune comunicazioni su WhatsApp Striano parlando con un altra persona, Mattea Esposito, cita più volte tal “Frank”. «Esposito ha riferito (ai pm di Perugia che indagavano su Striano, ndr) che il Frank cui si fa riferimento nella conversazione sarebbe riconducibile a Francesco Minafra», scrivono gli avvocati di Tirabassi. «Dagli atti del procedimento penale vaticano risulta che l’ispettore della gendarmeria Minafra appartenente alla Gendarmeria del Vaticano».

GIANLUIGI TORZI

 

«Risulta dagli atti del procedimento vaticano che l’ispettore della gendarmeria Minafra ha partecipato alle indagini dei confronti dei soggetti oggetto degli accessi illeciti di Striano e ha proceduto agli arresti e alle perquisizioni» di alcuni imputati.

 

«Minafra è stato sentito dalla Gdf nel 2024: gli è stato chiesto se conoscesse Striano e ha risposto di no». La stessa finanza, va ricordato, ha però lavorato fianco a fianco con la gendarmeria nella vicenda Becciu.

 

Bergoglio, è noto, aveva ordinato un'indagine puntuale e severissima. E quindi i suoi investigatori si sono dati da fare attivando canali anche fuori dallo stato pontificio. […] Ora la Corte si riserva di deliberare su tutte le questioni sollevate: dalla richiesta di invalidare l'intero processo, a quella di acquisire le carte della procura di Roma sul caso Striano, a quelle relative alle chat che hanno coinvolto Chaouqui, Ciferri, Perlasca e membri della Gendarmeria.

chiamata genoveffa ciferri francesca chaouqui le iene CECILIA MAROGNA

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