UN POTENTONE SENZA VOLTO – CHI È ABDUL MALIK AL HOUTHI, IL LEADER DELLE MILIZIE HOUTHI YEMENITE FORAGGIATE DA TEHERAN CHE STANNO METTENDO A FERRO E FUOCO IL MEDIORIENTE – CLASSE 1979, DI LUI SI SA POCHISSIMO, NON APPARE IN PUBBLICO DA VENT’ANNI E GOVERNA IL PAESE CON UNA RETE SEGRETA DI FEDELISSIMI - AL HOUTHI È UNA FIGURA CHIAVE PER REGIME DEGLI AYATOLLAH NELLO SCONTRO A DISTANZA CON L’ARABIA SAUDITA – DIETRO AL CONFLITTO TRA TEHERAN E RIAD C’E’ UNA RIVALITÀ POLITICA, ECONOMICA E SOPRATTUTTO RELIGIOSA - I DUE PAESI SI CONTENDONO IL PREDOMINIO SUL MEDIO ORIENTE, IL CONTROLLO DELLE ROTTE PETROLIFERE E LA LEADERSHIP DEL MONDO MUSULMANO...
1 - ABDUL MALIK, IL LEADER INVISIBILE DEI RIBELLI CHE VUOLE RIDISEGNARE IL MEDIO ORIENTE
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “La Repubblica”
[…] Abdul Malik al Houthi, il capo del movimento che porta il suo nome, è uno dei leader più influenti del Medioriente, che pochi conoscono e pochissimi hanno incontrato.
Nato nella regione povera e montagnosa di Saada, nel nord dello Yemen, discende da una importante famiglia religiosa della tradizione zaidita, una branca dell'Islam sciita che si oppone al salafismo wahabita.
La famiglia Houthi sostenne la guerra civile degli anni Sessanta, fuggì proprio in Arabia Saudita dopo la sconfitta dei monarchici per tornare poi nello Yemen. A fondare il movimento Houthi fu il fratello Hussein […] Abdul Malik ne ha preso in mano le redini nel 2004, dopo l'uccisione di Hussein e lo governa con pugno duro circondandosi di poche persone, amici d'infanzia e familiari, che hanno condiviso con lui il fronte.
«La differenza tra Abdul Malik e suo padre e persino suo fratello è che lui ha trascorso tutta la sua vita adulta, i suoi anni formativi, in uno stato di guerra», racconta Adam Baron, analista del think tank progressista New America e uno dei maggiori esperti internazionali di Yemen. «Per Abdul Malik la legittimità deriva dalla famiglia, ma anche dal campo di battaglia. Viene visto come un leader guidato da Dio e lui ci crede».
Il suo scopo è «purificare lo Yemen dall'influenza straniera corruttrice, israeliana, saudita o americana che sia». Più prosaicamente, […] l'obiettivo è conquistare il paese e usarlo come base per accrescere la già forte influenza sulla regione del Mar Rosso, nell'intera penisola arabica fino alla Palestina.
[…] Per farlo, al Houthi ha strutturato una organizzazione gerarchia e rigidamente verticale, in cui la segretezza è massima, «a livelli di paranoia» e il dissenso non è tollerato. Classe 1979, si dice abbia studiato a Qom, la città dei seminari sciiti in Iran, ma non ci sono prove come non ce ne sono del fatto che abbia mai lasciato il paese o persino che lo conosca interamente, che abbia viaggiato fuori dalle zone sotto il suo controllo.
[…] «Molte cose procedono in autonomia, ma gli elementi chiave — sicurezza, questioni militari - sono gestiti direttamente da lui», dice Baron. Da remoto. «Non appare in pubblico, non lo si vede camminare per strada da oltre due decenni». Per ragioni di sicurezza evidenti, visti i tentativi israeliani e non solo di eliminarlo. L'assenza alimenta l'aneddotica e contribuisce a costruire il mito.
Su di lui è tutto un "si dice": che abbia una moglie, dei figli, che viva a Saada, che lasci raramente il suo rifugio, che abbia una passione per Youtube e «per un influencer anti-vaccini». Ma pochi sanno davvero come viva e cosa pensi Abdul Malik al Houthi.
2 - QUANDO LA SETTA SCIITA ENTRÒ ALLA MECCA E SI PORTÒ VIA LA PIETRA NERA
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
Nell’anno 930 i Qarmati, una setta sciita radicale, entrano alla Mecca durante il pellegrinaggio, fanno strage di fedeli e si portano via la Pietra Nera. Undici secoli dopo, il quotidiano saudita Okaz rispolvera quel nome per gli Houthi.
gli aeroporti sauditi attaccati dagli houthi
Faranno la stessa fine, scrive. Pochi giorni prima il Gran Mufti del regno, Saleh al-Fawzan, chiama la milizia yemenita un «gruppo del male» e dice ai soldati al fronte che «difendono i luoghi sacri dei musulmani», sulle orme dei Compagni del Profeta.
Ci si aspetta che il Mufti parli di fede. Ma alla fede, qui, si intrecciano gli interessi della regione: il petrolio e il primato sul Golfo. Dietro, si intravede anche lo scontro che da quasi mezzo secolo si combatte per interposta milizia, quello tra Arabia Saudita e Iran, le potenze che si contendono la guida dei due rami dell’Islam.
Sunniti e sciiti si dividono dal VII secolo, sulla successione al Profeta. Ma nel 1979 cambia tutto. La Rivoluzione di Khomeini porta i turbanti al potere sull’altra sponda del Golfo, e da quel momento ciascun ramo dell’Islam ha uno Stato che pretende di guidarlo.
rabbia iraniana contro l arabia saudita
La monarchia saudita custodisce la Mecca e Medina e finanzia moschee in mezzo mondo. La teocrazia sciita si propone come avanguardia degli oppressi e promette di esportare la Rivoluzione.
In Medio Oriente gli sciiti sono più di un terzo dei musulmani. È una minoranza robusta, che è maggioranza in Iran, Iraq e Bahrein, e che Teheran negli anni trasforma in una rete di alleati armati. Gli Houthi in Yemen, il più autonomo. […] Per decenni le due capitali si combattono senza mai affrontarsi direttamente.
Lo Yemen è il fronte dove questa guerra per procura brucia di più. Il Paese è un mosaico. Una maggioranza sunnita e, al Nord, un terzo abbondante della popolazione di fede zaydita, una corrente sciita.
arabia saudita, houthi attaccano aeroporto di riad 7
Dopo anni di guerra civile, con 377 mila morti (dati Onu), nel 2022 arriva la tregua. Ma la guerra di Gaza e quella di Stati Uniti e Israele contro l’Iran cancellano la pausa. Quest’anno, per colpire le basi americane e il petrolio del Golfo, i missili iraniani cadono anche sull’Arabia Saudita. E gli Houthi, rotta la tregua, si prendono Mocha e l’isola di Perim, all’imbocco di Bab el-Mandeb, poi bombardano Riad.
Oggi la guerra si combatte su due piani. Il primo è quello yemenita. Gli Houthi governano Sana’a, si considerano il vero governo del Paese — riconosciuto solo dagli ayatollah — e rivendicano ogni colpo come una risposta ai raid sauditi su ospedali, porti e mercati dello Yemen. Riad punta a riprendere Sana’a. Il secondo è quello regionale. Una vittoria saudita toglierebbe all’Iran l’alleato che tiene sotto tiro il Mar Rosso e il fianco meridionale del regno. Una sconfitta, al contrario, rafforzerebbe la rete di milizie di Teheran.
Per ora, osserva l’analista israeliano Danny Citrinowicz, a guadagnarci è l’Iran: la guerra tiene alto il prezzo del petrolio e svuota le casse saudite. Questo allontana gli investitori da bin Salman che sogna di far diventare il Paese una potenza economica globale. […]
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yemen scambio di prigionieri tra sauditi e houthi 3
Ebrahim Raisi e Mohammed bin Salman
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RAID USA E ARABIA SAUDITA SU MILIZIE FILO IRAN IN IRAQ
Attacco aereo Usa-Arabia Saudita contro le milizie filo iraniane in Iraq - foto lapresse - 1
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