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GIORGIA COL GREGGIO ALLA GOLA – MELONI SPERA CHE ALTRI GRUPPI PETROLIFERI SEGUANO L’ESEMPIO DELL’ENI, CHE SI È AUTOIMPOSTA UN TETTO AI PREZZI DEI CARBURANTI, SOPRATTUTTO PERCHÉ IL GASOLIO HA RAGGIUNTO PICCHI DI 2,5 EURO AL LITRO, ORA CHE IL TAGLIO DELLE ACCISE SI È DIMEZZATO – CON LA CAMPAGNA ELETTORALE ALLE PORTE, IL CARO CARBURANTI CHE IMPOVERISCE GLI ITALIANI È UN SERIO GUAIO PER IL CONSENSO DEL GOVERNO – PALAZZO CHIGI GUARDA A IP, CONTROLLATA DELLA SOCIETÀ AZERA SOCAR, CHE HA 4.500 POMPE IN ITALIA (ENI NE HA 4.000) – MA C’È IL PRECEDENTE DELLA FRANCIA: QUANDO TOTAL ENERGY HA CALMIERATO IL PREZZO DELLA BENZINA, GLI ALTRI ATTORI DEL MERCATO NON L'HANNO SEGUITA – LA LEGA PROPONE DI TASSARE I COLOSSI PETROLIFERI CHE NON IMPORRANNO UN TETTO AI CARBURANTI...

NUOVO PICCO DELLA BENZINA IN ATTESA DELLO SCONTO ENI 

Estratto dell’articolo di Rosaria Amato per “la Repubblica”

 

CARO CARBURANTI

Salgono, ancora. Dopo qualche giorno di relativo stallo, ieri i prezzi dei carburanti sulle strade italiane sono tornati a crescere. Un paio di centesimi, ma tant'è. L'ennesimo rincaro è spiegato dalla riduzione dello sconto sulle accise del diesel - passato da 12,2 a 6,1 centesimi al litro - che le minori quotazioni del gasolio degli ultimi giorni hanno potuto compensare solo in parte.

 

Così sulla rete nazionale il prezzo medio della benzina è arrivato a 2,158 euro al litro, mentre il gasolio è balzato a 2,357, con picchi ben oltre i 2,4 nei centri città, e in autostrada si è pericolosamente avvicinato ai due euro e mezzo.

 

 

claudio descalzi giorgia meloni

Chi può, però, temporeggia, nell'attesa che da domani scatti il tetto al prezzo di 30 giorni imposto da Eni nelle proprie stazioni di servizio, anche in autostrada. Il colosso petrolifero, partecipato dallo Stato, possiede quasi quattro mila punti vendita lungo la Penisola ed eroga poco più del 20 per cento del carburante dell'intera rete tricolore. Ha, insomma, la forza per trarre a sé molti autisti, richiamati dalla verde a 1,99 e il diesel a 2,19 euro, e spiazzare il mercato della distribuzione, almeno in un primo momento.

 

[...] 

 

DIESEL

Per il momento nessuno si muove, ma tutti restano in allerta. Esclusi i primi cinque attori - Eni, Api-Ip, Q8, Esso, Tamoil - il mercato italiano è composto, per quasi la metà, da piccoli marchi o dalle cosiddette pompe bianche, i distributori indipendenti, per cui pareggiare lo sconto rischia di essere uno sforzo estremo.

 

Assopetroli, che rappresenta quest'ultima categoria, ha convocato per domani un comitato di presidenza d'urgenza per valutare gli effetti sulla concorrenza e non esclude di intraprendere azioni di tutela.

 

Un allarme chiaro arriva anche dai benzinai: così, dicono da Figisc-Confcommercio, il sistema rischia di saltare. L'iniziativa, che può dare sollievo ai consumatori, ha, tuttavia, «l'effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione», che «è pur sempre un sistema economico che deve reggere». Diversa l'opinione di Giuseppe Sperduto, presidente di Faib-Confesercenti: «Speriamo che il governo accompagni altre aziende a miti consigli, non lasciando soli i gestori che non sono sotto l'Eni». [...]

 

MELONI CONFIDA NEL TAGLIO PROROGATO A FINE ANNO 

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

CLAUDIO DESCALZI E GIORGIA MELONI

«Altri colossi si uniranno all'Eni. È la logica del mercato. Altrimenti a chi la vendono la benzina?». Così si ragiona, a taccuini chiusi, nella cerchia di Giorgia Meloni.

 

[...] chi maneggia il dossier, sia nelle stanze del governo che dentro Fratelli d'Italia, rivolge lo sguardo (e le speranze) soprattutto all'altro grande gruppo dotato di raffinerie in batteria nello Stivale: Ip, che da maggio è passato sotto il controllo della società azera Socar (State Oil Company of Azerbaijan Republic).

 

Meloni ha provato a costruire da tempo un rapporto con il leader azero Ilham Aliyev; proprio a maggio, quando è stato perfezionato l'accordo per il passaggio di proprietà, è stata in missione a Baku, il primo capo del governo italiano a recarsi in visita dal 2013. Anche se ufficialmente, più che all'intreccio delle relazioni politiche, la fiducia dei Fratelli viene ricondotta a ragioni di convenienza: una volta che si è mossa la multinazionale a controllo pubblico guidata da Claudio Descalzi, può innescarsi un effetto a catena. Eni con quasi 4mila stazioni, dispone di poco meno del 20% delle pompe di carburante in Italia. Ip ne ha circa 4.500.

 

Ilham Aliyev - cop29 di baku

In realtà, guardando a dinamiche simili in altri paesi europei, non è scontato che la mossa di Descalzi, caldeggiata da Meloni, sia replicata a stretto giro di posta. In Francia, quando Total Energy ha calmierato il prezzo della benzina proprio a quota 1,99 euro, gli altri attori del mercato non si sono messi in scia.

 

Ragionamenti che trapelano soprattutto dalla Lega, che da settimane, prima che si muovesse la controllata di San Donato Milanese, chiedeva che proprio i colossi energetici, al pari delle banche, fossero tassati sugli extraprofitti, con le buone o con le cattive, in vista dell'ultima manovra prima delle elezioni politiche.

 

giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli

E adesso? Dal Carroccio trapelano sentiti ringraziamenti all'Eni per il beau geste - Descalzi ha un buon rapporto con i leghisti, ad aprile è stato anche ospite alla scuola di formazione del partito diretta da Armando Siri - con una postilla: se altre multinazionali non si accodano, l'idea della tassa può sempre tornare buona. Non a caso il partito di Matteo Salvini ieri è tornato a battere cassa, intanto, al mondo del credito.

 

La proposta, come noto, subisce però il veto di Forza Italia. Segnale: ieri il segretario azzurro Antonio Tajani, tra le righe, faceva già capire che ogni operazione deve partire dal mercato, senza pensare di imporre ricette che ha definito «dirigiste e stataliste». Anche FdI vorrebbe evitare tasse o una tagliola al prezzo calata dall'alto.

 

[...]

 

matteo salvini antonio tajani - foto lapresse

Per Meloni l'impennata della benzina è il grande cruccio che si proietta sulla campagna elettorale ormai alle porte. Da qui l'abolizione del bollo auto, ancora non strutturale, e la «moral suasion» sull'Eni, per un'operazione che libera indirettamente risorse in vista della legge di bilancio. Nello staff della premier sono convinti che la congiuntura non migliorerà in tempo per le Politiche.

 

Si dà per scontato che la misura del cane a sei zampe debba essere prolungata fino a capodanno, visto che Donald Trump ha promesso di riprendere in mano il dossier Iran solo dopo le elezioni di midterm del 3 novembre. E le trattative del tycoon, si è visto, possono trascinarsi a tempo indeterminato.

pompe di benzina eni

BENZINA E CARO CARBURANTI - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI

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