bellocco beretta alfonso iadevaia

“GLI ULTRAS DELL'INTER SI COMPORTAVANO COME SE FOSSERO PARTE DI UNA 'NDRINA” - L'INTERVISTA BOMBA AD ALFONSO IADEVAIA, CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI MILANO E SUPERVISORE DELL'INDAGINE “DOPPIA CURVA”: “LO ZOCCOLO DURO DELLA CURVA ERA IN TUTTO E PER TUTTO IN UN'ORGANIZZAZIONE CRIMINALE” – L'INCHIESTA HA COINVOLTO ANCHE IL MILAN: “LE SOCIETÀ NON ERANO ATTREZZATE NEL GESTIRE E PREVENIRE QUESTO TIPO DI INFILTRAZIONI. L'INDAGINE È STATA UN'OCCASIONE PER APRIRE GLI OCCHI AI CLUB E ADEGUARE I LORO SISTEMI ORGANIZZATIVI” – L'OMICIDIO DI ANTONIO BELLOCCO, UCCISO A COLTELLATE IL 4 SETTEMBRE 2024 DA ANDREA BERETTA, E LA FAIDA PER PRENDERE IL CONTROLLO DELLA CURVA INTERISTA - L'INTERVISTA, RILASCIATA A CHORA MEDIA, È PASSATA SOTTO SILENZIO. KLAUS DAVI L'HA TRASCRITTA INTEGRALMENTE...

 

Klaus Davi per Dagospia

 

Alfonso Iadevaia - 1

«Le curve di San Siro? Come la 'Ndrangheta. Nelle ore in cui Antonio Bellocco è stato ucciso da Andrea Beretta era pronta un'ordinanza del Gip di Milano. Bellocco è stato chiamato a Milano per contrastare il clan Morabito di Africo. Beretta non si è piegato ai Bellocco, lui è un combattente, ha resistito al clan. Le società Milan e Inter? La Procura nominò periti per verificare il loro comportamento con le cosche».

 

A due anni esatti  dalla morte di Antonio Bellocco, ucciso a coltellate il 4 settembre 2024 da Andrea Beretta, Alfonso Iadevaia, capo della squadra mobile di Milano e supervisore dell'indagine 'Doppia Curva', svela i retroscena dell'inchiesta che ha messo a fuoco le infiltrazioni della 'Ndrangheta nella tifoseria milanista e interista.

 

andrea beretta

Lo fa in un'intervista a Chora Media, nella serie di puntate intitolate "Le mani sulla città" a cura di Piero Colaprico, passata totalmente sotto silenzio. Ad accorgersi del contenuto è stato  Klaus Davi, in questi giorni in Calabria  -  che lavora proprio sullo stesso tema -, che l'ha trascritta integralmente e ne ripropone alcuni passaggi chiave.

 

Antonio Bellocco era stato chiamato a Milano per contrastare i Morabito

«Quando arrivai da Reggio Calabria a Milano, nel marzo 2024, constatai che l'indagine sull'omicidio di Vittorio Boiocchi si era trasformata in un'indagine diversa. Era venuto fuori dall'indagine che i vertici della curva, lungi dall'esercitare solo una sana attività di sostegno alla squadra,  lucravano su tutta una serie di attività: dalla vendita dei biglietti al merchandising piuttosto che nella gestione dei parcheggi. Insomma un tifo organizzato trasformato in una vera e propria organizzazione criminale che ha messo su una serie di affari illeciti».

Alfonso Iadevaia

 

Alfonso Iadevaia, capo della mobile di Milano, racconta i retroscena - alcuni clamorosi - sull'inchiesta delle Curve. Il super poliziotto campano aveva ben chiaro che «A dirigere tutte le operazioni non solo del tifo ma di tutte queste attività illecite sono Andrea Beretta, Marco Ferdico e un certo Antonio Bellocco. L'omicidio Boiocchi nell'autunno del 2022 aveva comunque aperto una frattura all'interno della curva. Boiocchi fino a quel momento era, seppur daspato, seppur fuori dallo stadio, era l'indiscusso leader della curva.

 

ANDREA BERETTA IN MAGLIETTA BIANCA CON LUCA LUCCI

Quindi si apre la corsa alla successione e in questa corsa alla successione Andrea Beretta e Ferdico devono contendere la leadership a un altro storico gruppo della curva dell'Inter, gli 'Hammerskin', rappresentati da Domenico Bosa il quale, nel tentare di scalare e assumere la leadership del gruppo ultras interista, approfittando appunto della morte di Vittorio Boiocchi, si fa spalleggiare da alcuni esponenti di un'altra nota famiglia di 'Ndrangheta calabrese, i Morabito.

 

Ed ecco a quel punto che Ferdico e Beretta si avvalgono di Antonio Bellocco per scalzare gli 'Hammerskin' e assumere loro la direzione della curva. Bellocco è stato chiamato dai vertici degli Ultras per contrastare i Morabito», dichiara Iadevaia. «Antonio Bellocco - continua Iadevaia - arriva nell'autunno del 2022, sa che deve contrastare la famiglia Morabito e in una conversazione emblematica, che viene intercettata a suo tempo dagli investigatori della squadra mobile, lui mette sul tavolo tutto il peso mafioso, tutto il blasone della sua famiglia:

ultra inter mauro nepi andrea beretta marco ferdico

 

si presenta come figlio di una donna, Aurora Spanò, che ormai è in carcere da oltre 25 anni, una donna detenuta al 41 bis, una delle delle donne di mafia più famigerate, detenuta per gravissimi reati. Quindi lui cala subito sul piatto della bilancia tutto il peso, il blasone della sua famiglia e soprattutto avverte quelli che saranno i suoi soci per il futuro, Beretta e Ferdico, che ovviamente un tradimento sarebbe stato punito in maniera gravissima fino ad arrivare a minacciarli di morte e di ammazzarli qualora fosse stato tradito».  

 

Andrea Beretta : la 'resistenza'  contro il clan Bellocco

omicidio antonio bellocco

«In una casa a Pioltello Andrea Beretta viene quasi messo messo all'angolo, gli viene chiesto di fare di più, di dare più soldi alla famiglia perché quello che dà non è non è sufficiente. Beretta però, dal canto suo, resiste, è nelle sue corde, Beretta è un 'combattente', non è uno che è abituato ad abbassare la testa e quindi resiste, rivendica soprattutto fortemente il suo 'diritto' ad avere la maggior parte degli introiti sul merchandising perché il merchandising, che rappresentava una fetta importante dei guadagni della curva, lo rivendica quasi tutto per sé, lo rivendica come una sua creatura, per cui altra cosa sono i biglietti e altro è il merchandising.

 

È su questo terreno che si consuma l'ennesima frattura. Ancora una volta la spartizione degli introiti crea una frattura all'interno di quello che fino a quel momento era stato il triumvirato della curva. A quel punto la triade si spacca, Ferdico decide di stare con Bellocco e Beretta rimane isolato, cercando appunto di resistere alle nuove pretese economiche. E il gruppo in quel momento poi che si è venuto a formare Ferdico-Bellocco comincia addirittura a tramare e a ordire l'omicidio di Beretta», afferma Alfonso Iadevaia.

omicidio antonio bellocco

 

Il ruolo di D'Alessandro 'tradisce' perché trascurato dagli altri tifosi

«Daniel D'Alessandro viene considerato anche la persona giusta, magari un po' per fare da esca e per attirare Beretta in qualche trappola per poi portare a termine il suo assassinio. Però un episodio apparentemente banale, una classica baruffa di curva all'inizio del campionato 2024/2025 in cui D'Alessandro, che appunto era stato sempre considerato un soggetto di second'ordine, viene un po' trascurato dagli altri tifosi e l'unico a prendere le sue difese è Beretta, induce D'Alessandro a svelare a Beretta i progetti omicidiari ai suoi danni.

antonio bellocco

 

E a quel punto Beretta si rende conto di quello che stava che stava rischiando. Soprattutto D'Alessandro gli racconta i progetti omicidiari dal di dentro, spiegando come sarebbe dovuto avvenire il suo omicidio, come come dovevano attirarlo in trappola», continua Alfonso Iadevaia.

 

Il Gip stava per arrestare tutti, ma poi ci fu l'agguato

«Ed è per questo che il 4 settembre del 2024, quando ormai sono imminenti gli arresti, quando il gip sta per spiccare a momenti gli ordini di cattura, quando Bellocco si reca in palestra dove Beretta si sta allenando e lo invita a seguirlo e andare in macchina con lui, è in quel momento che Beretta pensa che la sua morte si stia avvicinando,

 

antonio bellocco e andrea beretta

che i suoi ex compagni di viaggio siano veramente determinati ad ammazzarlo. Ed è lì che scatena la sua rabbia, la sua furia omicida, ammazzando Antonio Bellocco con diverse coltellate in una scena drammaticamente ripresa proprio dalle telecamere esterne della palestra da cui Beretta era uscito», spiega il capo della mobile di Milano.

 

Beretta? Si è pentito perché travolto da tempesta giudiziaria

«Beretta, già in carcere con l'accusa di un gravissimo omicidio, oltretutto commesso ai danni di un'esponente mafioso di primo piano, con tutti i rischi che ne conseguono per i suoi familiari e travolto dall'ulteriore inchiesta giudiziaria che lo vede appunto accusato di associazione a delinquere e di estorsione, decide di parlare, di collaborare con la giustizia.

antonio bellocco

 

Racconta che ad aver progettato e ideato la morte di Vittorio Boiocchi nell'ottobre 2022 è stato proprio lui, è stato lui perché Boiocchi cominciava a contestare pesantemente la sua gestione della curva, cominciava a contestare pesantemente la ripartizione degli affari economici dei proventi che derivavano dalla curva.

 

E racconta di aver coinvolto nel nel progetto omicidiario Marco Ferdico e il padre Gianfranco i quali a loro volta avranno un ruolo determinante nella scelta di quelli che saranno gli esecutori materiali. Beretta spiegherà che ad eseguire materialmente l'omicidio di Boiocchi sono stati quel Daniel D'Alessandro, che gli aveva per certi avversi probabilmente salvato la vita, e Pietro Simoncini, suocero di Marco Ferdico, appositamente salito dalla Calabria per commettere l'omicidio di Vittorio Boiocchi», prosegue Iadevaia.

 

Curve? Come la 'Ndrangheta : loro dinamiche sono identiche 

ANDREA BERETTA

«È tipico dei clan mafiosi questa sorta di ciclo che porta i leader ad assurgere al comando con un atto di forza, con un omicidio, per poi cedere il comando rimanendo a loro volta vittima di un omicidio. Quindi il fatto che le dinamiche della curva dell'Inter siano state caratterizzate nel giro di due anni da due omicidi, quello di Boiocchi prima e quello di Bellocco poi,

 

passando per la trama di un altro omicidio, quello di Beretta è forse la dimostrazione più plastica e più evidente di come la curva dell'Inter, o quantomeno lo zoccolo duro, gli Ultras, si fossero trasformati in tutto e per tutto in un'organizzazione criminale caratterizzata da dinamiche del tutto simili a quelle dei clan, a una 'ndrina piuttosto che a una famiglia mafiosa. Perché le dinamiche sono assolutamente sovrapponibili», sottolinea Iadevaia.

giuseppe caminiti

 

Il ruolo dei club Inter e Milan 'speriamo in futuro ci sia prevenzione'

«La posizione di Inter e Milan è stata un tema dell'inchiesta tant'è vero che al termine dell'indagine la Procura ha nominato dei consulenti proprio per verificare quelli che erano gli asset organizzativi delle due società e verificare appunto se erano state e avevano un'organizzazione tale da poter intercettare ed individuare queste infiltrazioni. Il risultato è stato che c'era un'organizzazione inadeguata.

 

Evidentemente le società non erano adeguatamente attrezzate nel gestire e prevenire questo tipo di infiltrazioni e l'indagine 'Doppia Curva' è stata un'occasione importante, un'occasione storica per aprire gli occhi alle società su questo fenomeno e per adeguare i loro sistemi organizzativi. E l'auspicio è ovviamente che si possano in futuro prevenire questo tipo di infiltrazioni», aggiunge Iadevaia.

Pino Caminiti - foto Klaus Davi

 

Dutturicchiu L'eminenza grigia di San Luca  

«A riscuotere il pizzo che Gherardo Zaccagni pagava per la gestione dei parcheggi di San Siro era un'altra figura importante dell'indagine, Giuseppe Caminiti, il quale a sua volta, per come è emerso dallo sfondo, per quanto non direttamente coinvolta nell'indagine, beneficiava della protezione e della copertura di un'altra figura storica e chiave della 'Ndrangheta in Lombardia,

 

quel Giuseppe Calabrò recentemente arrestato perché condannato in primo grado all'ergastolo per il sequestro Mazzotti. Evidentemente proprio il coinvolgimento di Calabrò nel sequestro e nell'omicidio poi di Mazzotti è anch'esso una plastica ed evidente dimostrazione della presenza storica e atavica della 'Ndrangheta in Lombardia», conclude Alfonso Iadevaia, capo della squadra mobile di Milano.

giuseppe caminiti

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