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NON SIAMO MICA FRANCESI: IL VINO ITALIANO È DIVENTATO TROPPO CARO – CRISTIANA LAURO: “SE IL CONSUMATORE FINALE PERCEPISCE CHE UNA BOTTIGLIA COSTA TROPPO, GLI INTERESSA POCO CAPIRE DOVE QUEL PREZZO SI È FORMATO. SEMPLICEMENTE, NON NE ORDINA UN’ALTRA. UN CONSUMATORE CHE RINUNCIA A UNA BOTTIGLIA NON È SOLO UN PROBLEMA DEL RISTORANTE O DELLA CANTINA. È UN PROBLEMA DEL VINO CHE RISCHIA DI TRASFORMARSI IN QUALCOSA DI MOLTO PIÙ SERIO” – “FORSE IL VINO ITALIANO DOVREBBE TORNARE A ESSERE BUONO, COMPRENSIBILE E AVERE UN PREZZO CHE INVOGLI AD APRIRE UNA SECONDA BOTTIGLIA…”

Cristiana Lauro per Dagospia

 

CRISTIANA LAURO

Ogni tanto qualcuno, nel mondo del vino, dice una cosa così semplice da sembrare quasi rivoluzionaria.

 

È successo con Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, che sul “Corriere della Sera” ha lanciato un appello destinato a far discutere: il vino costa troppo. E se vogliamo che torni sulle tavole degli italiani, bisogna abbassare i prezzi. Tutti. Non solo quelli dei ristoranti, ma lungo l’intera filiera (aggiungo io, senza tanti giri di parole).

 

Finalmente qualcuno che sposta il bersaglio.

 

Per mesi abbiamo cercato i colpevoli della crisi ovunque: i giovani che preferiscono birra e spritz, il Codice della strada, l’OMS, gli influencer, i salutisti, i dazi, il clima. Mancava solo dare la colpa alla luna piena.

 

PRODUZIONE DI VINO IN ITALIA

E se invece il cuore del problema fosse qualcosa di molto più semplice? Se il vino, a forza di rincari, listini sempre più ambiziosi e ricarichi fuori misura, avesse semplicemente smesso di essere accessibile?

 

Attenzione. Non è una crociata contro i ristoratori. Sarebbe troppo facile. Gestire un locale oggi è complicatissimo e i costi sono sotto gli occhi di tutti. Ma sarebbe altrettanto miope fingere che il problema riguardi solo loro.

 

PRODUZIONE DI VINO IN ITALIA

Negli ultimi anni anche molte cantine hanno progressivamente alzato i listini, spesso inseguendo un’idea di innalzamento di fascia (premiumizzazione, chiamatela come volete) che aveva una sua logica quando il mercato correva, ma che oggi rischia di trasformarsi in un boomerang. Se il consumatore finale percepisce che una bottiglia costa troppo, gli interessa poco capire dove quel prezzo si è formato. Semplicemente, non ne ordina un’altra.

 

Il punto, allora, non è stabilire chi abbia più colpe, ma chiedersi se l’intera filiera avrà il coraggio di fare un piccolo passo indietro per poterne fare due avanti.

 

cristiana lauro

Perché un consumatore che rinuncia a una bottiglia non è solo un problema del ristorante o della cantina. È un problema del vino. E se non apriamo occhi e orecchie, quel problema rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più serio.

 

Nel frattempo abbiamo compiuto anche un altro piccolo capolavoro narrativo: trasformare una bevanda conviviale in una disciplina accademica.

 

Carte dei vini che sembrano enciclopedie, descrizioni incomprensibili, bottiglie diventate “iconiche”, “esperienziali”, “identitarie” e, come sempre, chi ha l’ufficio stampa più fantasioso, più ne metta.

 

A pensarci bene, il vino italiano ha conquistato il mondo per un motivo molto meno sofisticato. Era buono, stava bene a tavola e metteva allegria. Non chiedeva di essere venerato, ma semplicemente di essere bevuto.

 

RICCARDO COTARELLA 2

Su una cosa, però, mi permetto di non seguire Cotarella: quando sostiene che i dealcolati possano rappresentare una porta d’ingresso al vino. Su questo continuo ad avere più di una perplessità.

 

Capisco perfettamente le ragioni del mercato e non ho alcun pregiudizio industriale. Ma continuo a pensare che innamorarsi del vino partendo da un dealcolato sia un po’ come scoprire il mare da una piscina condominiale. L’acqua c’è. Il resto è un’altra storia.

 

PRODUZIONE DI VINO IN ITALIA

Forse il vino italiano dovrebbe smettere di rincorrere tutto e tutti e tornare a fare quello che gli è sempre riuscito meglio: essere buono, comprensibile e avere un prezzo che invogli ad aprire una seconda bottiglia.

 

Il vino non ha bisogno di diventare un oggetto di culto, ma  di tornare a essere quello che è sempre stato: il lusso più democratico che l’Italia abbia mai inventato.

PRODUZIONE DI VINO IN ITALIAvino italianocristiana lauro foto di bacco (2)

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