esercito wuhan cina

MODELLO WUHAN - IL RACCONTO DI UN NOSTRO CONNAZIONALE CHE VIVE IN CINA: “DUE DIVERSE APP SUI NOSTRI TELEFONI, COSÌ IL GOVERNO CONTROLLA CHE RISPETTIAMO LA QUARANTENA” - UN SISTEMA DI SORVEGLIANZA CHE METTE IN SECONDO PIANO PRIVACY E LIBERTÀ INDIVIDUALI, MA CHE DOPO 50 GIORNI STA INIZIANDO A DARE RISULTATI: NEGLI ULTIMI TEMPI A WUHAN, CITTÀ FOCOLAIO DEL CONTAGIO, SONO STATI REGISTRATI APPENA UNA DECINA DI CASI AL GIORNO...

Ilaria Mauri per ilfattoquotidiano.it

 

xi jinping a wuhan 6

Due diverse applicazioni installate sugli smartphone di milioni di persone che registrano i loro dati personali e monitorano tutti i loro spostamenti. Tempestività, controllo e coinvolgimento attivo della popolazione.

 

Così la Cina verifica che i suoi abitanti rispettino la quarantena imposta per sconfiggere l’epidemia di coronavirus e riesce a risalire a tutte le persone con cui è entrato in contatto chi risulta poi essere infetto. Un sistema di sorveglianza complesso, che mette in secondo piano privacy e libertà individuali, ma che dopo 50 giorni sta iniziando a dare risultati: negli ultimi giorni a Wuhan, città focolaio del contagio, sono stati registrati appena una decina di casi al giorno. Niente se paragonato ai numeri a tre cifre di due settimane fa.

 

poliziotto wuhan

Il New York Times aveva rivelato in un suo recente articolo l’esistenza di una delle due app, spiegando che in questo modo Pechino sta “creando un modello per nuove forme di controllo sociale automatizzato che potrebbero persistere a lungo dopo che l’epidemia si sarà placata”, e ora un italiano appena rientrato lì dall’Italia spiega a Ilfattoquotidiano.it come in realtà le applicazioni usate dal governo siano due e racconta la sua esperienza di messa in quarantena.

 

la famiglia rimasta nascosta al mercato di wuhan per due MESI

Marco (nome di fantasia, dal momento che per questioni di sicurezza non possiamo svelare la sua identità) vive in Cina, da 15 anni e poco prima dell’inizio del Capodanno Cinese è tornato in Italia assieme alla moglie per trascorrere le vacanze. Dovevano essere tre settimane di ferie ma poi sono diventate sei: “Siamo partiti il 1 marzo, per evitare di fare la quarantena ad Hong Kong dove il mio primo volo era diretto abbiamo optato deciso di arrivare a Guangzhou facendo scalo a Mosca (che ha adibito un intero terminal solo per chi transita da e per la Cina).

 

Una volta atterrati ci hanno fatti scendere per primi dall’aereo, ci è stata controllata la temperatura due volte in aeroporto, ci hanno fatto diverse domande e ci hanno fatto aspettare due ore in aeroporto prima di rilasciarci un documento con cui abbiamo potuto passare la dogana. Quando siamo arrivati al palazzo dove viviamo ci è venuto incontro un gruppo di persone dell’amministrazione locale che sapeva del nostro arrivo e ci hanno controllato ancora la temperatura, poi ci hanno fatto firmare delle carte e ci hanno chiesto di scaricare un’applicazione spiegandoci di registrarci con i nostri dati personali perché ci sarebbe servita in seguito durante la quarantena“.

xi jinping a wuhan 4xi jinping a wuhan 5

 

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