denise cosco domenico carlo lea garofalo

KLAUS DAVI INTERVISTA DOMENICO COSCO, PADRE DI CARLO, CHE NEL 2009 FECE UCCIDERE SUA MOGLIE, LA TESTIMONE DI GIUSTIZIA LEA GAROFALO, UTILIZZANDO LA LORO FIGLIA DENISE COME ESCA - LO SCORSO SETTEMBRE, DENISE SI È SUICIDATA GETTANDOSI DALLA FINESTRA - DOMENICO COSCO SE LA PRENDE CON IL SERVIZIO DI PROTEZIONE TESTIMONI: "LE HANNO CAMBIATO IL NOME, LA ROVINA SUA È STATA QUESTA. MIO FIGLIO CARLO NON VOLEVA CHE LEI ANDASSE DIETRO A SUA MADRE. QUANDO HA COMINCIATO A CRESCERE SI È CONVINTA E HA DETTO 'IO NON VOGLIO STARE PIÙ NELLA PROTEZIONE' E CONTINUAVA A DIRE 'IO VOGLIO IL MIO COGNOME'" - "I PROBLEMI DI DENISE INIZIARONO A CAUSA DI FREQUENTAZIONI SBAGLIATE E HA INIZIATO AD ASSUMERE DROGHE. UNA RAGAZZA SOLA, SBANDATA. ADDIRITTURA L'HANNO MANDATA A..."

Klaus Davi da Petilia Policastro (KR) per Dagospia

 

domenico cosco con denise

Facile dire "vai a Petilia e trovi i Cosco", più complicato arrivarci anche per chi - come il sottoscritto - ha percorso la Calabria in lungo e in largo. Partendo da Reggio Calabria (dove mi trovavo per lavoro), devi andare prima a Lamezia poi proseguire per Catanzaro quindi deviare in direzione Crotone, a metà strada sterzare in direzione Cutro. Da lì risalire le pendici dorate della Sila piccola e del Marchesato crotonese per poi arrivare a Petilia Policastro dopo un tragitto degno di una Parigi-Dakar.

 

La famiglia Cosco risiede in una minuscola frazione del comune catanzarese, a Pagliarelle, che ai tempi di Berlinguer veniva definito il borgo più rosso d'Italia perché il Pci lì ottenne il 93% dei voti nel 1983, record imbattuto nella storia. Il dramma di Denise e di Lea Garofalo si è consumato tra Milano, Roma e questo sperduto ma accogliente paesino della Calabria.

 

I 'sottutto' dell'antimafia 'made in Milano' qui non ci hanno mai messo piede in vita loro (se ne guardano bene!) ma quanto a dichiarazioni su Lea e Denise la 'società civile Ztl' ha riempito papiri degni di un'edizione del Talmud babilonese. La vicenda, come è noto, è riesplosa con il suicidio della figlia di Lea, per quasi tutti coloro che la conoscevano improvviso e inaspettato: i primi di settembre la 35enne Denise si è lanciata nel vuoto dal palazzo in cui viveva ad Ariccia ed è morta dopo 4 giorni di agonia nell'ospedale San Camillo di Roma.

denise cosco con le cugine

 

La ragazza aveva riallacciato i rapporti con il padre e con tutta la sua famiglia. La procura di Velletri ha aperto un'indagine contro ignoti. Per saperne di più abbiamo incontrato il nonno Domenico, padre di Carlo Cosco, che fece uccidere la povera Lea utilizzando Denise come esca quel tragico novembre 2009.

 

D) Domenico quando avete saputo che Denise si era suicidata?

R) Ho saputo dai giornali che Denise si era suicidata. Non sono stato avvertito, lo abbiamo visto dai siti on line, il giorno dieci settembre. Non eravamo al corrente che fosse stata in coma per cinque giorni e poi fosse morta.

 

D) Quali potrebbero essere la cause del suicidio, secondo Lei?

R) Quello che posso dire io è che questa ragazza è stata sotto protezione e le hanno cambiato il nome: la rovina sua è stata questa. Lei non aveva il suo nome, le avevano dato Chiara Rossi. Gli inquirenti ce l'avevano con lei perché voleva stare col padre. È andata a trovare il padre ed è riuscita ad andare a trovarlo anche con il bambino, glielo ha fatto vedere.

 

denise cosco

Denise sapeva che quello che ha fatto il padre l'ha fatto per lei, per salvare lei. Perché il padre non voleva che lei andasse dietro a sua madre. Quando ha cominciato a crescere si è convinta e ha detto "io non voglio stare più nella protezione" e continuava a dire "io voglio il mio cognome". Per fare questo, per riappropriarsi della propria identità, aveva incaricato un legale romano (che non era l'avvocato Enza Rando, ndr).

 

D) Che rapporti aveva Denise con suo padre?

R) Tra loro esisteva una fitta corrispondenza. Lei ha scritto tante lettere a suo papà, è stata lei a volerlo conoscere e a dire che voleva stare con lui. Suo padre l'ha cercato lei, si sono trovati nel periodo in cui lei è uscita dalla Comunità. Le assegnavano città sempre diverse... L'hanno mandata perfino a Torino, una città 'scabrosa', fatta per ragazzi scabrosi... Poi si è trovata a Roma e non lo so come.

 

D) Tra Denise e suo padre, chi dei due decise di riallacciare i rapporti?

domenico cosco

R) Fu Denise a prendere la decisione di ricontattare il padre. Fu lei a decidere di cercarlo perché voleva stare con lui. E quando Carlo venne a conoscenza di questo fatto la cercò a sua volta. Quando si incontrarono la prima volta non dissero nulla ma si abbracciarono e piansero a dirotto, mi disse Denise. Fu uno sfogo, un modo per ritrovarsi. Denise voleva bene a suo padre, non aveva nessuno, si è sentita appoggiata.

 

D) Come iniziarono i problemi di Denise?

R) I problemi di Denise iniziarono a causa di frequentazioni sbagliate. Il servizio di protezione le assegnava città o luoghi dove secondo me non era tanto conosciuta. In una di queste località Denise ha trovato una comitiva e ha iniziato ad assumere droghe. Una ragazza sola, sbandata. Addirittura l'hanno mandata a Torino, una città inadatta per Denise e per i problemi che aveva.

 

D) Dove conobbe il suo compagno?

carlo cosco

R) Il suo compagno lo incontrò in una comunità terapeutica. Si sono messi insieme e hanno fatto un figlio. Ripeto: voleva riappropriarsi della propria identità, era sotto cura ma non si curava più, non assumeva più i medicinali. Non voleva più chiamarsi Chiara Rossi, il nome di copertura che le aveva assegnato il servizio di protezione.

 

D) Che rapporti aveva con il suo compagno?

R) Non c'erano problemi, andavano d'accordo. Erano due tipi particolari ma andavano d'accordo, stavano bene insieme. Litigi ci sono in tutte le coppie, ma con noi Denise non si era mai lamentata.

 

D) Che rapporti aveva Lei con sua nipote?

R) Avevamo un buonissimo rapporto, è stata qui a casa mia due anni fa. È venuta, mi chiamò lei: "Nonno voglio venire da te". Io andai a prenderla. Sono stato da lei cinque volte, da Pagliarelle fino ad Ariccia saranno 600 km, a 82 sono andato con la macchina carica di roba, non le facevo mancare nulla. Quando ebbe il bambino le diedi 1.000 euro.

DENISE COSCO

 

D) Quando ha sentito Denise l'ultima volta?

R) L'ultima telefonata con Denise risale ad agosto, circa un mese prima di suicidarsi. Trovai la chiamata, la richiamai, lei non mi rispose. Poi m'ha chiamato e mi ha detto che non poteva rispondere perché era occupata. Nessun problema. Io allora le ho detto che alla fine di settembre sarei andato da lei per portarle i vestiti del bambino. Invece nel frattempo, in questi 10/20 giorni, è successo tutto questo...

 

D) La vedeva anche quando c'era ancora Lea?

LE ULTIME IMMAGINI DI LEA GAROFALO

R) Sì, andai a trovarla anche quando era con la mamma. Andai a Bergamo una volta in macchina, ero riuscito ad andarci, e c'era anche Lea.

 

D) Cosa desiderava Denise, secondo Lei?

R) Lei voleva essere libera, e per essere livera voleva stare con noi. Specialmente quando poi lei mi ha cercato, io le chiesi se avesse avuto piacere se fossi andato a trovarla e lei mi rispose: "Nonno vieni, se vieni fai una cosa bella".

 

D) Avete assistito al funerale di Denise?

R) Noi eravamo là quel giorno. Però siamo andati la mattina, avevamo individuato il cimitero, siamo andati ma non c'era nessuno. Poi abbiamo avvistato una chiesa là vicino al cimitero, pensammo che forse lo facevano lì, invece niente: nella chiesa abbiamo visto tante suore, tante cose, c'era un movimento però senza funerale. La famiglia del compagno di Denise ci ha detto che non volevano che partecipassimo al funerale. Una crudeltà inutile, gratuita.

 

D) Come giudica il fatto che suo figlio Carlo abbia fatto uccidere così barbaramente Lea Garofalo?

VITO COSCO

R) Ha sbagliato, cosa vuole che le dica. Carlo aveva paura che la figlia prendesse una strada sbagliata, come Lea, che faceva la barbona, dormiva di qua e di là. Certo, lei è stata abbandonata. E il motivo è comunque sbagliato. Se avessi saputo sarei intervenuto. Ma noi non sapevamo tutto. Abbiamo scoperto tutto a cose fatte.

 

D) Aveva avuto qualche avvisaglia del rapporto difficile tra suo figlio e Lea?

R) Quando mio figlio era in carcere una volta eravamo andati a fargli visita con Lea, che quella volta si mise a gridare che Carlo l'aveva lasciata senza soldi. Carlo rispose che i soldi li aveva lasciati ma si trovava in carcere da tanto tempo e si trovava in difficoltà economiche.

 

Quelle parole fecero male a mio figlio e si scagliò contro la moglie perché non voleva che dicesse queste cose. Io e altri due miei figli lo trattenemmo. Gli inquirenti sostennero che fummo tutti noi ad aggredirla, ci fu un processo, ma non andò affatto così, lo dimostrano le telecamere e le guardie che erano presenti. C'era pure Denise che assistette all'episodio.

 

D) Denise è mai venuta in Calabria?

R) È stata da noi per 15 giorni a passare le vacanze due anni fa. Sembrava rinata. Non abbiamo avuto nessun sentore. Puliva la casa, chiacchierava, era serena... Io quando la vedevo non le chiedevo nulla di lei, era bella tranquilla. È stata qui 15 giorni, ha fatto tutto lei, puliva tutto, ordinata che non vi dico.

 

Stava con me, con tutte le nipoti, lei stava con tutti. È venuta qui a salutare i suoi. Io l'ho portata con la macchina e l'ho lasciata lì a salutare chi voleva. Le ho detto: fai quello che vuoi. Pensava di essere respinta ma non è andata affatto cosi.

 

D) Si parla dei Cosco come di una famiglia che gestisce affari legati alla criminalità organizzata. Lei che mi dice su questo?

lea garofalo

R) Non siamo criminali, siamo lavoratori. Noi 'Ndranghetisti? Assolutamente no. Semmai da parte della madre dei Garofalo. La faida è partita da loro, dalla parte di là. Io sono una persona pulita, siamo tutti lavoratori.

 

I nostri figli non sono mai cresciuti in un ambiente criminale. Alcuni di noi possono avere commesso reati ma si trattava di reati comuni. Ci sono stati dei Cosco con problemi, ma non fanno parte della nostra famiglia, sono altri Cosco.

 

D) Cosa si augura ora dopo questa tragedia?

lea garofalo

R) Che ci consentano di piangere Denise sulla sua tomba e che sia fatta luce su cosa è accaduto.

klaus davi a la zanzara klaus davi (3)

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